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Raccolta fondi a Trani una mano tesa per Eleonora

di NICO AURORA
TRANI - Eleonora è il nome di fantasia di una donna di 34 anni, nativa di Milano ma tranese di residenza ed adozione, costretta ad assumere sessanta pillole al giorno, tra farmaci procinetici, che stimolino la mobilità intestinale, antidolorifici ed altri, nell’attesa di un’operazione, l’ennesima, ma che potrebbe essere la risolutiva
Raccolta fondi a Trani una mano tesa per Eleonora
di NICO AURORA

TRANI - Quella che è già partita è una doppia corsa contro il tempo: per la salute di Eleonora e per reperire i fondi per salvarla. Eleonora è il nome di fantasia di una donna di 34 anni, nativa di Milano ma tranese di residenza ed adozione, costretta ad assumere sessanta pillole al giorno, tra farmaci procinetici, che stimolino la mobilità intestinale, antidolorifici ed altri, nell’attesa di un’operazione, l’ennesima, ma che potrebbe essere la risolutiva.

Tuttavia, per effettuarla, servono non meno di 50mila euro, una somma insostenibile nella misura in cui il Servizio sanitario nazionale non coprirebbe tale intervento e, nel frattempo, la famiglia ha già dato fondo a tutte le risorse, giungendo anche a vendersi la casa, per tamponare, già da anni, un male che purtroppo incalza. Eleonora convive con il suo dolore da quando aveva 20 anni: cominciò a soffrire sporadicamente di mal di pancia particolarmente fastidiosi, problemi intestinali e stipsi. «Dicevano che erano cose normali, dovute allo stress, ai ritmi di vita a Milano, alla cattiva alimentazione – racconta suo marito -. Ma il suo calvario è iniziato dopo un’operazione nel 2004 per cisti ovarica. Nel post-operazione Eleonora cominciò ad avere problemi per stati subocclusivi intestinali, ed i dottori pensarono subito che nell’intervento si fosse toccata qualche vena. Tuttavia, quando Eleonora fu rioperata, i dottori si resero conto che non c'erano ostruzioni d’alcun genere e non sapevano dare spiegazioni a questo problema».

La famiglia, allora, si recò a Bologna. Qui Eleonora fu operata da un’equipe specializzata che le asportò parzialmente il colon. «Dopo l’intervento, però – riferisce sempre il consorte -, ebbe un’ischemia all’altra parte del colon e le fu asportato totalmente». Nel 2005, nuova operazione ed applicazione di una «Noble»: Eleonora andò in shock settico, fu sottoposta a nutrizione parenterale. Allora, ritorno a Milano per l’ennesimo intervento, con asportazione del sigma e, parziale, dell’ileo.

«Un problema “funzionale” dell’intestino, le dicevano – riferisce il marito -, un problema inoperabile per cliniche ed ospedali di mezza Italia. Ci siamo spostati ovunque, spendendo una marea di soldi. Abbiamo venduto casa, acceso vari prestiti, che stanno ancora saldando, e, fortunatamente, abbiamo trovato una soluzione per l’abitazione, abbattendo un po' il costo dell’affitto: con quello ci paghiamo medicinali per circa 500 euro al mese». Oggi, però, si profilerebbe la soluzione: è in una clinica milanese, la Capitanio. All’esito di una visita specialistica, un professore ha detto che Eleonora dovrebbe subire un intervento di resezione ileale multipla e adesiolisi. L’operazione ha un costo che varia dai 35mila ai 50mila euro, in base alle ore che sarà in sala operatoria ed ai giorni che vivrà in terapia intensiva.

«Sono cifre che oggi non abbiamo – confessa il marito - e nessuno è in grado di garantirci. Ci siamo rivolti a chiunque, ma non abbiamo avuto risposte». Eleonora ha scritto al Papa, s’è provato anche con Le Iene e Striscia la notizia. Si prega e si ha fede. Noi possiamo darvi, autorizzati dal marito, il seguente numero telefonico di riferimento: 338.1117988. Adesso è il momento in cui ciascuno faccia, secondo possibilità e coscienza, la propria parte.

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