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A 4 anni dal crollo Ancora pericolo in agguato a San Procopio

di GIANPAOLO BALSAMO
BARLETTA - «Sono in corso ipotesi di studio per una viabilità alternativa che eviti il sovraccarico di traffico che, gravitando attualmente sulle strade laterali, possa generare nuovi dissesti. D'intesa con la Regione, stiamo valutando di predisporre un piano di valorizzazione delle cavità, con un possibile ristoro per i proprietari che hanno subìto il danno». Così, a novembre del 2010, l’ex sindaco di Barletta, Nicola Maffei, oggi 4 anni dopo nulla è cambiato
A 4 anni dal crollo Ancora pericolo in agguato a San Procopio
di GIANPAOLO BALSAMO

BARLETTA - «Sono in corso ipotesi di studio per una viabilità alternativa che eviti il sovraccarico di traffico che, gravitando attualmente sulle strade laterali, possa generare nuovi dissesti. D'intesa con la Regione, stiamo valutando di predisporre un piano di valorizzazione delle cavità, che comunque rappresentano una testimonianza del passato, con un possibile ristoro per i proprietari che hanno subìto il danno». Così, a novembre del 2010, l’ex sindaco di Barletta, Nicola Maffei, spiegò alla Gazzetta ciò che il Comune avrebbe voluto-dovuto fare dove, qualche mese prima (agli inizi di maggio del 2010), si verificò lo sprofondamento del terreno in contrada «San Procopio», in zona «Montaltino», lungo la strada comunale Vecchia Minervino-Andria, quella che si innesta sulla strada provinciale «12».

Quel crollo, si disse, fu attribuito alla presenza di gallerie sotterranee realizzate per l’estrazione della calcarenite (tufo). Il cedimento della volta di uno di questi cunicoli fu forse causato dalla vibrazioni prodotte dal l traffico di mezzi pesanti. A distanza di 4 anni è toccato allo stesso cronista della Gazzetta (che fu uno dei primi ad avvicinarsi alla grossa «voragine» naturale per documentare quello che creò «Madre natura», dalla sera alla mattina) verificare qual è la situazione attuale nei terreno franato appena fuori del centro abitato di Barletta.

Nulla, purtroppo, è cambiato. Anzi. Una nuova, rigogliosa vegetazione è cresciuta lì dove il terreno coltivato ad uliveto cedette per un improvviso smottamento, franando all’interno di una voragine che si venne a creare. L’esile recinzione posizionata intorno al «cratere», a tratti non c’è più ed il pericolo che qualcuno possa essere «inghiottito» dal burrone è quindi aumentato. Gli agricoltori giustamente si lamentano, ci dicono di essere stati abbandonati e, come se non bastasse, si sentono poco sicuri. Un palo della corrente elettrica (come abbiamo documentato) appare gravemente lesionato e da un momento all’altro potrebbe venire giù, causando danni su danni. Un altro palo è crollato nella voragine e, alcuni contadini ci confermano che «ogni tanto grosse zolle di terra vengono giù», crollano intorno alla «bocca» della voragine che, come fu accertato da uno studio geologico, aveva forma circolare, diametro pari a circa 32 metri ed una profondità tra i 5 e i 12 metri. Insomma, a distanza di quattro anni, l’inter rogativo è sempre lo stesso: il pericolo è in agguato a San Procopio e il Comune cosa fa?

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