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Crimine organizzato ecco la nuova mappa della mala del Vulture

di VITTORIA SMALDONE
POTENZA - Una città assediata dai clan Cassotta e da quello che oggi, dopo la morte dei capi storici, gli investigatori definiscono «ex Delli Gatti». «Si tratta di sodalizi mafiosi ampiamente definiti nei loro aspetti strutturali, organizzativi ed operativi, fortemente radicati sul territorio di Melfi e dei comuni viciniori» scrive la Polizia in un’informativa che la Gazzetta ha potuto consultare. Giancarlo Siani l’avrebbe definita «Forte Apache ». Un fortino inespugnabile. Gli inquirenti temono un escalation criminale
• Erano depistaggi le telefonate ai Pinto
Omicidio Barletta
22.07.2016

Omicidio Barletta

Crimine organizzato ecco la nuova mappa della mala del Vulture
di VITTORIA SMALDONE
POTENZA - Una città assediata dai clan Cassotta e da quello che oggi, dopo la morte dei capi storici, gli investigatori definiscono «ex Delli Gatti». «Si tratta di sodalizi mafiosi ampiamente definiti nei loro aspetti strutturali, organizzativi ed operativi, fortemente radicati sul territorio di Melfi e dei comuni viciniori» scrive la Polizia in un’infor mativa che la Gazzetta ha potuto consultare. Giancarlo Siani l’avrebbe definita «Forte Apache ». Un fortino inespugnabile. 

Gli inquirenti temono un escalation criminale. A Melfi le cosche, intanto, fanno nuovi proseliti. Oltre, infatti, ai soliti noti, i cui nomi ricorrono nelle indagini condotte dalla Dda potentina in questi anni, spuntano nuovi elementi. «Perlopiù giovane età - scrivono gli agenti - da ritenersi non estranei alle attività delittuose». 

La mafia del Vulture in questi anni è cresciuta. Si è evoluta e questo è avvenuto grazie ai contatti con le mafie delle regioni limitrofe. Il clan ex Delli Gatti si è avvicinato alla criminalità pugliese, mentre i Cassotta sono entrati in affari con i calabresi di Rocella Ionica, affiliati alla famiglia Macrì- Aquino, e con i foggiani di San Severo. Ed è stato il penitenziario di Melfi, riservato ai condannati per reati di mafia, a favorire gli scambi. 

«È proprio nel carcere di Melfi che la criminalità lucana viene in contatto con esponenti di vertice ed affiliati alle organizzazioni mafiose a carattere nazionale dalle quali mutua le proprie strategie criminali ed i propri programmi operativi», annota la Squadra mobile di Potenza. Gli aspiranti mafiosi di Forte Apache, dunque, si sono laureati a pieni voti in criminalità organizzata. E, nonostante la sanguinosa faida tra i due clan abbia mietuto molte vittime eccellenti, si sono riorganizzati in vista di nuovi scontri e nuovi traffici. 

A capo del clan Cassotta, secondo gli investigatori, oggi c’è Massimo Aldo Cassotta, detenuto, che «pianifica, organizza ed esegue le azioni delittuose rientranti nel programma criminoso, comprese quelle riguardanti le attività di assoggettamento interno (rispetto agli associati) ed esterno (rispetto alla collettività) ». 

Al suo fianco, come autista del clan e armiere, c’è Adriano Cacalano (detenuto a regime di 41 bis e condannato in primo grado, insieme con Massimo Cassotta, a 30 di reclusione per l’omicidio di Giancarlo Tetta). Il ministro della guerra, esperto in «azioni omicidiarie», del clan Cassotta, è Saverio Loconsolo. Michele Gerardo Morelli, a giudizio per l’omicidio di Domenico Petrilli, braccio destro del boss Rocco Delli Gatti, invece, all’attività di sicario alterna quella di estorsore. Claudio Argentino «partecipa al finanziamento e all’organizzazione delle azioni delittuose» dicono gli investigatori. Antonio Cacalano, più volte detenuto, invece, si dedica alle pubbliche relazioni in carcere. 

Infine Gerardo Navazio, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Mauro David Tartaglia, svolgeva, come Giovanni Ardoino, l’attività di autista, inoltre, quando il capoclan era Marco Ugo Cassotta, ha avuto rapporti con le ’ndrine basilische di Pignola e Potenza. Il clan Delli Gatti è capeggiato da Angelo Di Muro che gestisce tutte le attività del clan e «controlla ed esegue appalti pubblici e privati nella zona del Vulture-Melfese» in modo particolare nell’edilizia. Massimo Pocchiari spaccia e custodisce le armi del clan. 

Michele Delli Gatti è un caporale esperto: introduce clandestinamente in Italia, per poi sfruttarli, cittadini extracomunitari. A coadiuvarlo in questa attività ci sarebbero: Lorenzo Delli Gatti, Antonio Nicoletti, Donato Montanarella, Mauro Savino e Diego Nicoletti. Gli ultimi due, secondo la Polizia, erano «fidi scudieri» di Mauro Tartaglia: gli facevano da spalla nello spaccio di droga e nel traffico di armi. Fra le fila dei Maroscia vi sono poi i «traditori», come Alessandro D’Amato, ex Cassotta passato al clan avversario. Alessandro è accusato di aver traghettato Marco Ugo Cassotta a contrada della Leonessa, dove sarebbe stato ucciso.

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