Sabato 23 Giugno 2018 | 12:01

BAri

Chiesa di San Ferdinando
la scalinata è un giallo

E il parroco: ma io non ho chiesto niente, se non una cancellata di protezione

Chiesa di San Ferdinando la scalinata è un giallo

di Gianluigi De Vito

«Se Dio vuole». Scusi, ma cosa dovrebbe volere, Dio? «Che la scalinata si faccia presto. È da mezzora che lei la guarda. È bella, no? Solo che a Bari i lavori sono come la morte. Eterni», sorride beffardo un nonno mentre molla la mano della nipotina che scalpita per guadagnare posto nella messa delle dieci e mezza.

Il sole tiepido di ottobre regala luce nitida alla facciata dioguardiana della chiesa di via Sparano, «San Ferdinando». Ma è il recinto del cantiere che delimita i lavori della scalinata a incuriosire, non il solito musicista di strada, non i soliti magazzini grandi firme, nemmeno il paesaggio di palloncini di Masha e Orso. Neanche le prime castagne arrosto seducono. Perfino le Penne Alpine in raduno sbirciano tra i reticoli che ingabbiano le prime basole bianche della scalinata e del sagrato .

Il giorno dopo la rivelazione dell’architetto Rocco Carlo Ferrari, c’è voglia di saperne di più. Ferrari, collaboratoredi Ludovico Quaroni, il celebre papà del Piano regolatore, era nella giuria che ha scelto il progetto di Guendalina Salimei per la riqualificazione di via Sparano. E ha spiegato che il progetto ora risulta «chiaramente diverso da quello presentato in corcorso». Non c’erano né la piattaforma del sagrato né la scalinata. Ma allora? Chi ha ordinato, e perché, quelle modifiche? Un giallo?

Il parroco, il bitontino don Pasquale Muschitiello, ha la fama di essere uno che si fa di lato quando scoppiano polemiche. Allunga la mano sulla scrivania e consegna un foglio A4 che riproduce la planimetria del sagrato extralarge e della scalinata da book fotografico per i futuri sposi: scalini che mangiano via Sparano, innalzamento del piano viario anche per realizzare la rampa dal lato di via Calefati. Don Pasquale va giù dritto: «Questo (foglio, ndr) è quello che so ed è l’unica cosa che ci hanno detto». Ma il progetto originario era un altro. Chi ha «tradito» Salimei?

Don Marco si tira fuori dall’angolo e va al contrattacco:«Io non ho chiesto nulla, se non la cancellata di protezione all’ingresso e la rampa d’accesso. Sono tredici anni che sono qui e tredici anni che la chiediamo, avevamo anche avviato una raccolta fondi».

Il colpo di fioretto arriva eccome: «Ho solo chiesto che sia il salotto del culto cristiano, non pagàno». Il riferimento è alle manifestazioni all’aperto, alla movida, ai «fracassoni» che fuori «disturbano», mentre nel tempio si celebra il rito. Vecchia questione, mai risolta. Che la scalinata e il sagrato, allora, siano spuntati proprio per risolvere l’irrisolto? Il parroco, s’affretta a rimarcare: «Le ripeto, ho chiesto solo che si rispetti il salotto del culto. Non possono ogni volta chiamare i vigili. Che sia giusto o non giusto fare così la scalinata e la rampa, non entro nella discussione».

Se il «pastore» plaude smarcandosi, il «gregge», almeno quello avanti negli anni, è spaccato. Piero, corista, ha appena finito di cantare: «Non dò un giudizio, sarebbe falsato, voglio vedere l’opera ultimata». Arriccia il naso l’elegantissima Francesca Sylos Labini: «Al momento non piace, ma aspettiamo, magari dovremo ricrederci». Michele Guida tocca il tasto dolente: «Altrove questi lavori vengono eseguiti in un mese. E comunque scalinata e sagrato esteso sono una opportunità anche umana, per noi parrocchiani, perché la parrocchia è fatta di persone». A rendere il concetto più esplicito è Cinzia Ficarella: «Un sagrato così grande non è male. Tornerà utile per celebrazioni come le nostre processioni durante il mese della Madonna di Lourdes, oppure nella domenica delle Palme e nel periodo pasquale. Potremo vivere l’esterno in maniera più funzionale».

Il più determinato a chiarire la sua è Pino Nanna, medico e organista: «Progetto modificato? Non mi sembra che le modifiche siano inusuali. Era ora che San Ferdinando recuperasse visibilità. Era schiacciata tra comizi e palloncini, messa nell’angolo. Quale testimonianza migliore di un sagrato grande ed esteso della “Chiesa in uscita” di cui parla il Papa?». Magari, papa Francesco si riferiva alla costruzione di traiettorie sociali non a esibizioni muscolari di cemento che mettono distanza. Nanna ha risposta netta anche su questo: «Facciamo palazzi che somigliano alle chiese e poi ci lamentiamo quando le chiese somigliano alle chiese?».

Don Marco Mancini , 93 anni incorniciati in un corpo da ragazzo e in una mente sagace, è tra i pochi a praticare il dissenso: «È una violenza all’occhio e quest’opera non si raccorda con quel che serve. Finisce col soffocare la visione interna della chiesa, concentrando tutto sull’esteriorità, sull’esterno».

Angela, nome falso voleva iscrivere la figlia al gruppo cresima. Ha cambiato idea. «Mi faceva comodo, lavoro in centro». Ha ascoltato il commento del medico. Ne fa uno suo: «Questa è la chiesa dei ricchi, ai quali piace rinchiudersi in tutto ciò che li protegge e non li espone. Più sorgono barriere, confini, scalinate e cancellate, più sono contenti».

Resta la domanda: chi ha tradito il progetto originale? Un giallo. Prima poi qualcuno uscirà allo scoperto. Se Dio vuole.

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