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Venerdì 24 Novembre 2017 | 03:02

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Bari, il Comune approva
la legge «taglia ricorsi»

Secondo le prime stime, sarebbero circa 300 i contenziosi in corso che, se archiviati, potrebbero fruttare alle casse comunali circa 60 milioni di euro

Il Comune di Bari, corso Vittorio Emanuele 84

Il Comune di Bari

I toni sono accesi, ma alla fine il provvedimento ammazza-contenziosi passa nonostante i mal di pancia e pesanti strappi all’interno della stessa maggioranza. Con il capogruppo del Pd, Marco Bronzini, che decide di non partecipare all'esame e al voto manifestando forti perplessità. «Provvedimento che fa schifo. State aiutando i grandi evasori, i potenti che hanno in mano la città», tuonano all’unisono le opposizioni che per protesta abbandonano l'aula (restano solo Michele Picaro e Irma Melini). «Non stiamo favorendo nessuno, lo impone lo Stato. E non stiamo facendo regali», si difende la maggioranza alzando a un certo punto il tiro. «Noi, a differenza vostra, non conosciamo i capitalisti di questa città, non sappiamo nemmeno i nomi e i cognomi», dice un paonazzo Giuseppe Muolo (Pd) rivolgendosi ai banchi del centrodestra. Quel centrodestra che, per dirla alla Filippo Melchiorre (FdI-An), ripete più volte in aula: «Ma la sinistra dov’è in questo provvedimento? Anche questa volta il Pd aiuta banche e poteri forti?».

Tutto secondo copione in consiglio comunale sul discusso e infuocato regolamento sulla definizione agevolata dei contenziosi pendenti in materia tributaria, passato solo per il rotto della cuffia (22 voti sui 19 necessari). Cittadini e imprese che trascinano il Comune (o viceversa) davanti alle Commissioni tributarie provinciali, regionali e addirittura in Cassazione, perché disconoscono alcune cartelle su Ici, Imu, Tari, Tares, Tosap, imposte di pubblicità e di pubbliche affissioni ritenendole errate nel calcolo, sia per gli importi, sia per le metrature. Con il nuovo regolamento – già altre città hanno colto questa possibilità la cui adozione viene fissata dal legislatore entro il 31 agosto – Palazzo di Città sana e sfoltisce diversi contenziosi prevedendo introiti sicuri. Ma non ancora quantificabili essendo una procedura che si attiva su base volontaria del contribuente.

Secondo le prime stime, sarebbero circa 300 i contenziosi in corso che, se archiviati con questo armistizio, farebbero fruttare alle casse comunali qualcosa come 60 milioni di euro. Non si tratta di un vero e proprio condono: il contribuente che, entro la data ultima del prossimo 2 ottobre, decide di aderire a questa transazione, paga l’intera imposta oggetto di contestazione di primo grado, gli interessi del 4 per cento di ritardata iscrizione a ruolo calcolati sino al 60esimo giorno successivo alla notifica dell’atto e le spese di notifica inclusi nell’atto impugnato. All’importo il contribuente dovrà sommare le eventuali spese di lite riscosse sulla base della sentenza non definitiva che ha deciso la controversia oggetto di definizione agevolata. Viene esentato invece dalle sanzioni collegate al tributo e gli interessi di mora. Con possibilità di rateizzare per i casi di oggettiva difficoltà e per importi superiori ai 2mila euro (in entrambi i casi entro il 2 ottobre va comunque versato il 40 per cento dell’importo dovuto). Dilazione sulla quale però il collegio dei revisori dei conti ha manifestato qualche perplessità perché «non appare coerente proprio con i criteri indicati» dalla stessa legge. Una sottolineatura che ha poi costretto la giunta comunale a emendare il testo facendo scendere il numero delle rate, passate da cinque a quattro. In ogni caso resta la facoltà del Comune di presentare diniego alle domande.

Le opposizioni le provano tutte presentando emendamenti che mettono il tetto di 50mila euro di importo per aderire alla definizione agevolata. Una sorta di misura anti-lobbies e contro i grandi debitori (litigiosi). Passa ad esempio l’emendamento di Fabio Romito (Misto centrodestra) – critico verso il provvedimento perché «favorisce solo i contribuenti facoltosi e, verrebbe da dire, cui prodest? A chi giova?» - che prevede l’esclusione dell’adesione alla definizione agevolata solo dei contribuenti che hanno perso in entrambi i gradi di giudizio (commissione tributaria provinciale e regionale) e sul cui contenzioso non si è ancora espressa la Cassazione. Di «misura che assomiglia a un condono» parla invece Mimmo Di Paola (Ic) chiedendosi come il Comune investirà queste nuove entrate. «Regolamento ad personam fatto solo per 70 grandi contribuenti, i cui debiti sono da brividi. Un pasticcio.

Il Comune avrebbe potuto applicare altri sistemi come la conciliazione», avverte Giuseppe Carrieri (Ic) mentre dai banchi dei Cinque Stelle Francesco Colella definisce l’atto «una delibera diseducativa con la sinistra che stranamente tace davanti a questo condono mascherato». Per Area Popolare, Romeo Ranieri avverte: «Faremo i nomi e i cognomi dei beneficiari». «Ma noi non li conosciamo. Non stiamo facendo né sconti, né condoni ma solo sfoltendo le aule delle commissioni tributarie come imposto dalla legge dello Stato», ribatte l’assessore al Bilancio, Alessandro D’Adamo.[fra. petr.]

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