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I fratelli di Mennea «Non sappiamo dove è sepolto»

BARLETTA – Il giorno dei funerali di Pietro Mennea, a Roma, a noi fratelli "non ci volevano fare entrare nella navata centrale della chiesa, perchè non ci conoscevano, ci siamo dovuti presentare". Ancora oggi – scrive il fratello Luigi in una lettera accorata – "vorrei venire, non solo io, ma non sappiamo dove recarci per depositare un fiore sulla tua tomba"
I fratelli di Mennea «Non sappiamo dove è sepolto»
BARLETTA – Il giorno dei funerali di Pietro Mennea, a Roma, a noi fratelli "non ci volevano fare entrare nella navata centrale della chiesa, perchè non ci conoscevano, ci siamo dovuti presentare". Ancora oggi – scrive il fratello Luigi in una lettera accorata – "vorrei venire, non solo io, ma non sappiamo dove recarci per depositare un fiore sulla tua tomba". La missiva è destinata simbolicamente all’atleta barlettano, in occasione di due date importanti: il compleanno del campione olimpico, il 28 giugno, e l’onomastico, il giorno successivo.

La missiva si apre con il ricordo degli anni dell’infanzia, a Barletta. "Siamo stati sempre una famiglia legata, unita, e in quella famiglia – ricorda Luigi – abbiamo realizzato i nostri sogni e tu hai realizzato il più bel sogno della tua vita, diventare quello che sei stato, un grande campione, sempre legato e unito agli altri componenti; la nostra famiglia è stata il luogo dei sentimenti, siamo stati bene insieme, legati a papà Salvatore e mamma Vincenza".
Una descrizione che contrasta con quella, dice Luigi Mennea, "che qui stanno rappresentando, la nostra, ma soprattutto la tua vita, ricostruendo un vissuto che non è il nostro, non ci appartiene, un ambiente lugubre, povero, miserabile, fatiscente, che vorrebbe rappresentare la nostra abitazione, la nostra famiglia".

Nella lettera non c'è un riferimento esplicito ma viene spontaneo pensare alla produzione televisiva che un paio di settimane fa ha cominciato a girare a Barletta le riprese di una miniserie sulla vita della 'Freccia del Sud’.
Poi arriva il riferimento alla malattia che ha portato alla morte di Mennea e al fatto che i suoi fratelli non ne sapessero nulla, nè della prima, nè della seconda, appresa dai media. A tal proposito è nota la polemica dei fratelli di Mennea con la vedova, tanto da portarli ad impugnare il testamento del fratello che vede la vedova erede universale.

La lettera si conclude con una citazione di Aldo Moro sul valore, non solo giuridico, della famiglia, innanzi alla quale - conclude Luigi – "si deve inchinare il potere dei soldi e della politica". "Tu – dice a Pietro – meriti rispetto, non sei in vendita, non ti si può comprare, così come non è in vendita la nostra famiglia, certe persone si devono inchinare e portarti rispetto”.

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