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Barletta, la città dei «palazzi fantasma»

di MICHELE PIAZZOLLA
BARLETTA - Fra gli atti adottati dalla giunta comunale l’altroieri, c’è la determinazione di uno schema di Regolamento per la valorizzazione, la alienazione e la concessione dei beni del Comune non più rispondenti alle esigenze istituzionali, in pratica palazzi che hanno fatto la storia della città e che ora sonolasciati nel degrado e nell'incertezza
Barletta, la città dei «palazzi fantasma»
di MICHELE PIAZZOLLA

BARLETTA - Fra gli atti adottati dalla giunta comunale l’altroieri, c’è la determinazione di uno schema di Regolamento per la valorizzazione, la alienazione e la concessione dei beni del Comune non più rispondenti alle esigenze istituzionali o, più in generale, ai fini dell’Amministrazione stessa, in un contesto di trasparenza e di economicità, puntando alla tutela del patrimonio pubblico nel rispetto della normativa e nel contesto dei vincoli della funzione pubblica.

I PALAZZI «FANTASMA» - Il provvedimento non fa altro che porre l’attenzione sui casi di quegli immobili, comunali e di altri enti, da tempo dismessi e abbandonato in attesa o di una nuova destinazione o di un’alinenazione. Palazzi che contengono spazi sufficienti per uffici e sedi di enti, una volta al centro delle attività, servizi in genere all’utenza e altro della vita cittadina. Ora al chiuso tra polvere e degrado. Ci riferiamo all’ex Caserma «Lamarmora » di via Cialdini, una volta sede degli uffici anagrafici e demografici del Comune. E poi: all’ex Palazzo delle Poste nella centralissima piazza Caduti; il palazzo in viale Marconi dov’erano gli uffici e sportelli dell’Enel; l’ospedaletto in corso Cavour, dove operava il reparto “pediatria” dell’ospedale prima di essere trasferito in Contrata Tittadegna; Palazzo Bonelli, in fondo a corso Garibaldi, acquisito alcuni anni fa al patrimonio comunale e mai destinato. Due palazzi (ex Lamarmora, Bonelli) sono del Comune, uno dell’Asl (ex ospedaletto) gli altri di privati. Chiaramente, vedere questi immobili chiusi senza un utilizzo lascia spazio a tante considerazioni. Magari si pensa a tante situazioni attuali dove ci sono sedi e uffici pubblici dislocati in ambienti “angusti” e poco funzionali. O a sedi per le attività istituzionali ormai inidonee e al collasso. Ad esempio, da anni si è parlato di pensare ad una nuova sede del consiglio comunale, laddove l’attuale ubicazione risulta poco funzionale all’attività dell’assemblea medesima e - soprattutto - non è facilmente accessibile per alcune categorie di persone (vedi, disabili e anziani con problemi di deambulazione). In epoca di tagli e risparmi sulla spesa pubblica, l’avere un patrimonio immobiliare “inutilizzato” induce a rivisitare alcune situazioni, laddove ci sono enti che pagano “fitti d’oro” mentre appunto si potrebbe valutare l’opportunità di riutilizzare gli immobili ad oggi dismessi.

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