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Domenica 25 Febbraio 2018 | 13:01

Policoro, dimesso col codice verde muore poche ore dopo

di ENZO PALAZZO
POLICORO - Al pronto soccorso lo considerano un «codice verde». Ma 15 ore dopo muore. È la triste vicenda di Giovanni Santarcangelo, 77 anni, malato termine di tumore polmonare e incrocia il pronto soccorso di Policoro, il Crob di Rionero e il San Carlo di Potenza dove è stato ricoverato per alcune ore in neurochirurgia. I familiari vogliono vederci chiaro e annunciano che seguiranno le vie legali. «Fuoriusciva sangue dalla bocca e stava molto male - raccontano i parenti dell’uomo - ma al pronto soccorso di Policoro è stato dimesso con un semplice codice verde».
Policoro, dimesso col codice verde muore poche ore dopo
di Enzo Palazzo

MONTALBANO JONICO - Entrato col codice verde al pronto soccorso di Policoro, 15 ore dopo è morto a casa sua dopo un viaggio fino al Crob di Rionero, con ricovero di urgenza per alcune ore in neurochirurgia al San Carlo di Potenza. La vicenda, che avrà ripercussioni giuridiche, stando alla determinazione dei parenti di perseguire le vie legali, è accaduta a Policoro circa un mese fa, quando Giovanni Santarcangelo, 77 anni, malato terminale di tumore polmonare, con metastasi al surrene e al midollo osseo, accusa un malore e alle 4,42, viene portato dai due figli al pronto soccorso dell’ospedale jonico. 

«Aveva sangue che usciva dalla bocca, un mal di testa che neanche una dose di morfina quella notte riuscì a placare», dichiara alla Gazzetta la figlia Maria, che aggiunge: «abbiamo subito percepito che qualcosa non venisse correttamente eseguito al pronto soccorso, perché nonostante mio padre barcollasse e fosse in un evidente stato confusionale, lo ricevono alle 4,42 e lo dimettono alle 5,06 come codice verde». Il codice verde è una condizione poco critica, con assenza di rischi evolutivi e prestazioni differibili. La diagnosi del pronto soccorso è di “referita cervicoalgia in paziente con cancro polmonare”, lo trattano con “urbason 40/mg. endovena (un cortisone), toradol 01 endovena (un antidolorifico), e fisiologica da 100 cc”, dimettendolo con “invio al medico curante e ad altri controlli previo suo parere”.

 Diagnosi e terapia confermate dal direttore sanitario di presidio dell’ospedale di Policoro, Gaetano Annese, il quale, sempre alla Gazzetta afferma che «il paziente, che aveva una buona pressione e una buona saturazione dell’ossigeno, è stato correttamente curato per cervicoalgia dai medici del pronto soccorso i quali erano consapevoli che si trattava di un paziente terminale». I familiari, però insistono: «Alle 5,06, quando è stato dimesso dall’ospedale, mio padre aveva ancora un forte mal di testa, perdeva sangue dalla bocca, barcollava e aveva firmato la dimissione con una calligrafia alterata. Neanche lo avevano stabilizzato, tanto è stata la fretta di dimetterlo e, quando abbiamo chiesto un’autoambulanza, un’infermiera ci ha risposto che non era prevista dal protocollo». 

Non convinti del trattamento terapeutico e sanitario di Policoro, i due figli, Maria e Vincenzo, mettono il padre in una piccola Fiat 126 e vanno dritti al Crob di Rionero. «Un viaggio da disperati, in quell’auto troppo piccola, e da disperazione – racconta ancora Maria –, perché non sapevamo come assistere mio padre che aveva anche allucinazioni e continuava a perdere sangue dalla bocca, che tamponavamo con garze». Al Crob, un paio di ore dopo, ritengono, dichiara il direttore sanitario di presidio dell’ospedale oncologico di Rionero, Tonino Colasurdo, che Santarcangelo «paziente terminale, con metastasi anche vertebrali, a livello cervicale, potesse avere sicuramente un problema di pertinenza neurochirurgica. Per cui è stato ritenuto di inviare il paziente con il 118 al San Carlo». Al San Carlo, le condizioni di Santarcangelo sono diventate ancora più critiche e i sanitari del reparto, alle 17,30, lo dimettono, dichiara la figlia, per «farlo morire in santa pace a casa sua». Morte che è sopraggiunta alle 19,30 dello stesso giorno.

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