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«L’adozione è un gesto d’amore»

di GIUSEPPE DIMICCOLI
BARLETTA - Johanna, nata in colombia è arrivata a Barletta a tre anni adottata a tre anni. Due lauree, una in giornalismo, è moglie e mamma di una bimba che presto avrà un fratellino. Da mamma, racconta la sua storia e diventa testimonial
«L’adozione è un gesto d’amore»
di Giuseppe Dimiccoli

BARLETTA - «Dalla Colombia a Barletta: una scelta d’amore che mi ha cambiato la vita». Basterebbe questa dichiarazione di amore e gratitudine di Johanna Vitobello - oggi trentenne, moglie, mamma di una bimba e in attesa di un bimbetto - per capire che ci sono storie personali che meritano di essere raccontate. E quando questo avviene per una nobile causa come quella di «promuovere l’adozione» è chiaro che il bene deve essere condiviso. Infatti Johanna, due lauree di cui una in giornalismo, oggi sarà all’Aibi (di cui parliamo accanto nel box) per raccontare la sua «storia».

Durante un piacevole ed emozionate incontro, al cronista, con umanità ha raccontato la sua vita. «Voglio premettere che mamma Maddalena e papà Antonio sono i miei genitori punto e basta», ha premesso con gli occhi che le brillavano. «Loro, a Barletta, sono stati i pionieri  della adizione e se penso che mia mamma ha preso l’aereo, pur avendo paura, solo per venirmi a prendere mi fa sorridere», ha continuato.

Poi, roteando il caleidoscopio della sua vita, ha riferito: «Tanti anni ero  una bambina di tre anni e dall’altra parte del mondo  aspettavo con ansia  mamma e  papà per formare la  famiglia, la  culla d’amore che mi proteggesse e la coccolasse - ha detto -. L’adozione non è la fine ma l’inizio di una scelta e di un cammino non semplice sia per i genitori che per il bambino che è come “catalputato” in un mondo a lui sconosciuto».

Problemi vissuti da piccola? «Tanti sono stati i problemi da affrontare: il rapporto con i compagni di scuola, gestire ed affrontare le cattiverie della gente e soprattutto la diversità somatica  e le relative domande. Nel frattempo  però la tua famiglia si consolida sempre più ed inizi a sentire quel calore che sai non si attenuerà mai». E ora da grande?: «Vivo la mia esperienza adottiva come uno stimolo a confrontarmi con un mondo culturale che ancora considera l’adozione come scelta di “ripiego” e adesso che sono mamma posso affermare con certezza che le famiglie adottive non sono diverse da quelle biologiche perché entrambe condividono una scelta convinta di genitorialità. Perché figli non si nasce, si diventa». Conclusione e appello: «Se oggi sono qui è solo grazie  al coraggio e la dedizione dei miei genitori che dopo un lungo cammino di consapevolezza, di dolori e speranze condiviso da entrambi mi hanno donato un morbido e ricco terreno dove ho piantato le mie radici nutrite giorno dopo giorno dal loro amore incondizionato. A chi sta compiendo questo passo posso dire che è una strada che merita di essere affrontata». Grazie Jhoanna.
[twitter@peppedimiccoli]

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