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Olio «bio» taroccato:16 arresti Sequestrate 15 imprese

ANDRIA - Smantellate tre organizzazioni per  delinquere che gestivano un giro d'affari illecito stimato in 30 milioni di euro. Imprenditori pugliesi e calabresi accusati di aver trasformato olio di oliva comunitario in «olio 100% italiano biologico». Nelle bottiglie c'erano in realtà scarti («rifiuti» per gli investigatori). Sequestrate 400 tonnellate di olio contaminato. Disposto il sequestro preventivo di 15 imprese coinvolte. Gli arresti tra Andria, Copertino e la Calabria. 23 indagati
Ecco arrestati e imprese coinvolteIl procuratore: truffa da 100 milioni, presto altri sviluppiIl plauso del ministro Martina Coldiretti: da inizio crisi +300% frodi Unaprol: i controlli funzionano I consumatori: inasprire le sanzioni La Puglia così rischia di perdere la faccia - di Massimo Levantaci
Olio «bio» taroccato:16 arresti Sequestrate 15 imprese
ANDRIA - La commercializzazione di olio di oliva comunitario come falso olio extravergine di oliva biologico 100% Made in Italy era “il vero core business” della trentina di persone indagate – 16 delle quali arrestate oggi - nell’indagine della Guardia di finanza di Andria che ha portato anche al sequestro di 16 aziende tra la Puglia e la Calabria.

L'attività delittuosa era – secondo quanto emerge dagli atti della Gdf – “il vero core business” degli indagati che “in barba a qualsivoglia forma deontologica antepongono i propri interessi personali a quelli della collettività, il tutto con gravi pregiudizi riscontrabili non solo nell’ottica del consumatore finale e della tutela della salute pubblica ma anche in quella dell’intero mercato autoctono dell’olio extravergine di oliva che, come appare sempre più frequentemente dalle cronache degli ultimi anni, risulta costellato da continue fluttuazioni al ribasso”. La frode – secondo gli investigatori - ha permesso agli indagati di ottenere “un vantaggio competitivo imprenditoriale altamente remunerativo”.

Le tre associazione per delinquere smantellate erano - secondo la procura – capeggiate due dall’imprenditore andriese Nicola Di Palma (dell’azienda olearia San Vincenzo), la terza da Antonio Cassetta (gestore di fatto della Sago srl di Andria). Entrambi sono stati arrestati. Di Palma avrebbe capeggiato due gruppi criminali: il primo aveva rapporti con aziende calabresi di Cassano allo Ionio (Cosenza) e di Petitia Policastro (Crotone), l’altro con aziende di Copertino (Lecce); Cassetta invece gestiva un’altro gruppo criminale: nella sua azienda di Andria, la Sago, è stata riscontrata la presenza di oli di oliva lampanti adulterati con oli di semi e/o grassi estranei all’olio d’oliva.

Le misure cautelari sono state emesse dal gip di Trani Angela Schiralli su richiesta del pm Antonio Savasta e del procuratore Carlo Maria Capristo.

«IN QUELLE BOTTIGLIE C'ERANO RIFIUTI»
"Le analisi chimiche e organolettiche compiute su campioni di olio d’oliva venduti come biologico extravergine Made in Italy, hanno dimostrato che in quelle bottiglie, in alcuni casi, non vi era nulla che potesse essere definito neppure olio lampante, addirittura che possa essere definito commestibile, trattandosi di oli esausti, residui di frittura, ossia rifiuti che, anzichè essere smaltiti erano venduti e finivano sulle tavole di consumatori". Lo ha detto il responsabile dell’ispettorato repressione frodi di Bari, Luca Veglia, nel corso della conferenza stampa che si è svolta nella procura di Trani sull'operazione che ha portato a 16 arresti e al sequestro preventivo di 16 aziende e di 400 tonnellate di olio di oliva scadente o contaminato.
"Si tratta di sostanze cancerogene e dannose per la salute degli ignari consumatori – ha aggiunto il pm Antonio Savasta - che invece hanno il diritto di sapere cosa c'è in quello che comprano e di scegliere i prodotti in base alle loro reali caratteristiche".

LA SODDISFAZIONE DEL GOVERNATORE VENDOLA
"Vorrei esprimere la mia personale soddisfazione e gratitudine, e quella dell’intera comunità pugliese, alle forze dell’ordine, ai loro vertici e alla magistratura che ha operato nella direzione di indagini molto efficaci". Così il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola commenta l’operazione che ha scoperto in Puglia il falso olio d’oliva biologico. "Il lavoro investigativo svolto dalla guardia di finanza –  afferma – in uno dei settori strategici per la Puglia, ci inorgoglisce. Oggi sono stati assicurati alla giustizia dei veri e propri criminali, che hanno causato un danno enorme all’immagine della nostra regione. L’indagine ha consentito il sequestro di tonnellate di olio di qualità scadente o contaminato miscelato con altri grassi di dubbia provenienza. Si tratta – conclude vendola – di un risultato importante e, per questo, ribadisco il mio grazie a chi opera per smantellare traffici che feriscono mortalmente il nostro territorio".  

PLAUSO ANCHE DALLA COOPAGRI
La Copagri plaude l’operazione condotta in Calabria e Puglia dove l’intento era quello di spacciare per 100% italiano e biologico olio proveniente dalla Spagna e da altre aree dell’Unione Europea e immetterlo in commercio. “Quella della lotta alle frodi e della tutela delle denominazioni, siano esse legate all’origine del prodotto o al metodo di produzione – afferma la Copagri –  deve essere una priorità in Italia e in Europa; cogliendo l’occasione della presidenza italiana di turno dell’Unione, le nostre istituzioni devono intestarsi una "battaglia" finalizzata all’obbligo della chiara menzione dell’origine nell’etichettatura di tutti i prodotti agroalimentari, a tutelare tutte le denominazioni connesse ai processi produttivi, a spazzare via ogni possibilità di adozione del sistema a semaforo britannico per quel che concerne le caratteristiche nutrizionali dei prodotti e sostenere una costante attività della task force antifrodi europea”.

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