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Chiusa discarica di Trani torna l'opzione «termovalorizzatore»

di NICO AURORA
TRANI - Da un lato l’emergenza rifiuti nel bacino, con la discarica di Trani sospesa per non meno di due mesi, dall’altro la questione della cementeria di Barletta, nella quale si potrà continuare a bruciare rifiuti, sebbene non superando la quantità giornaliera di 178 tonnellate. Tanto è bastato per riaccendere il dibattito intorno all’opportunità di realizzare un termovalorizzatore a Trani
Chiusa discarica di Trani torna l'opzione «termovalorizzatore»
di NICO AURORA

TRANI - Da un lato l’emer - genza rifiuti nel bacino, con la discarica di Trani sospesa per non meno di due mesi (ed il consigliere Avantario ieri ha ipotizzato un anno), dall’altro la questione della cementeria di Barletta, nella quale si potrà continuare a bruciare rifiuti, sebbene non superando la quantità giornaliera di 178 tonnellate. Tanto è bastato per riaccendere il dibattito intorno all’opportunità di realizzare un termovalorizzatore a Trani, progetto che in città s’era già definito, negli anni passati, durante il governo Tarantini, sotto l’egida della Noyvallesina enrineering, di Dalmine, e dell’Amet, che ne avrebbe ricavato energia elettrica da distribuire in città.

L’ANALISI DEL SINDACO - «L’ho fatto notare durante i recenti incontri in Regione sull’emergenza alla discarica di Trani – ricorda il sindaco, Luigi Riserbato -: Trani, con il sottoscritto consigliere comunale, aveva votato per un termovalorizzatore, ed alcune tra le città più belle d’Europa hanno un termovalorizzatore persino nel centro. Evidentemente, non sono questi gli obiettivi del nostro governo regionale, ma questa politica ambientale di Vendola ha fallito perché, anche se non hanno voluto i termovalorizzatori, non hanno portato un’alternativa vera sulle politiche ambientali: le discariche continuano a funzionare e, in molti casi, a mal funzionare se non, addirittura, a proliferare. Il termovalorizzatore resterebbe una scelta praticabile anche perché lo stesso Presidente della Repubblica s’è più volte pronunciato affermando che l’unica soluzione alle emergenze rifiuti è quella di realizzare un termovalorizzatore nelle condizioni di piena sicurezza. Per Trani si poteva discutere sull’allocazione dello stesso, ma la lungimiranza della nostra classe politica sul punto mi è sempre sembrata indiscutibile». ...

E QUELLO DEI VERDI - Non è dello stesso parere il segretario provinciale dei Verdi, Michele di Gregorio, da sempre fra i più fieri avversari politici di quel progetto: «Non si può parlare di raccolta differenziata e termovalorizzatore allo stesso tempo. Una raccolta differenziata seria non richiede la necessità di un termovalorizzatore. Invece, per fare funzionare un inceneritore, anche il più piccolo, occorrono tonnellate e tonnellate di rifiuti e le richieste della cementeria di Barletta, opportunamente respinte dal Tar, lo confermano. Quello che si sarebbe voluto realizzare a Trani avrebbe avuto bisogno di una quantità di rifiuti tale da importarli da molti altri comuni, perché quelli del nostro bacino non sarebbero bastati».

LE CONTROPROPOSTE - Quali, allora, le controproposte fatte dai Verdi sul tema? «Una raccolta differenziata spinta ed estesa a tutta la città – risponde a tale proposito di Gregorio - Andria è un centro di 100mila abitanti e pratica interamente la raccolta differenziata; Trani ne ha poco più della metà e si limita ad effettuarla ancora in via sperimentale per non più di 10mila utenti. È vero, occorrono risorse, ma le stesse poi diventano un investimento per il futuro, soprattutto perché, a quel punto, si metterebbero i cittadini nelle condizioni di non pagare una tassa dei rifiuti così alta e tante persone lavorerebbero in maniera trasparente e non ci sarebbero problemi ambientali particolari legati alla discarica o ad un ipotizzato inceneritore».

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