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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 23:19

bari

L'idea per la nuova costa sud
ecco il parco urbano sul mare

Nella proposta di Confindustria e associazioni l'impatto ambientale ed economico

L'idea per la nuova costa sud ecco il parco urbano sul mare

di Gianluigi De Vito

Far ruotare tutto attorno a un mega Parco urbano lambito dal mare.È solo un’idea. D’accordo. Epperò è disvelata in ogni dettaglio, compresa la parte economica. Come dire: carte completamente scoperte. Sicché è più di un’idea, è una visione. Si dirà: è comunque una proposta avanzata da una parte, quella privata, un libro dei sogni. Vero anche questo. Ma la riqualificazione del lungomare Sud presentata in maniera ufficiale ieri sera a Torre Quetta, quanto meno, accelera il dibattito.

L’uscita dai box di Confindustria e Associazione costruttori che firmano l’idea assieme a un ombrello largo di istituzioni (Politecnico, Università, Ordine ingegneri, Ordine architetti) e associazioni (Legambiente, Confcooperative), insomma, un merito, lo ha già acquisito: quello di rendere urgente il riscatto di un labbro ferito, quasi defunto, della città del mare.

Ieri a tarda sera, appunto, (scriviamo mentre l’evento è in corso), la conferenza-spettacolo: il racconto attraverso immagini e numeri dell’idea progettuale; la musica della Banda Osiris con la recitazione dell’attrice Licia Lanera; le video-interviste a volti noti che ricostruiscono la memoria del luogo; le testimonianze dal vivo di esperti e imprenditori. Il tutto davanti al governatore della Regione, Michele Emiliano, e al sindaco di Bari, Antonio Decaro.

Non ha mai fatto mistero, il numero uno di Confindustria Bari e Bat, Domenico De Bartolomeo, sulla necessità di spingere l’acceleratore nella resurrezione del litorale meridionale, visto che a Nord le ruspe sono all’opera. Alcune anticipazioni sono già state fatte proprio dalle colonne della Gazzetta. Ieri, altra carne sul fuoco. L’idea generale di scomporre in tre il segmento della riqualificazione puntando su piscine costiere (Torre Quetta), museo del mare (al centro) e strutture ricettive di alberghi e residenze (San Giorgio) è stata infarcita di altri dettagli: area relax, giochi per bambini, attrezzature di fitness, giardino tematico, aree verdi, strutture per la balneazione. Di nuovo c’è che del libro dei sogni si è parlato anche del capitolo economico e di quello ecocompatibile. Fermiamoci un attimo al secondo. Dal ciclo dell’acqua piovana (sarà raccolta, convogliata nelle cisterne e riutilizzata nelle residenze, negli uffici, nell’irrigazione di orti e parchi), alla gestione delle acque reflue (convoglieranno in una centrale di trattamento dalla quale estrarre biogas, fertilizzanti e acqua ripulita); dalle energie rinnovabili, alla gestione dei rifiuti (rete di tubazioni interrate che trasporta il differenziato in una centrale di raccolta di quartiere per ilo compostaggio e la produzione di energia), tutto sarà «eco» e «smart», e cioè sostenibile e «intelligente».

L’altra idea forte è quella dell’impatto economico: 510 milioni di investimenti in 10 anni, di cui 385 milioni privati e 125 milioni pubblici. I posti di lavoro? Ottocento all’anno per 10 anni, poi, da 300 a 500 all’anno, a regime.

«Presentiamo un’idea, una traccia di rigenerazione che abbiamo condiviso con un tavolo di lavoro molto ampio», dice De Bartolomeo. Spiega: «È un’idea basata sulla creazione di un grande parco urbano sul mare, forse il più grande d’Europa. Un parco, però, attrezzato e dotato di precise funzioni e strutture turistico-ricreative che possano generare relazioni vive con il resto della città ed anche con potenziali visitatori e investitori esteri. Abbiamo deciso di presentare questa visione alla cittadinanza sulla spiaggia di Torre Quetta, di recente divenuta meta di attrazione per i baresi, perché essa rappresenta un luogo simbolico: il segno che questa costa può davvero rinascere a nuova vita. Sulla nostra idea ci aspettiamo che si possa generare un dibattito pubblico e che il Comune di Bari ci consideri parte attiva di un confronto di idee per arrivare a condividere la migliore soluzione possibile per questo tratto di litorale».

«Abbiamo provato a immaginare un modello di sviluppo multisettoriale - puntella ancora De Bartolomeo - in cui si intrecciano non solo attività turistiche, commerciali, ricreative, culturali, trasporti ed edilizia ecosostenibili, ma anche nuovi servizi 4.0, produzione di energia rinnovabile e incubatori di start up. E’ un modello di rigenerazione partecipata, che si potrebbe replicare anche in altri Comuni».

Gli fa eco Beppe Fragasso, a capo di Ance Bari e Bat, la sezione Costruzioni territoriale di Confindustria: «Il dibattito avviato ci ricorda quello delle polis dell’antica Grecia, culla della democrazia, quando il confronto sulle scelte politiche coinvolgeva anche i cittadini. È dunque, alla politica e ai cittadini che proponiamo la nostra visione sul lungomare Sud, convinti che solo attraverso il confronto possa nascere una soluzione condivisa, attesa da decenni. Essere tra gli attori di questa rigenerazione, a valle di un percorso che abbiamo iniziato con la pubblicazione di uno studio storico e sociologico di questo tratto di costa, rende orgogliosi i costruttori baresi».

Così Loredana Ficarelli, prorettore vicario del Politecnico di Bari: «Per noi, è fondamentale pensare che la forma di un edificio corrisponda ad una precisa “idea di città”. Tutto ciò implica la riorganizzazione del paesaggio urbano, in termini di recupero della “bellezza”, a partire da un chiaro rapporto, spesso negato, con la costa e con il mare. Il mare, per una città mediterranea costiera, non dovrebbe rappresentare un limite ma una meta da raggiungere, uno spazio da conquistare verso cui rappresentare la propria identità, così come accade in corrispondenza della città antica, della città Ottocentesca e di quella degli anni Trenta: casi in cui il mare diviene il luogo della scena urbana, la parte più rappresentativa della città, il waterfront, il luogo di rituali inediti, insostituibile per la gente che vede nell'acqua la possibilità di una vita migliore».

E l’economista Gianfranco Viesti s’adentra nell’altra idea forte, quella che incuriscisce di più, l’impatto economico complessivo: «È pari a 1.770 milioni di euro in dieci anni. Per almeno 1.380 milioni tale impatto ricade sull’economia regionale».

Lui, Michele Emiliano, il sindaco di Puglia, prende atto con ottmimismo: «Abbiamo fatto un lungo cammino insieme con Confindustria e Ance con un'operazione da rivoluzione francese su quartieri scollati come il San Paolo. Quando diventai primo cittadino nacque l'idea del sindaco "sarto". Stasera colgo con soddisfazione un'evoluzione pazzesca nella testa della città che mette insieme visioni ambientaliste. La Regione seguirà questo processo anche alla luce del bando da 120 milioni del piano di rigenerazione urbana. E non dimentichiamoci che c'è il nuovo piano regolatore di Bari. Partita un'orchestra che prima ha liberato l'orizzonte del lungomare e poi ha bonificato queste spiagge e penso a Maria Maugeri (parte applauso, ndr). Tutta questa roba di stasera non ci sarebbe stata se non avessimo avuto la capa tosta e questo nuovo approccio scientifico alla decisione politica, favorito anche dalla nostra legge regionale sulla partecipazione».

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