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Lunedì 20 Novembre 2017 | 22:23

IL presidente della Bpb

Jacobini: girati come calzini
ma noi sempre stati corretti

«Tercas si è rivelata una opportunità. Fiducia nelle toghe»

Jacobini: girati come calzinima noi sempre stati corretti

Presidente Marco Jacobini, c’è un’indagine della Procura di Bari su di lei e sui vertici della Banca Popolare di Bari. Un dipendente accusa la Banca di averlo mobbizzato e di aver realizzato operazioni opache.
Sono accuse rancorose che provengono da un dirigente licenziato per giusta causa, dovuta alla scarsità di rendimento e di risultati prodotti. Il suo era un peso non più sostenibile. Per questo motivo vorrei che gli accertamenti - e da parte nostra vi è la massima disponibilità a cooperare - fossero quanto mai rapidi. La Popolare di Bari ha sùbito dato incarico ai propri legali di presentare denuncia, per tentata estorsione, nei confronti del dirigente licenziato. Il clamore mediatico non può né deve oscurare la correttezza dei comportamenti tenuti dai vertici della Banca.

Si presume che siate a conoscenza delle accuse specifiche da parte dell’ex dipendente.
Guardi, nei 40 anni che ho vissuto nei diversi ruoli di responsabilità all’interno della Popolare di Bari, di cosiddette «accuse specifiche» ne ho viste parecchie. Tutte però sono crollate di fronte alle relative, numerose verifiche. Verifiche effettuate dagli organi di vigilanza (e non solo) a tutti i livelli. Noi siamo pronti a rispondere anche stavolta, sempre nel segno di quella trasparenza, che ha caratterizzato la storia della Banca Popolare di Bari.

La Procura sta indagando fra l’altro sull’operazione che ha portato alla svalutazione del 20 per cento del titolo azionario della Popolare di Bari.
Sia chiaro: massimo rispetto da parte nostra nei confronti dell’inchiesta dei magistrati. Ma mi chiedo cosa si dovrebbe fare nei confronti delle grandi banche che hanno perso l’80% o addirittura il 100% del loro valore, per giunta in tempi assai brevi. Abbiamo ridotto del 20% il valore del titolo Pop-Bari sulla base delle valutazioni del mercato.
Secondo l’accusa alcuni azionisti sarebbero stati privilegiati nella vendita di azioni saltando ogni graduatoria e recuperando le somme investite.

Anche su questo versante sono state fatte, pure in passato, diverse illazioni, tutte verificate e approfondite dalle autorità compententi. Che non hanno mai riscontrato alcuna irregolarità.
C’è chi accosta la vicenda delle banche venete a quella della Popolare di Bari. Le banche venete finanziavano i clienti che acquistavano le loro azioni...
Una pratica scorretta da parte di quelle banche settentrionali. Al contrario, la Popolare di Bari ha sempre improntato la propria condotta all’insegna della massima attenzione e della rigorosa correttezza. Controlli sono stati fatti e auspicati da noi stessi all’indomani di ogni aumento di capitale. La nostra condotta non è assolutamente accostabile alle vicende delle due banche venete. Se nel nostro lavoro, come può capitare in ogni settore, si è verificata qualche irregolarità, essa ha riguardato fatti del tutto marginali. Io non sono aduso alla cultura del sospetto, ma qualcosa mi induce a pormi qualche domanda.

Ad esempio?

Non mi riferisco all’opera dei magistrati. Ma comincio a pensare che nei confronti dell’unica grande Banca territoriale del Centro-Sud sia in atto una strategia dell’attenzione fondata su strumenti ed elementi che forse hanno poco a che fare con i princìpi di concorrenza e trasparenza, cioè con gli interessi legittimi di chi opera nel settore del credito.

A cosa si riferisce?
Non ho elementi concreti, ma ricordo che, storicamente, il sistema bancario italiano non è stato immune da scorrerie ispirate più da opache logiche di potere che da progetti di limpido buongoverno bancario. Certe volte ho l’impressione, forse sbagliata, e, mi scusi se insisto, non mi riferisco all’inchiesta in corso, che la progressione pluridecennale di Pop-Bari abbia sorpreso chi ritiene che di notte tutte le vacche sono nere, specie se pascolano nel Sud. Ma non fantastichiamo.

Fonti della procura riferiscono che l’operazione Tercas era rischiosa per la Popolare di Bari.
Non voglio entrare nel merito di queste valutazioni, anche perché mi attengo a quello che si legge in qualche anticipazione giornalistica. Dico solo che Tercas ha costituito la 28ma acquisizione da parte di Pop-Bari e che non differiva dalle 27 precedenti. L’unica diversità si chiamava contesto. Le precedenti acquisizioni si sono realizzate in un momento migliore per l’intera economia nazionale e per il settore creditizio. Mentre il salvataggio di Tercas ha coinciso con una situazione complessiva assai grave. Crisi nera. Tutto qui. Nei fatti Tercas si è rivelata e si sta rivelando un’opportunità, è risanata. Sta già producendo buoni risultati.

Alcuni accertamenti avrebbero rilevato la comunicazione di bilanci poco chiari alla Consob, mentre era in corso l’acquisizione di Tercas.
Che dire? Tutte le ispezioni fatte finora hanno sempre accertato e confermato il contrario. Da sempre siamo rivoltati, come è giusto che sia, come calzini. E ogni volta è emersa la nostra tradizionale correttezza. Sono tranquillo anche adesso.

La Popolare di Bari è sospettata di aver fatto pressioni per ritardare o bloccare la trasformazione in spa.
Ma quali pressioni. Siamo pronti alla spa da dicembre 2016, quando abbiamo convocato la prima assemblea. Poi ne abbiamo convocato un’altra. Ora ci troviamo tra coloro che sono sospesi. Non sappiamo se resteremo una cooperativa o approderemo alla spa. Aspettiamo le decisioni della Consulta e del Consiglio di Stato. E d’intesa con Bankitalia ci stiamo preparando a ogni ipotesi. È risibile ipotizzare pressioni da parte nostra. Siamo tra le prime dieci banche italiane, ma non siamo mica un Potere Forte in grado di condizionare gli eventi.

I soci della Popolare di Bari si attendono di poter ottenere la liquidabilità delle azioni.
Gli azionisti vogliono giustamente rivedere il mercato «liquido» che ha contraddistinto la banca fino a dicembre 2015. Ci eravamo posti il limite dei 90 giorni per lo scambio dei titoli, ma riuscivamo a rendere liquide le azioni addirittura in metà tempo, in 45-50 giorni. Termine assai più ravvicinato. Poi si è verificato l’imponderabile nel sistema bancario nazionale: le 4 banche fallite, le due venete, le polemiche sul bail in... Il che si è ripercorso sul valore dei titoli bancari, bloccando il mercato. E proprio a un mercato più aperto ci siamo ora affidati per la valutazione delle azioni. La seconda piattaforma per gli scambi sta cominciando a ben operare.

E’ soddisfatto della redditività della banca?
In questo momento no. La prima semestrale 2017 ha dato risultati positivi, ma è stata caricata del peso di 32 milioni da noi destinati al fondo Atlante, che doveva servire a rimettere su un sistema creditizio oberato da notevoli sofferenze. Un fondo che si è esaurito nel modo che abbiamo visto.
Giuseppe De Tomaso

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