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Lagonegro, botte ai bimbi due maestre nella bufera

di PINO PERCIANTE
LAGONEGRO - Schiaffi, strattoni per i capelli e insulti. Il metodo violento di due maestre di 59 e 55 anni di un istituto comprensivo ha più volte sconfinato nel campo dei maltrattamenti. E per questo motivo una è stata arrestata (arresti domiciliari) e l’altra è stata denunciata e sospesa dall’insegnamento. Le indagini avviate subito dopo Pasqua dopo tre diverse denunce da parte di genitori preoccupati per quanto raccontato loro dai figli
Lagonegro, botte ai bimbi due maestre nella bufera
di Pino Perciante

LAGONEGRO - Schiaffi, strattoni per i capelli e insulti. Il metodo violento di due maestre di 59 e 55 anni di un istituto comprensivo ha più volte sconfinato nel campo dei maltrattamenti. E per questo motivo una è stata arrestata (arresti domiciliari) e l’altra è stata denunciata e sospesa dall’insegnamento.

I provvedimenti sono del gip di Lagonegro, Vincenzo Del Sorbo, su richiesta della Procura della Repubblica. Le indagini, coordinate dal procuratore capo, Vittorio Russo, e dal sostituto, Anna Grillo, sono state avviate subito dopo Pasqua, quando ai carabinieri della stazione di Sanza (Sa) sono arrivate tre diverse denunce da parte di genitori preoccupati per quanto raccontato loro dai figli. Gli episodi sono stati scoperti grazie a una telecamera dei carabinieri all'interno della scuola che si trova a Caselle in Pittari (Sa). «I primi a rivolgersi ai carabinieri - ha raccontato il pm Anna Grillo, ieri mattina nel corso della conferenza stampa in Procura - sono stati i genitori di due bambini».

Dopo le denunce, con l'autorizzazione della Procura, i militari della compagnia di Sapri hanno installato alcune telecamere nell’aula della scuola, seguendo le azioni delle due insegnanti. In tre settimane di osservazione gli episodi di maltrattamenti documentati dagli occhi elettronici sono stati quasi quotidiani. Schiaffi in testa e sul viso, strattonate e tirate per i capelli oltre che violenze verbali del tipo «ti faccio la faccia a pezzi». «L'insegnante che si comporta in questo modo non è un insegnante, e non è una persona civile».

Così il sottosegretario al Miur, Angela D’Onghia, ieri pomeriggio a Potenza, ha risposto alle domande dei giornalisti che le chiedevano un commento sulla vicenda accaduta nella scuola del Salernitano. Secondo il sottosegretario non si tratta di modalità di accesso all’insegnamento o di concorsi: «Le persone che dovrebbero insegnare ai nostri figli devono essere il meglio che offre questo Paese – ha aggiunto la senatrice – e non si tratta di come vengono scelte nei concorsi, ma è un problema di etica e di moralità, dovremmo riprendere tutto da capo, spiegando che il vivere civile è ciò che serve a Paese normale, specie in una scuola, quindi speriamo che la magistratura faccia le sue indagini al più presto, e speriamo di non vedere più queste immagini».

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