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Basilicata, la beffa del «bonus» neonati che il Governo rivuole

di MASSIMO BRANCATI
e SANDRA GUGLIELMI
POTENZA - «Caro … (nome del bimbo), felicitazioni per il tuo arrivo! Lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un bonus di 1.000 euro? I tuoi genitori potranno riscuoterlo presso questo ufficio postale…». Così recitava la lettera che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha inviato alle famiglie italiane nel 2006, in piena campagna elettorale. Quei 1.000 euro sono arrivati effettivamente a destinazione, ma ora lo Stato li richiede indietro. Con gli interessi che - spiccioli a parte - ammontano a circa 3.000 euro. 40 famiglie lucane sono nel mirino
Basilicata, la beffa del «bonus» neonati che il Governo rivuole
di MASSIMO BRANCATI
e SANDRA GUGLIELMI
POTENZA - «Caro … (nome del bimbo), felicitazioni per il tuo arrivo! Lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un bonus di 1.000 euro? I tuoi genitori potranno riscuoterlo presso questo ufficio postale…». Così recitava la lettera che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha inviato alle famiglie italiane nel 2006, in piena campagna elettorale. Quei 1.000 euro sono arrivati effettivamente a destinazione, ma ora lo Stato li richiede indietro. Con gli interessi che - spiccioli a parte - ammontano a circa 3.000 euro. Quaranta famiglie lucane (25 nel Potentino e 15 in provincia di Matera) stanno ricevendo in questi giorni un’altra lettera. Dai toni decisamente meno «leggeri» di quella firmata dal premier cinque anni fa. 

Un funzionario della Ragioneria territoriale dello Stato contesta ai destinatari della missiva di avere riscosso illecitamente il «bonus bebè» per aver sottoscritto e utilizzato «un'autocertificazione mendace al fine di percepire la somma», chiedendo la restituzione dei 1.000 euro e il pagamento di una sanzione amministrativa di 3.000 euro. Il tutto «condito» da una segnalazione alla Procura della Repubblica. 

Si dirà: ma nelle famiglie beneficiarie è nato davvero un bimbo nel 2005. E allora? Secondo lo Stato sono «colpevoli» di non aver interpretato bene i requisiti - poco chiari, per la verità - necessari ad accedere al contributo: sul retro della lettera spedita da Berlusconi era indicata la soglia di 50mila euro di reddito per ottenere il bonus, senza specificare se fossero lordi o netti, né tanto meno che bisognava includere anche l’eventuale reddito da fabbricati nel calcolo complessivo. Ciò, unito ad un rapporto diretto tra cittadino e Stato, con una procedura semplificata - senza ricorso a Caaf e commercialisti - e all’invito personalizzato recapitato a casa dei cittadini (il Codacons ha fatto una segnalazione all’antitrust per il «carattere ingannevole della comunicazione») avrebbe indotto tante famiglie in errore. 

Da una parte il direttore della Ragioneria dello Stato di Potenza, Carmine Cillis, invita i cittadini a restituire entro i trenta giorni previsti «quanto illecitamente percepito», dall’altra le associazioni dei consumatori che invitano i malcapitati a verificare se la contestazione del Ministero è esatta e se la richiesta dell’amministrazione non sia prescritta: a decorrere dalla data di incasso dell’assegno, infatti, l’ente ha 5 anni di tempo per chiedere la restituzione, decorsi i quali si può eccepire la prescrizione. 
Anche il Movimento Consumatori in aiuto dei cittadini lucani si sta muovendo: «La Commissione Bilancio della Camera – sotto - linea il presidente dell’associazione, Domenico Salvatore - con parere favorevole del sottosegretario Bruno Cesario, ha approvato la risoluzione n. 7-00664, condivisa da tutte le forze politiche, con cui il Governo si impegna a sanare la situazione per tutte le famiglie che all’epoca dei fatti avevano un reddito netto inferiore a 50mila euro, pur avendo un lordo superiore a tale cifra. Il testo approvato - spiega Salvatore - chiede esplicitamente una sanatoria facendo leva sulla buona fede di chi ha sbagliato e sulla poca chiarezza della lettera inviata da Berlusconi in relazione al requisito del reddito. 

Non solo. Con la legge finanziaria del 2007 il Governo Prodi aveva già disposto una sanatoria per l'indebita percezione del «bonus bebè» da parte di cittadini extracomunitari, per cui ora - conclude Salvatore - si deve evitare ogni irragionevole disparità di trattamento fra cittadini italiani ed extracomunitari». Cittadinanzattiva ha scritto al ministro Tremonti chiedendo una moratoria, per limitare il rimborso richiesto ai soli mille euro senza sanzione amministrativa, e informazioni più chiare proprio «alla luce dell'evidente errore commesso dalla Pubblica Amministrazione nella promulgazione di un testo poco comprensibile». Ma come si è arrivati a questo punto? E soprattutto sono legittime le richieste del Ministero? 

«Il problema di fondo - secondo Cittadinanzattiva - sta in una legge poco chiara che non ha specificato che il requisito essenziale per aver diritto al bonus consisteva nell’avere un reddito complessivo pari a 50.000 euro lordi e nelle mancate verifiche prima della erogazione dello stesso come indicato espressamente nella legge da parte degli organi istituzionali preposti che non hanno effettuato le opportune verifiche prima della erogazione, come invece indicato espressamente nella legge. I genitori dei nascituri oltre a restituire la somma di euro 1.000 indebitamente erogata, potrebbero anche essere soggetti ad una sanzione pecuniaria pari ad euro 3.000 per dichiarazioni mendaci (art. 316 e art. 640 comma 2, n. 1 codice penale). 

La dicitura della Finanziaria - sottolinea Cittadinanzattiva - ha evidentemente tratto in inganno i cittadini. Ma come comportarsi se si è incappati in questa situazione? Cittadinanzattiva suggerisce alcuni passaggi: ricevuta la lettera di restituzione del bonus bebè, è necessario accertarsi se siano trascorsi più di cinque anni dall’incasso del bonus, perché decorso tale termine è possibile invocare la prescrizione per tale richiesta. Quanto alla ulteriore sanzione pecuniaria di euro 3.000 non dovrà essere pagata contestualmente ai 1.000 euro, ma solo nel caso in cui verrà accertata dal giudice la punibilità della dichiarazione mendace effettuata.

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