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Sabato 25 Novembre 2017 | 08:20

Bari

Oltre 2 anni per notifiche giudiziarie
verso prescrizione inchiesta su Asl

Oltre 2 anni per notifiche giudiziarie  verso prescrizione inchiesta su Asl

È un filone minore delle indagini sulla gestione della sanità pugliese. Quasi se ne ignorava addirittura l’esistenza. Nel periodo caldo degli accertamenti sulle presunte nomine e appalti pilotati all’Asl di Bari, il trasporto dei pazienti verso i centri dialisi era rimasto quasi sullo sfondo. Adesso, in ogni caso, davvero poco importa. Il lasso di tempo intercorso tra il momento in cui i fatti sarebbero stati commessi e quando quei fatti addebitati sono stati notificati ai diretti interessati, infatti, è tale che i presunti reati ammesso che siano stati commessi, si sono comunque estinti per prescrizione. Addirittura prima che fosse istruito un eventuale processo. Qualcuno, per la verità, ha ricevuto l’atto due anni fa. Altri, invece, solo ieri.

Insomma, per qualcuno ci sono voluti più di due anni per notificare un avviso di conclusione delle indagini preliminari. Nove gli indagati, tutti ex dirigenti della Asl di Bari fra i quali l’ex direttore generale Lea Cosentino, accusati di abuso d’ufficio per fatti relativi agli anni 2008-2011. Nel mirino della magistratura inquirente erano finite più nel dettaglio alcune proroghe del servizio di trasporto dei pazienti nefropatici verso e dai centri di dialisi che, secondo l’accusa, sarebbero state concesse in modo illegittimo.

L’indagine condotta dai finanzieri del Gruppo Bari, coordinati dal pm Gaetano De Bari, era stata avviata nel 2013 su presunti abusi che sarebbero stati compiuti per anni dai direttori generali, sanitari e amministrativi avvicendati nella Asl di Bari. Questi - secondo l’accusa - hanno indebitamente concesso proroghe - fino alla fine del 2011 - del servizio di trasporto pazienti scaduto nel maggio 2008, senza espletare una gara, così come previsto dal Codice degli appalti e dal Codice dei contratti. Ma difficilmente si saprà mai se davvero è andata così, semplicemente perché formalmente la chiusura delle indagini è stata notificata ad alcuni degli indagati solo adesso, a distanza quasi di dieci anni da alcuni dei fatti addebitati. Quando all’orizzonte non c’è ancora nemmeno la prospettiva del processo (a parte il fatto che non siamo ancora neanche nella fase della richiesta di rinvio a giudizio che dovrebbe poi valutare un giudice, gli indagati hanno comunque diritto a venti giorni di tempo per essere interrogati o presentare memorie), l’inchiesta è morto quasi prima di nascere.

Nel fascicolo sono indagati gli ex direttori generali Lea Cosentino e Nicola Pansini, gli allora direttori amministrativi Francesco Lippolis e Massimo Mancini, gli ex direttori sanitari Rosa Porfido e Vito Gregorio Colacicco, gli ex dirigenti dell’Area Gestione Patrimonio Giovanni Molinari e Rachele Popolizio e l’allora commissario straordinario della Asl di Bari Angelo Domenico Colasanto.

L’avviso di chiusura delle indagini è firmato dal pm il 31 luglio 2015. A fine agosto viene dato ordine di trasmettere tutto all’ufficio che si occupa delle notifiche. Qualcuna va a buon fine, al punto che alcuni difensori hanno anche presentato memorie e hanno chiesto di essere avvisati nel caso in cui fosse stata chiesta l’archiviazione. Da allora, sono passati due anni, non hanno saputo più nulla.

Altri, invece, hanno appreso solo ieri dell’indagine con la chiusura dell’inchiesta. A quasi dieci anni dai fatti. E ora, forse, è troppo tardi.[g. l.]

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