Cerca

Sabato 24 Febbraio 2018 | 07:23

il fenomeno a bari

Mille ostacoli della burocrazia
alla nascita degli «orti urbani»

ortocircuito

di ALESSANDRA MONTEMURRO

È il secondo «sfratto» in dieci anni per gli orti urbani dell’associazione Masseria dei Monelli - Ortocircuito, che è stata la prima a Bari a generare un’esperienza di creazione di presidi territoriali di questo tipo. Poi sono nate «Effetto Terra», in via Fanelli, e «Semi di Vita» a Japigia, per citarne un paio.

A dirlo alla Gazzetta è Manlio Epifania, presidente del gruppo, che dopo una serie di sopralluoghi e la stesura di un progetto di orto urbano in una parte della città nascosta, con grandi ulivi ma completamente abbandonata, a Poggiofranco, accanto al liceo «Marco Polo», ha visto respingere dal 2º Municipio la richiesta di concessione in uso del terreno comunale perché il progetto presentato «non era consono alla formale progettazione richiesta». Dopo quattro mesi di silenzio, gli adeguamenti del progetti dovevano essere presentati entro 45 giorni.

Stessa sorte è toccata anche al progetto «Parco Domingo» con cui si stava lavorando in squadra e che, però, avendo potuto apportare le migliorie richieste dai tecnici dovrebbe riuscire a ottenere uno spazio vicino a quello richiesto da Ortocircuito. Ma attraversando quella zona sembra che al momento anche per loro sia tutto fermo.

Burocrazia e intoppi però non fermano i componenti dell’associazione uniti dal desiderio di riportare in un campo aperto in città l’esperienza di un’agricoltura naturale, sia nella coltivazione, sia nella destinazione all’autoproduzione.

Iniziata come un gioco con la ricerca di luoghi in grado di ospitare questa loro idea destinata a restituire anche bellezza ad alcuni angoli di città che in un territorio altamente cementificato potrebbero avere un grandissimo valore, questa esperienza infatti continuerà ad esistere. Ortocircuito e il suo orto urbano hanno già trovato una nuova casa, anche stavolta privata, grazie all’associazione Bread&Roses che li ospiterà all’interno dell’ettaro di terra preso in fitto da un privato accanto al Sacrario a Japigia per il progetto «Campagna meticcia».

Oltre a lavorare per il suo orto urbano, Ortocircuito sta partecipando anche al progetto di riqualificazione creativa dell’area del parco Gargasole con un’area di coltivazione con la speranza di poter proseguire in modo costante questa esperienza.

«Bisogna comprendere che esperienze come questa, orti così creati hanno anche un valore di aggregazione sociale importante - spiega Manlio Epifania - perché costituiscono luoghi in cui in libertà il contatto con la natura restituisce il piacere di esserci non solo come persone, ma come parte di un gruppo. Si attivano processi di unione sociale, con riqualificazione dell’area, trasmissione di saperi e conoscenze e si creano presidi attivi sul territorio. La città di Bari - prosegue - è in estremo ritardo da questo punto di vista. La riqualificazione di spazi vuoti che devono essere lasciati vuoti e non cementificati deve diventare una priorità per l’amministrazione locale, per restituire alla città spazi di respiro, senza lasciare sempre l’iniziativa ad associazioni che devono fare tutto da sole e che si sentono abbandonate se non ostacolate nella loro opera. Il Comune - aggiunge - dovrebbe mappare il territorio per individuare aree da destinare a questo utilizzo, chiamare chi già opera nel territorio a scrivere insieme un regolamento che parta dalle esperienze esistenti in modo pratico e recuperare questi vuoti che sono fondamentali in una città come la nostra».

Un esempio di recupero è quel piccolo fazzoletto di terra in via Campione, nella zona delle case popolari che, oggetto di un’azione di «guerrilla gardening» nel 2011, ha suscitato attenzione e interesse nei cittadini della zona che oggi continuano a curarlo e a coltivarlo con piante e fiori, estirpandolo al degrado e restituendolo alla bellezza.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione