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Sabato 18 Novembre 2017 | 22:24

l'evento a bari

Auditorium, la nuova era
sotto il segno della Fracci

Decaro: il tempio della musica è stato negato a tre generazioni di baresi

Auditorium, la nuova era  sotto il segno della Fracci

di Ninni Perchiazzi

BARI - In nome di Nino Rota e delle generazioni perdute (musicalmente parlando), ma anche in barba a tanta, troppa, burocrazia. Madrina Carla Fracci (che interpretò la suite de «La Strada»), riaprirà oggi i battenti dopo 26 anni l’auditorium intitolato al grande maestro, barese d’adozione, alla cui caparbietà si deve la nascita, nel 1981, della grande sala musicale a pianta esagonale annessa al Conservatorio «Niccolò Piccinni».

A celebrare l’evento un concerto di musiche dello stesso Nino Rota («Rappresentazione d’Adamo ed Eva» musica per il balletto su soggetto di Aurel Milloss, e la suite del balletto «La strada») eseguito dall’Orchestra del Conservatorio diretta dal maestro Giovanni Pelliccia. Gran galà a inviti, alle 19.30, anche a causa del numero limitato di poltrone (719).

Il sindaco - «Sono passati 26 anni ed è come se avessimo sottratto a tre generazioni la possibilità di ascoltare la musica all'interno di questo spazio consacrato alla musica», afferma il sindaco Antonio Decaro, nel presentare la premiere della riapertura. «Un danno incalcolabile, se si pensa che uno degli obiettivi che ci stanno più a cuore è quello di ricostruire il pubblico, rendendo accessibili a tutti contenuti e contenitori», prosegue il primo cittadino, non senza sottolineare il percorso tortuoso, tempestato dalle insidie di iter, procedure e cavilli, compiuto per arrivare al traguardo. «La riapertura dell'Auditorium rappresenta un esempio di come non vanno fatte le cose, di come la burocrazia possa bloccare per anni la soluzione di una vicenda, fino a farla apparire infinita, arrecando un danno ai cittadini», sostiene senza mezzi termini il presidente dell’Anci (l’Associazione Comuni d’Italia), nel ringraziare Marida Dentamaro, presidentessa del Conservatorio, «senza il cui operato non saremmo riusciti a raggiungere questo risultato».

«Questa storia, però, è il passato, da domani (oggi - n.d.r.) finalmente cominciamo a scrivere una pagina nuova», aggiunge, per poi elencare i tanti contenitori culturali cittadini che in bacino di carenaggio: dal Castello Svevo, i cui spazi a ottobre diventeranno fruibili al pubblico, al Teatro Piccinni, al Margherita e all’ex Mercato del pesce e al Museo archeologico.

La presidentessa - «Ho trovato una matassa burocratica da sbrogliare che avrebbe potuto tenerci bloccati per tanti anni ancora», dice Dentamaro, elargendo ringraziamenti, ma soprattutto annunciando il ritorno alla piena attività dell’Auditorium. «In quello spazio si eseguirà tanta buona musica, non solo dei docenti del Conservatorio, ma anche degli ospiti - sostiene -. Credo sia giusto che questa sala sia resa disponibile in tutta la bellezza che può accogliere. Ovviamente regolamenteremo la sua concessione anche perché i costi materiali di gestione sono elevatissimi».

L’Auditorium, chiuso nel 1991, ha avuto bisogno di essere adeguato alle norme di sicurezza, con lavori iniziati nel 2009 e conclusi cinque anni dopo, con un costo di 7 milioni di euro (stanziati da Regione Puglia, Provincia e Ministero). Chiarita anche la proprietà del «Nino Rota», un bene demaniale annesso al Conservatorio, «che può ospitare solo concerti e non altri generi di spettacoli», chiosa l’ex vice sindaco.

Il direttore - Anche il direttore del conservatorio, Gianpaolo Schiavo evidenzia il danno subito da «diverse generazioni di studenti di talento a cui è stato impedito di formarsi professionalmente». A breve intanto verrà reso noto il calendario con l’attività concertistica dell’istituto.

«L’auditorium sarà gestito direttamente dal Conservatorio», aggiunge Schiavo, mentre Decaro chiarisce che «sarà stilata una convenzione per stabilire le modalità con cui l’orchestra della Città metropolitana potrà usare la sala».

la sottosegretaria «Sono orgogliosa per l’inaugurazione, ma un lasso di tempo così lungo mi indigna e mi induce piuttosto a riflettere sulla sua storia travagliata, che ha privato la città, e non solo, di un luogo fondamentale per la musica», afferma la la sottosegretaria al Miur, Angela D’Onghia. «Adesso dobbiamo solo pensare ad iniziative importanti e significative di produzione artistica dando il giusto riconoscimento del valore sociale e culturale della formazione accademica musicale. Per troppo tempo abbiamo mortificato le potenzialità creative dei nostri giovani», conclude.

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