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Domenica 19 Novembre 2017 | 05:41

Bari

Casa popolare dopo 10 anni
ma è un buco di venti metri

di ANNADELIA TURI

BARI - «Ma secondo voi questa è una casa? Io qui con la mia famiglia e con una figlia malata non posso venire a vivere. Questa è davvero una beffa. Dal 2007 dormo per strada, in macchina o a casa di mia sorella. Mia moglie è ospite di sua sorella ma ancora per poco. Ora pretendono che io debba stare con altre tre persone in un tugurio pieno di umidità. È assurdo. Mi hanno preso in giro. Anche questa notte resterò a dormire da mia sorella o in macchina ma una cosa è certa: voglio denunciare tutto alla procura perché sono stanco di essere subire ancora umiliazioni. Io non mi fermerò».

Lorenzo Demarco, 67 anni ha il volto segnato dalla stanchezza, dalla rabbia e dalla consapevolezza di aver subito troppo nella vita. Sposato, con due figli di 28 e 36 anni, stringe nelle mani le chiavi della sua nuova casa. Quella che l’edilizia residenziale (su disposizione di un provvedimento disposto dal sindaco Decaro) ha deciso di affidargli come alloggio popolare. Definirla casa è davvero un eufemismo. Quattro mura per un totale di 20 metri quadrati in piazza San Pietro al civico 5, nel cuore di Bari vecchia. All’interno il cattivo odore di umidità rende l’aria irrespirabile e quindi la casa invivibile. Una specie di monovano, senza finestre, né balcone e il bagno ricavato nella cucina con un’apertura d’aria in corrispondenza dei fornelli della cucina. Questo è ciò che ha riservato per lui e la sua famiglia l’amministrazione comunale dopo anni di richiesta di un alloggio popolare. «È una situazione che va avanti dal 2007 – spiega Lorenzo Demarco, da quando sono stato licenziato. Vivo ogni giorno facendo l’elemosina e recuperando pochi spiccioli che metto a disposizione della famiglia per l’essenziale. Mia moglie guadagna solo 170 euro al mese e con quei soldi dobbiamo tirare avanti. In questi mesi ha inviato lettere, ho lanciato appelli e ora ecco l’amara sorpresa». Ma c’è di più: nel documento a firma del sindaco si evidenza che «l’immobile, affidato all’intero nucleo familiare, ha un utilizzo di carattere eccezionale, straordinario e temporaneo disposto per un periodo di 30 giorni, salva l’applicazione di un’indennità di occupazione di 25 euro, pari a quello sociale, in caso di superamento di predetto termine». Una vicenda che sta a cuore ai consiglieri comunali Filippo Melchiorre (Fratelli d’Italia, Alleanza Nazionale) e Fabio Romito (Gruppo Misto di direzione Italia) che hanno deciso di non lasciare solo Lorenzo Demarco e la sua famiglia. «Non è nostro costume strumentalizzare situazioni d’indigenza e povertà – spiegano Melchiorre e Romito – ma siamo arrivati davvero al limite. Un nucleo familiare di quattro persone non può vivere in questo tugurio. È davvero offensivo alla dignità dell’essere umano. Quindi, rivolgiamo al sindaco un invito a capire come si possa vivere in una bettola e mi assumo – tuona il consigliere Melchiorre - ogni responsabilità di ciò che affermo». Sulla questione i consiglieri hanno annunciato che presenteranno un’interrogazione in consiglio comunale e porteranno la vicenda all’attenzione dei rappresentanti della Commissione consiliare qualità dei servizi.

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