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«Tesoro» 27 milioni Divina Provvidenza sequestrata contabilità

TRANI - Nel fascicolo d’inchiesta sulla bancarotta di Casa Divina Provvidenza finisce altro carteggio contabile. Quello sequestrato nello studio dell’avvocato Patrizia Carobello dopo che la professionista tranese ha rinunciato al mandato professionale conferito da Suor Assunta Puzzello, la legale rappresentante di Casa di Procura
«Tesoro» 27 milioni Divina Provvidenza sequestrata contabilità
ANTONELLO NORSCIA
TRANI - Nel fascicolo d’inchiesta sulla bancarotta di Casa Divina Provvidenza finisce altro carteggio contabile. Quello sequestrato nello studio dell’avvocato Patrizia Carobello dopo che la professionista tranese ha rinunciato al mandato professionale conferito da Suor Assunta Puzzello, la legale rappresentante di Casa di Procura. Struttura apparentemente autonoma ma che per il procuratore aggiunto di Trani Francesco Giannella rappresentata il “simulacro” di Casa Divina Provvidenza per distrarre ed occultare ingenti somme ai propri creditori.

Nelle scorse settimane Giannella ha chiesto ed ottenuto dal giudice per le indagini preliminari Rossella Volpe il decreto per acquisire dalla professionista documentazione tenuta nel suo studio in attesa di restituirla all’ormai ex cliente Casa Procura. Nelle mani della polizia giudiziaria sono finiti alcuni documenti che, evidentemente secondo gli investigatori, potrebbero portar linfa all’ipotesi secondo cui il tesoretto di 27 milioni e mezzo di euro sequestrato a Casa di Procura sia, in realtà, di Casa Divina Provvidenza. Fiumi di danaro che la CDP avrebbe dirottato con una serie di operazioni bancarie che avrebbero visto anche la partecipazione dello Ior, in pratica la Banca Vaticana.

Documenti che l’ufficio inquirente tranese riterrebbe interessanti per coltivare e/o addirittura confortare la propria ipotesi di lavoro. Un carteggio acquisito dallo studio dell’avvocato Patrizia Carobello prima che potesse tornare nella disponibilità di Casa di Procura o di quello che di lì a poco sarebbe stato il nuovo difensore, l’avvocato-parlamentare barese Francesco Paolo Sisto. Non è certo frequente che vengano sequestrati documenti ad un avvocato che non ha nulla a che fare coi temi d’indagine del proprio assistito (l’avvocato Carobello – è bene evidenziarlo – non è indagata e non ha alcun ruolo nella vicenda) ma questo la dice lunga sull’impronta dell’inchiesta. Che non risparmia alcun elemento. Nemmeno gli atti di un precedente procedimento penale (come riferito ieri da La Gazzetta) finito in archivio dieci anni fa senza nessuna condanna ma comunque acquisito all’attuale fascicolo.

Al secondo piano di Palazzo Torres si è meditato sul sequestro quando l’avvocato Carobello, per corretta prassi, ha inviato per conoscenza all’ufficio inquirente copia della missiva di rinuncia al mandato inoltrata a Casa di Procura. Nella lettera, così come sempre avviene da parte di un legale a fine del mandato professionale, si invitava Casa Procura a ritirare la documentazione detenuta in studio per il mandato conferito.

E’ stato allora che nella mente degli investigatori è balzata l’idea di chiedere al gip di sequestrare quella documentazione nel caso potesse dar ulteriore linfa all’indagine.

Sta di fatto che a distanza di alcune settimane dalla missiva della Carobello, nessuno da Casa Procura ha inteso affrettarsi a ritirare quella documentazione. Condotta che potrebbe far ritenere che, ad avviso di Casa Procura, il carteggio non contenesse nulla di rilevante e di diverso di quanto già non fosse conoscenza di Giannella e della Guardia di Finanza.

Ma, d’altro canto, nel fascicolo d’inchiesta potrebbe esser finito anche un importante documento che costituirebbe una sorta di ricognizione di cassa che la Congregazione delle Ancelle della Divina Provvidenza avrebbe fatto una volta ripresa la diretta gestione dell’Opera voluta da Don Uva. Cioè a fine 1998. E dunque dopo che erano culminati il regno del plenipotenziario Lorenzo Leone, le funzioni del commissario ecclesiastico Mons. Riccardo Ruotolo ed il ruolo nel consiglio di amministrazione della CDP di Fra’ Marco Fabello.

Sarebbe stato allora che il Capitolo, che poi avrebbe nominato al vertice Suor Rita Cesa per tre mandati (uno in più dei quelli previsti dallo statuto), avrebbe fatto la conta dei propri averi, ricostruendoli nero su bianco con segno positivo.

E’ questo uno snodo cruciale dell’inchiesta per capire se quell’attivo non sia il dna del tesoretto di 27 milioni e mezzo sequestrato a Casa di Procura.

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