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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 02:25

disservizi pubblici

«Sos» sanità a Bari
due anni per un esame

«Sos» sanità a Bari due anni per un esame

di Valentino Sgaramella

BARI - «Se un paziente perde sangue dal colon e prenota una colonscopia potrà effettuarla tra due anni, quando sarà già morto per carcinoma del colon. La verità è che qui si crepa, non si garantiscono più i servizi essenziali. Se vuoi una Tac, devi pagare in contanti in una struttura privata».

Lo sfogo è di Luigi Schirone e Luigi Mari, entrambi consiglieri di centrodestra del Secondo Municipio (Picone, Poggiofranco, San Pasquale, Carrassi, Mungivacca). «Hanno chiuso quattro poliambulatori il che ha richiesto una concentrazione di tutte le prestazioni in due distretti, uno al poliambulatorio di via Federico Vecchio a Carrassi ed il secondo in via Aquilino a Japigia». L’ambulatorio di Poggiofranco-Picone serviva anche i residenti della parte alta di Carrassi ed in parte anche San Pasquale.

Questa situazione sta generando una serie di disagi tra i cittadini perché gli unici due poliambulatori vedono ingolfate le proprie attività il che inevitabilmente allungano le liste d’attesa. «Corre voce che si vogliano esternalizzare alcuni servizi e ben venga tutto questo – dicono i due consiglieri -, ma a ciò si aggiunga che un numero notevole di dipendenti va in pensione e non c’è il ricambio». L’altro problema è infatti la carenza di personale. «Non siamo più in grado di erogare prestazioni perché mancano i medici. Se si vuole effettuare una visita cardiologica, faccio un esempio, non è più possibile prenotare in questo momento perché sino a fine dicembre è tutto pieno. Bisogna attendere il 2018», dicono.

I due consiglieri lamentano analoghe criticità anche al Policlinico. «Sembra che debbano chiudere la Radiologia in questo periodo perché non sono in grado di erogare prestazioni. Inoltre, bisogna aggiungere che il Policlinico da tempo non eroga più una serie di prestazioni delegando al territorio, ossia ai poliambulatori, l’incombenza».

Insomma, è un po’ il gatto che si morde la coda. «Alle 7 del mattino troviamo file interminabili al Cup e per la senologia una donna può prenotare una visita non prima del 2020», denunciano. «Lo stesso discorso vale per la prevenzione che al Policlinico non esiste anche perché mancano le strutture e soprattutto i medici». Ecco le priorità: «C’è bisogno di cardiologi, reumatologi, dermatologi e stendiamo un velo pietoso sulle prestazioni strumentali». Poi si passa alle prenotazioni. «Le prenotazioni si effettuano dal Cup regionale, dalle farmacie, da strutture accreditate. Mi chiedo: a che cosa serve prenotare se non si è in grado di erogare la prestazione?». Insomma, esternalizzare va bene se tutto si associa a maggiore efficienza e abbattimento delle liste d’attesa. «Tutto è inutile se non ci sono strutture. A quel punto sei costretto a pagare. Ma in tal caso la sanità pubblica non è più un diritto costituzionalmente garantito». Lo sfogo prosegue: «È un controsenso chiudere quattro poliambulatori perché si è alla ricerca di quattro locali. Si abbattono le lunghe liste d’attesa assumendo medici specialisti nelle branche in cui servono». Un esempio: «Abbiamo solo due Gastroenterologia: una al San Paolo e la seconda al Policlinico».

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