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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 16:01

la città violenta L'aggressore della donna era formalmente «espulso»

un pomeriggio di paura L'etiope arrestato nel sottopasso l'ha spogliata e pestata per scippare la borsa

di Luca Natile

BARI - Sul capo di Y.E.T., etiope di 30 anni, pendeva da tempo un decreto di espulsione che il migrante si era guardato bene dal rispettare. Niente bagagli, niente biglietto di ritorno a casa. Non aveva il denaro per comprarne uno. Ma non avrebbe dovuto essere in Italia. Non avrebbe dovuto essere in agguato nel sottopasso ferroviario di via Emanuele Mola, l’altro pomeriggio. Invece era lì, trascorse da poco le 17.30. Ha approfittato del fatto che in quel momento il tunnel era desolato e ha aggredito alle spalle una donna di 37 anni. Con un gesto fulmineo, le ha messo le mani sui fianchi e le ha abbassato la gonna per impedirle di scappare. Poi

ha tentato di strapparle la borsa che portava a tracolla. La donna, sebbene colta alla sprovvista, ha trovato la forza e il coraggio di reagire. Ha urlato con quanto fiato aveva in gola, cercando di allontanare il suo aggressore che per chiuderla la bocca l’ha colpita con dei pugni.

Uno dei due ingressi del sottopasso di via Mola si affaccia su via Tanzi dove ci sono gli uffici dei Carabinieri del Nucleo informativo del reparto operativo di Bari e della Stazione Bari Scalo. Dalle finestre aperte per il caldo, le invocazioni di aiuto hanno raggiunto i militari al lavoro che si sono precipitati all’esterno, raggiungendo il piccolo tunnel a tempo di record. L’etiope non ha fatto in tempo ad allontanarsi che i carabinieri gli erano già addosso. Lo hanno arrestato con l’accusa di tentata rapina.

La vittima, medicata dai soccorritori del 118, è tornata a casa con il volto e il collo pieni di lividi. Nella borsa c’erano le chiavi di casa, i suoi effetti personali, il telefono cellulare.

Nel suo intenso periodo di permanenza a Bari, il migrante, aveva già collezionato un discreto numero di precedenti per reati contro il patrimonio (furti e rapine) e contro la persona (rissa, lesioni, percosse).

L’episodio ha riportato di attualità il problema di quel sottopasso, spesso sporco e che la notte a volte offre rifugio a barboni e diseredati. L’ascensore presente nel tratto iniziale di via Mola, in prossimità dell’incrocio con via Capruzzi, viene utilizzato come vespasiano. L’odore dell’urina è così intenso da scoraggiarne l’utilizzo.

Il consigliere comunale Michele Caradonna ha più volte sollevato il problema della scarsa sicurezza di quel sottopasso.

«Lunedì mattina - spiega in un comunicato - ho presentato una ennesima interrogazione al sindaco De Caro chiedendo l'installazione di telecamere di video sorveglianza così come previsto in altri sottopassi. Le telecamere ovviamente - aggiunge - non risolvono i problemi di scippi o aggressioni, ma almeno fanno da deterrente e soprattutto diventano un valido supporto per le forze dell’ordine in caso vengano consumati dei reati all’interno o nelle prospicienze». Il consigliere fa poi notare che «il problema della sicurezza non è il solo che affligge quel sottovia ferroviario.

«Ad esempio, l'ascensore che dovrebbe permettere l'attraversamento alle persone con disabilità è rimasto fuori servizio, per 15 giorni, per l’ennesima volta, appena un mese fa. È da febbraio - si lamenta Caradonna - che chiedo interventi sul sottopasso.

Quello che salta agli occhi è il cattivo stato di manutenzione di scale e accessi.

«Nella stessa interrogazione – aggiunge Caradonna – ho chiesto un radicale intervento di pulizia di tutto il sottopasso incluse le zone di accesso. Le scale sono luride, nere, c'è sporcizia ovunque, escrementi, cattivi odori, la struttura è ormai a rischio igienico sanitario. Non è possibile che in una zona centrale della città - conclude - si possa lasciare una struttura così frequentemente utilizzata dai cittadini in queste condizioni».

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