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Trani, sovraffollamento e caldo in carcere denuncia dei detenuti

di GIANPAOLO BALSAMO
TRANI - «Qui è un inferno, non si piò stare». Comincia così la lettera denuncia inviata alla Gazzetta da un gruppo di detenuti della casa circondariale di Trani e giunta in redazione propio alla vigilia di Ferragosto. Che, siamo sicuri, si preannuncia più che mai torrido tra le quattro mura di una cella. «In 30 metri quadrati - scrivono i carcerati - non si può stare in sette persone con sole tre ore d’aria al giorno»
Trani, sovraffollamento e caldo in carcere denuncia dei detenuti
di Gianpaolo Balsamo

TRANI - «Qui è un inferno, non si piò stare». 

Comincia così la lettera denuncia inviata alla Gazzetta da un gruppo di detenuti della casa circondariale di Trani e giunta in redazione propio alla vigilia di Ferragosto. Che, siamo sicuri, si preannuncia più che mai torrido tra le quattro mura di una cella.

«In 30 metri quadrati - scrivono i carcerati - non si può stare in sette persone con sole tre ore d’aria al giorno». 

La loro è una vera e propria implorazione d’aiuto, la tragica conferma della difficoltà, fisica e psicologica, di sopportare una condizione di vita così estrema, resa ancora più insopportabile dal caldo di questi giorni, che letteralmente toglie il respiro.

Secondo i dati ufficiali del Ministero della giustizia (aggiornati allo scorso 31 luglio), nel carcere di Trani, a fronte dei 229 posti regolamentari, 270 sono i detenuti attualmente presenti, distribuiti nelle due sezioni (sezione «Media Sicurezza» che ospita in sei reparti i detenuti cosiddetti «giudicabili» e la sezione «Italia» con tre reparti che ospita i «definitivi»): un leggero sovraffollamento insomma che, ovviamente, diventa insopportabile quando le temperature esterne crescono. 

«Vorremmo farle notare - scrivono sempre i detenuti nella lettera inviata alla redazione del Nord Barese della Gazzetta che i “passeggi” (ovvero le zone destinate al passeggio durante la cosiddetta ora d’aria quando le celle vengono aperte, si esce e i detenuti tra di loro possono socializzare, ndr) - sono 40 metri quadrati a andiamo lì in 42 persone, dove non possiamo neanche passeggiare e muoverci. Neanche i cani sono in queste condizioni!».

Dalle loro parole, scritte su due facciate di un unico foglio, traspare la consapevolezza di stare pagando, giustamente, per gli errori commessi. Non chiedono altro che di poter scontare la pena in condizioni più umane. Così scontate per chi è fuori dal carcere, ma così preziose per chi, nonostante il gran caldo, è costretto a trscorrere il Ferragosto tra quattro mura, chiuse da un cancello e da un portone blindato che, in questi giorni viene lasciato aperto eccezionalmente per fare entrare un po’ più d’aria.

«Noi che siamo “giudicabili” siamo situati nella sezione che un tempo era di massima sicurezza, dove prima prima c’erano quelli delle Brigate Rosse e persone con l’associazione mafiosa».

La denuncia dei detenuti poi si sposta anche sulla carenza del personale penitenziario. 

«Non esistono educatori - scrivono -, il direttore non esiste e noi non sappiamo più a che Santo rivolgerci».

Da anni, a cavallo del Ferragosto, i politici del territorio organizzano una visita negli istituti penitenziari di tutta Italia, cercando di richiamare l’attenzione su un problema che ha assunto i connotati di una vera e propria emergenza umanitaria. Anche della casa circondariale di via Andria 300 spesso la politica locale si è occupata ma, come scrivono i detenuti nella stessa missiva, «le ispezioni si fermano sempre alla sezione “Italia” che sarebbe una sezione prima di tutto nuova, con docce nella cella, “passeggi” enormi e per lo più sono sempre aperti».

«Noi, invece - concludono i reclusi di via Andria - siamo costretti a scrivere a voi della Gazzetta per far sì che qualcosa qui dentro a questo infermo si muova».

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