Mercoledì 18 Luglio 2018 | 14:53

Bari, veleni e strafalcioni
è caos al I Municipio

Sull'albo pretorio delibera non votata, riunioni fantasma e disagi per la comunità: storia di mala burocrazia cittadina

Bari, veleni e strafalcioniè caos al I Municipio

FRANCESCO PETRUZZELLI

Veleni, guerre interne nella maggioranza di centrosinistra, strafalcioni e dimenticanze. Perché capita che una parte del Pd cerchi di sfiduciare il suo capogruppo, che una delibera mai approvata finisca pubblicata ed esecutiva sull’albo pretorio o che un atto già confezionato mesi prima torni di nuovo in aula per sonore bocciature tecniche. Per la solita storia dei tre passi in avanti e dei quattro indietro.

Il I Municipio annaspa nella sindrome del gambero, in un’attività amministrativa e politica che fa gridare allo scandalo le opposizioni – «stiamo preparando un dossier di sviste e di errori» dice battagliero il capogruppo Massimo Posca (Forza Italia) – mentre il presidente Pd Micaela Paparella (nella foto, sotto) predica calma assicurando che «è tutto sotto controllo e che certe vicende sono rientrate». Come il tentativo di tre consiglieri Pd (Nico Battista, Francesco Parisi e Giuseppe Corcelli) di sfiduciare il loro capogruppo Antonio Bozzo.

Per raccontare la saga di via Trevisani – l’ex Ospedaletto dei Bambini, sede amministrativa dell’ente a più teste comprendente i quartieri Libertà, San Nicola, Murat, Japigia e Torre a Mare, roba da 120mila residenti, quasi da capoluogo di provincia – bisogna partire da fine ottobre. Dal consiglio municipale del giorno 27 che le opposizioni giudicano ancora oggi «illegale» perché fissato da una conferenza dei capigruppo «mai svolta per mancanza del numero legale». «Non è possibile convocare una capigruppo alle 10, dichiararla deserta alle 11 per mancanza del numero legale e riaprirla nello stesso momento perché arriva il capogruppo del Pd» tuonano nell’ordine da Forza Italia, dal Movimento Cinque Stelle, tramite il grillino Italo Carelli. Senza dimenticare le perplessità anche di una parte dello stesso Pd, proprio dei democratici Corcelli e Parisi che, a colpi di nota, avevano chiesto chiarimenti ai vertici del I Municipio e la revoca di quel consiglio municipale. Beccandosi la risposta che il regolamento sul Decentramento «nulla dispone in ordine al termine entro il quale deve considerarsi deserta la riunione dei capigruppo consiliari».

Insomma, una totale deregulation di orari: pare di capire che la riunione dei capigruppo, almeno in via Trevisani, possa essere dichiarata sciolta anche dopo ore e ore di spasmodica attesa dei suoi partecipanti. Ammesso che poi arrivino. La conseguenza naturale di questa vicenda è stata poi quella di un consiglio municipale movimentato che non è riuscito ad approvare alcun punto all’ordine del giorno, nemmeno la delibera sull’indicazione delle aree da sguinzagliamento dei cani, con le opposizioni che hanno lasciato l’aula sulla votazione facendo cadere il numero legale «perché questo consiglio non andava convocato».

Ma la delibera sulle aree per i cani – il I Municipio ne prevede una in piazza Garibaldi e in alternativa in altri punti, compresi gli interni della ex Manifattura (dove c’è un mercato ortofrutticolo giornaliero) e gli spazi di Sant’Anna – chissà perché compare da ore sull’albo pretorio comunale, dichiarandola esecutiva dal 17 novembre prossimo e dandole il carattere della validità. Ma non è proprio così. «Ci sarà stato qualche problema. Lunedì (domani, ndr) il consiglio inizierà proprio da questa delibera» dice il presidente Paparella. E non solo. Quella che mesi fa da queste parti era stata presentata come una lodevole iniziativa sociale riparte il suo iter da zero. Ritornerà infatti in aula la delibera sulla destinazione di un’ala del palazzo comunale di largo Annunziata a Bari vecchia, dove il I Municipio sognava di metterci i bisogni sociali (con spazi per bimbi a rischio devianza, donne sole, indigenti) riservandosi la disponibilità di un locale per le proprie esigenze istituzionali.

Ma nulla da fare. Una perizia tecnica ha bocciato questa possibilità data l’esistenza di un solo ingresso, non sicura per tenere insieme welfare e istituzioni. Quindi niente locale di rappresentanza per il I Municipio. Municipio che dimentica anche di dotarsi di un nuovo contratto per le riprese audio-video dei suoi consigli. Ne sanno qualcosa al Comune dove è arrivato un debito fuori bilancio da quasi 8mila euro di fatture per una quindicina di sedute svolte in via Trevisani.

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