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Trani, truffe all’Inps nei guai due avvocati

TRANI - La Procura della Repubblica di Trani ha chiesto cinque rinvii a giudizio per l’inchiesta sui presunti falsi e truffe che si sarebbero celati dietro numerosi ricorsi promossi contro l’Inps e poi, in diverse occasioni, anche contro lo Stato per l’eccesiva durata dei processi. Il sostituto procuratore ha chiesto che siano processati, tra gli altri, gli avvocati Oscar Lojodice, barese, e Gilberto Botta, tranese
Trani, truffe all’Inps nei guai due avvocati
TRANI - La Procura della Repubblica di Trani ha chiesto cinque rinvii a giudizio per l’inchiesta sui presunti falsi e truffe che si sarebbero celati dietro numerosi ricorsi promossi contro l’Inps e poi, in diverse occasioni, anche contro lo Stato per l’eccesiva durata dei processi.Il sostituto procuratore Michele Ruggiero, titolare del fascicolo d’inchiesta che a settembre 2012 sfociò anche in alcune ordinanze di arresti domiciliari a firma del giudice per le indagini preliminari Roberto Oliveri Del Castillo, ha chiesto che siano processati: gli avvocati Oscar Lojodice, barese, e Gilberto Botta, tranese, nonché il responsabile del patronato E.N.A.S. di Corato, Aurelio Mazzone; il responsabile del patronato ENAPA di Bisceglie, Angelo Cosmai; il responsabile del patronato INCA-CGIL di Bisceglie, Michele Valente.

L’udienza preliminare in cui si discuteranno le richieste di rinvio a giudizio si celebrerà il 7 Ottobre dinanzi al gup del Tribunale di Trani Angela Schiralli.presunti falsi mandati Due anni fa il pubblico ministero Ruggiero ritenne che ci sarebbero stati falsi mandati professionali, apparentemente rilasciati da braccianti agricoli del nord barese, alla base di ricorsi finalizzati alla cosiddetta rideterminazione del salario reale.Ricorsi spesso accolti (sino a che non è intervenuta una sentenza della Cassazione) dalla sezione lavoro del Tribunale di Trani le cui sentenze riconoscevano anche, e direttamente in favore dei legali, competenze professionali.

E quando le sentenze venivano pronunciate in violazione della “Legge Pinto” (quella sulla ragionevolezza dei tempi processuali) spesso seguivano ricorsi alla Corte d’Appello di Lecce per il riconoscimento del relativo risarcimento; con altre spese legali, parte delle quali già incassate.

Gli inquirenti (nelle indagini i Carabinieri furono coadiuvati da funzionari degli uffici Inps) parlarono di un “modus operandi diffuso e collaudato” che avrebbero procurato illeciti, lauti, guadagni.i reati contestati A vario titolo e a seconda delle presunte rispettive responsabilità sono contestati i reati di falso, interruzione di pubblico servizio (per aver intralciato con quei ricorsi basati su mandati falsi il già farraginoso iter della giustizia), truffa e tentata truffa.cinque richieste Il filone d’indagine per cui giungono ora le cinque richieste di rinvio a giudizio, rappresenta solo uno dei rami di una più ampia e vasta attività investigativa che interessò anche altre persone.Fu coinvolta, tra gli altri, anche un altro legale, l’avvocatessa terlizzese Maria Luisa Tatoli, per cui la Procura tranese procede separatamente.

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