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Discarica «Grottelline» l’enigma prosegue

di COSIMO FORINA
SPINAZZOLA - Anche tutti i sindaci dell’Ato/Bat nonostante l’emergenza scaturita dalla chiusura della discarica di Trani hanno nuovamente espresso il loro “no” alla realizzazione di quella a Grottelline nel territorio di Spinazzola. Gli unici a perseguire questo progetto “strambo” sono in Regione dove la storiaccia a puntate che dura da nove anni, iniziata con la firma della concessione da parte di Nichi Vendola all’Ati Tradeco-Cogeam prontamente finisce per far emergere alchimie tecnico amministrative difficili da trovare altrove
Discarica «Grottelline» l’enigma prosegue
di COSIMO FORINA

SPINAZZOLA - Anche tutti i sindaci dell’Ato/Bat nonostante l’emergenza scaturita dalla chiusura della discarica di Trani hanno nuovamente espresso il loro “no” alla realizzazione di quella a Grottelline nel territorio di Spinazzola. Gli unici a perseguire questo progetto “strambo” sono in Regione dove la storiaccia a puntate che dura da nove anni, iniziata con la firma della concessione da parte di Nichi Vendola all’Ati Tradeco-Cogeam prontamente finisce per far emergere alchimie tecnico amministrative difficili da trovare altrove.

Lunedì 29 settembre, alle 16, si riparte. È stata convocata la nuova conferenza di servizi dopo l’abbandono, anche questa una stranezza, nella precedente seduta del 22 settembre del dirigente Antonello Antonicelli. Il quale ha preannunciato querela per come è stato incalzato nelle domande dal sindaco di Spinazzola Nicola Di Tullio. Oggetto del contendere, oltre all’intero progetto, sempre la lama naturale posta a confine est tagliata per mal coltivazione delle cave di tufo da dove l’acqua esonda provocando allagamenti. Tanto da aver creato un lago nella cavità, zona già coibentata, dove si vorrebbe mettere la monnezza.

Punto cruciale la lama, posta a quota altimetrica inferiore tra il raro sito neolitico e l’altrettanta chiesa rupestre a croce greca con cinque absidi spacciata nel Piano Paesaggistico che porta la firma dell’Assessore alla Qualità del Territorio Angela Barbanente, come semplice cavità antropica. In Regione, negli uffici dell’assessorato prima gestito da Michele Losappio che ha amministrato l’approvazione del progetto, oggi da Nicastro autore del nuovo Piano Rifiuti regionale che include Grottelline, si ostinano a voler convincere che l’intervento di difesa idraulica sulla lama, definita canale, sia ascrivibile ad una semplice manutenzione.

Non la pensano così Legambiente, Lipu, Parco dell’Alta Murgia, Comune di Spinazzola che si appresta l’8 ottobre a sostenere il suo ricorso presso il Tar di Bari. Dove saranno discusse anche altre eccezioni sulla non idoneità del sito ad ospitare impianti e discarica. Da tutti si marca che il nuovo intervento andrebbe a compromettere la trasformazione del tratto naturale considerato che si prevede la realizzazione di un muro di imbocco dell’alte zza di due metri fuori terra, qualche centinaio di metri di altre opere che consentirebbero di convogliare le acque meteore in un alveo artificiale. Opere tra l’altro non risolutive sul sistematico allagamento delle cave, perché l’acqua indipendentemente da quella lama, nonostante ogni desiderata degli uffici e della società entra violenta e copiosa da ogni dove.

Per queste emergenze idrauliche e idrogeologiche, sempre in Regione, il tavolo tecnico del Comitato VIA nella seduta dello scorso 15 luglio, sembra aver trovato una soluzione a dir poco strana. Prescrivendo, cosa che l’Ati Tradeco-Cogeam (Gruppo Columella per la Tradeco, al 51 per cento Marcegaglia SpA e 49 per cento Cisa Spa) ha subito accettato, che le acque che sorgono e scendono copiose dalla Murgia debbano essere convogliate in altra cava posta leggermente più su di quelle destinate a servizio degli impianti di RSU. Cava che confina sempre con il sito neolitico dove la Tradeco aveva avanzato un progetto per realizzare altra discarica per rifiuti speciali non pericolosi. Autorizzazione poi revocata dalla stessa Regione in seguito al ricorso presentato dalle associazioni Lipu e Torre di Nebbia a cui la Tradeco risulta essersi inizialmente opposta. Quella di inondare l’altra cava per arginare l’on - data di piena si direbbe persino una bella trovata, ed invece qualcosa che non quadra.

Per capirlo bisogna fare un passo indietro nel tempo. Ovvero al momento in cui il progetto arriva per la prima volta nel 2007 alla VIA e viene approvato con l’utilizzo delle sole particelle 70,71,72,73,11,143,58 del foglio di mappa 142 del Comune di Spinazzola. Subito dopo l’approvazione all’epoca furono notificati gli atti di esproprio, includendo però da parte delle società aree nuove, diverse e maggiori rispetto a quelle originariamente indicate nelle planimetrie del progetto, ovvero le particelle 7,10,66,68,78,144. Quest’ultima è quella corrispondente alla parte della cava in cui si è successivamente creato il lago. Per quell’improprio ingrossamento del progetto il pm Michele Ruggiero della Procura di Trani, intervenne ponendo l’area sotto sequestro anche a difesa del sito neolitico. Sino a che gli uffici regionali, accettate alcune varianti proposte dalla società non convinsero il magistrato che le particelle in più sarebbero servite solo per mitigare gli impianti e quindi non andavano ad aumentare la volumetria del progetto.

Una alchimia veramente difficile da comprendere perché come detto, la particella 144, diventata famosa anche da queste colonne, è parte del buco, è cava. Sempre di magia si tratta, insieme alla “sanatoria” delle particelle in più si chiese da parte dell’Ati Tradeco-Cogeam durante la fase del sequestro di spostare l’impianto di biostabilizzazione di 20 metri perché perpendicolare a delle grotte. Ovvero la chiesa rupestre. Variante che con atto dirigenziale a firma di Antonello Antonicelli viene autorizzata, insieme alla riduzione del biostabilizzatore per far parte spazio ad altri impianti: trattamento del rifiuto umido e deposito della frazione secca. In definitiva Grottelline viene candidata anche con voto favorevole dell’amministrazione di centrosinistra (Pd con tono di Verde) di Spinazzola, guidata dal sindaco Carlo Scelzi a diventare una cloaca per rifiuti, in un luogo di interesse naturalistico, paesaggistico, archeologico e monumentale. Anche il pm Ruggiero ricorderà tutto il fascicolo rimasto fermo per gli accertamenti alla Procura di Trani per diversi anni e che in questo non vi era di certo inserita l’altra cava che oggi si vorrebbe allagare in caso di piena.

La domanda è quindi semplice, pur restando in attesa anche di conoscere gli esiti delle indagini della direzione distrettuale antimafia di Bari che ha scoperto rifiuti tombati a Grottelline: la modifica così sostanziale del progetto, con l’inserimento di altre particelle e volumetrie non nella disponibilità dell’Ati Tradeco-Cogeam da quel che si sa, nuove opere, varianti, può essere affidata alla sola procedura seguita dagli uffici della regione o l’intero progetto deve essere sottoposto ad altre più attente, nuove e approfondite valutazioni prima della concessione? Lunedì ne sapremo di più dopo la conferenza di servizi.

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