Sabato 21 Luglio 2018 | 19:18

Bari

Il maestro strattona il bimbo
scattano le regole della mala

Assenze di massa nella Elementare di Enziteto. Minacciato il docente

di Antonella Fanizzi

BARI - Dopo l’assenza di massa di lunedì, quando i bambini dalla prima alla quinta sono rimasti a casa, ieri la scuola elementare di Enziteto è tornata a popolarsi. Le donne inferocite perché quel maestro ha alzato le mani su un loro figlio, dopo aver parlato a lungo e con toni non proprio pacati con la preside, hanno acconsentito a far rientrare gli alunni in classe. Il maestro invece non è più in servizio. A decidere su una sua eventuale sospensione, che comporta l'assenza dal lavoro insieme alla perdita dello stipendio, sarà l'Ufficio scolastico provinciale che sta valutando la vicenda, accaduta venerdì scorso, anche sulla scorta della relazione fatta dallo stesso insegnante che rigetta l'accusa di maltrattamenti, addossatagli dalla mamma del bambino, ma non nega di essere stato costretto a usare tecniche di contenimento per calmare lo scolaro, però senza alcuna intenzione – ha detto il docente - di fargli del male. Del fatto sono stati informati la Questura e la Procura.

Le mamme, invece, non vogliono aspettare l’esito del giudizio. A gran voce hanno chiesto di mettere le telecamere nelle aule alla dirigente Angela De Santo, che ha investito da vent'anni sogni e energie su un territorio difficile. Le donne si sarebbero rese disponibili a pagare i dispositivi elettronici di tasca propria pur di tutelare l'incolumità dei piccoli e pur di tenere sotto controllo gli educatori. Ma se insieme alle telecamere in quella classe ci fosse stato un registratore, forse le cose sarebbero andate in maniera diversa.

Il docente di sostegno (al suo secondo giorno nella Iqbal Masih ma con una esperienza di quattro anni nella vicina scuola Bonghi), per far uscire da sotto il banco l'alunno di quinta elementare che stava disturbando gli altri compagni – è la versione che il professore ha dato alla preside - con l'obiettivo di farsi obbedire, ha fatto pressione sulle braccia, sul collo e sull'addome del ragazzino. Quello stesso insegnante, però, sarebbe stato a sua volta aggredito all’uscita dalla madre dell’alunno.

Il maestro, che ora ha paura, ha raccontato di essere stato minacciato di morte da quel ragazzino che già a dieci anni si ritiene intoccabile, e che inoltre i conti sarebbero stati regolati poi all'esterno, dai grandi. Quegli adulti di cui i piccoli si fanno scudo per far valere le proprie ragioni.

Per carità, i bambini non hanno colpe e la violenza, in qualsiasi forma, non va mai giustificata. Ma evidentemente cambiare la denominazione di Enziteto in San Pio ha significato poco o niente se ancora oggi la legge del più forte è quella che prevale persino fra i banchi. I figli non devono pagare le colpe dei padri, quei padri che entrano e escono dal carcere, ma la scuola non può essere lasciata da sola a gestire i ragazzini che avrebbero bisogno di esempi positivi, di supporto e non di adulti assetati di vendetta.

La madre del bambino colpito lo ha accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale San Paolo: i medici gli hanno dato cinque giorni di prognosi. I lividi fanno male, fanno orrore sul corpo di un ragazzino, fanno saltare il sangue agli occhi a chiunque senza distinzione fra ricchi e poveri, fra professionisti e disoccupati, fra gente perbene e poco di buono, ma a lasciare le cicatrici sono pure gli esempi sbagliati, i consigli che al posto di condurre sulla strada dell'etica portano di contro su quella del crimine.

A Enziteto come a Barivecchia, come in alcune zone di Japigia o del San Paolo o del Libertà, non si può promettere a un bambino una pistola come regalo. Nessun bambino si dovrebbe vantare con i compagni di scuola di avere un cognome importante nella sfera dei clan. Le maestre e i professori, che hanno orecchie per sentire e un cuore che sa ascoltare, ogni giorno insegnano l'italiano, la matematica, la storia e la geografia condite da pillole di legalità. Però il quartiere, il mondo che vive intorno alla scuola, non può essere nemico dei bambini.

La condotta del maestro sarà valutata dagli organi competenti. «Ho spiegato a tutta la classe e ai genitori – conclude la preside – che a scuola bisogna rispettare le regole, i compagni e i docenti». Quel maestro non tonerà più nella Iqbal Masih. I bambini, che sono il presente e il futuro del quartiere, invece in classe ci stanno. Il messaggio da trasmettere deve però essere lo stesso, all'interno e all'esterno della scuola.

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