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comune di bari

Offese alla consigliera
Le colleghe: atto indegno
In attesa della conta

«Colpevole una donna? Impossibile, ma sarebbe peggio»

Offese alla consigliera  Le colleghe: atto indegno In attesa della conta

di Ninni Perchiazzi

BARI - «Molto più grave», «più che inqualificabile». Consigliere comunali tutte d’accordo. Qualora il colpevole dell’insulto sessista rivolto in Aula alla collega Irma Melini dovesse rivelarsi essere una donna, non ci sarebbero parole per esprimere sdegno e vergogna.

Non si è ancora spento il clamore della vicenda di cui è stata vittima la consigliera di opposizione, offesa lo scorso martedì, nel corso di una votazione a scrutinio segreto (per la nomina dei componenti della commissione per gli albi dei giudici popolari). Una mano, ancora anonima, ha infatti scritto su uno dei fogli utilizzati per la votazione una parolaccia all’indirizzo della consigliera. «Credo si tratti di un atto ignobile - attacca Anita Maurodinoia (Alternativa democratica) -, è un insulto a tutte le donne, aggravato dall’essersi compiuto in una sede istituzionale». «Ho già espresso vicinanza e solidarietà alla collega, partecipando anche all’incontro di solidarietà con tutte le altre donne» aggiunge, invitando il colpevole a venire allo scoperto. «È giusto che ognuno si prenda le sue responsabilità». Tutti a dar addosso agli uomini quindi, ma se il misfatto fosse opera di una mano femminile?

«Io non lo escludo. Non attribuisco colpe a un uomo o una donna, spero solo che la verità venga fuori, perché una cosa è certa: è stata scritta una brutta pagina della storia del consiglio comunale», dice «lady preferenze».

In assoluta sintonia, Alessandra Anaclerio (Realtà Italia). «Una donna colpevole? Sarebbe ancora più scandaloso, molto più grave, ma sono fortemente convinta che sia difficile», afferma, sottolineando di aver già fornito assieme agli altri consiglieri la disponibilità a sottoporsi alla perizia calligrafica (richiesta dalla vittima dell’insulto) o «a qualsiasi altro esame dovesse essere necessario». «Mi sento ferita anch’io nella stessa misura, spero si vada fino in fondo», dice ancora.

Ilaria De Robertis (Pd) era assente mercoledì scorso. «Meglio stendere un velo pietoso, il livello è talmente basso», asserisce. E su un’eventuale colpevolezza al femminile dice: «Sarebbe ancora più grave, non riesco nemmeno a immaginarlo. D’altronde, nella mia idea, nessuno dei miei colleghi potrebbe essere capace di un gesto simile».

Francesca Contursi (Pd) non nasconde la rabbia, pari allo sconcerto provato in Aula al momento del fattaccio. «È grave soprattutto per il luogo - afferma - e per l’incapacità dell’autore di capire la gravità del gesto». «Una donna? No. Vorrei escluderlo, non lo potrei accettare», chiosa.

La Melini intanto, è una donna in missione alla spasmodica ricerca del responsabile dell’epiteto. «Sarebbe assurdo tornare in Aula con il colpevole dell’illecito», dice, pensando alla seduta convocata per lunedì 27. «Io non mi presenterò se non sarà riportata la dignità e il rispetto istituzionale all’Aula Dalfino», aggiunge, mentre spera nelle prove calligrafiche sulla scheda incriminata.

Melini attende il via libera da segretario generale e Avvocatura comunale, affinché i consiglieri rinuncino alla segretezza del voto, in modo da attribuire a ciascuno la propria scheda e risalire in automatico al colpevole. Annullando la segretezza del voto però, si renderebbe nulla la nomina dei componenti sulla quale Palazzo di Città era già in notevole ritardo. Ma, poiché non è stata approvata «l’immediata eseguibilità», le nomine saranno valide solo tra qualche settimana.

il giudizio dell’ande Indipendentemente da chi sia l’autore dell’insulto, la sezione barese dell’Ande (Associazione nazionale donne elettrìci) sottolinea che «l'ignoto consigliere nel rappresentare il popolo barese è trasceso ad un inimmaginabile livello di volgarità, offendendo sia il diritto delle donne a partecipare alla vita pubblica sia la dignità dell’istituzione rappresentata».

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