Cerca

Lunedì 20 Novembre 2017 | 08:54

Protestano i dipendenti comunali trasferiti

«Deportati a Japigia
in un sottoscala»

«Deportati a Japigia  in un sottoscala»

di Enrica D’Acciò

BARI - Prima le assistenti sociali nel sottoscala, poi il personale dell’ufficio patrimonio nell’ex biblioteca multimediale. Non c’è pace per i dipendenti comunali trasferiti nella sede dell’ex V circoscrizione di viale Archimede. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono 15 impiegati dell’ufficio patrimonio che, dalla centralissima piazza del Ferrarese, sono stati trasferiti al primo piano dell’immobile comunale a Japigia, nei locali che hanno ospitato, fino a non molti anni fa, un centro ludico e la biblioteca multimediale. «Uno spazio sporco, pericoloso, non idoneo al lavoro», dicono in coro i lavoratori.

I dipendenti già trasferiti sono un’avanguardia di altri 25 impiegati, ancora in servizio in piazza del Ferrarese, destinati comunque a traslocare in via Archimede: i lavori di restauro all’ex Mercato del Pesce e le necessità di tagliare tutti i fitti passivi hanno costretto l’amministrazione a cercare altri immobili comunali per i propri dipendenti. Ma le sistemazioni non sembrano essere all’altezza delle necessità. Gli uffici del Welfare sono stati destinati in un sottoscala dell’immobile, provocando l’indignazione dei sindacati e la protesta delle assistenti sociali.

Il copione si ripete adesso con l’ufficio patrimonio. Una parte del personale verrà destinato al primo piano, dove ci sono ambienti più grandi e arieggiati e dove sono in corso lavori di pitturazione, pulizia e riorganizzazione degli spazi. La restante parte del personale è destinata al piano terreno e qui i problemi si sprecano. La sala, che ospitava prima una biblioteca, è una sorta di open space, con le porte a vetro. Per proteggersi dagli sguardi indiscreti dei passati, il personale ha piazzato fogli di cartone sulla porte.

I problemi di privacy, però, non finiscono qui. Nell’open space sono state sistemate diverse scrivanie, senza tener conto che l’ufficio patrimonio due volte a settimana riceve il pubblico: si discute di morosità e richieste per alloggi popolari, con un’utenza «da combattimento», così come la definiscono gli impiegati. La condivisione degli spazi, insomma, potrebbe essere un problema. Una stanza interna non ha finestre, si affaccia su un atrio coperto interno e la stanza più grande ha solo una porta-finestra, che accede sul giardino e fa anche da uscita di sicurezza.

Il giardino è in grave stato di abbandono. Avvistati già piccioni e ratti, un ricettacolo di infezioni per il personale e l’utenza. I bagni, al piano terra e al primo piano, sono promiscui: lo stesso spazio per donne, uomini, dipendenti e utenti. E naturalmente manca il bagno per i disabili. I servizi di pulizia ordinaria non riescono a garantire la praticabilità di alcuni spazi, come il giardino, per esempio, che avrebbe bisogno di interventi straordinari.

I lavoratori borbottano: «Frequentiamo i corsi per la sicurezza sui luoghi di lavoro, ci insegnano come garantire il benessere dei lavoratori e poi ci trasferiscono in questi spazi inadeguati e pericolosi». Dall’amministrazione comunale sarebbero arrivate, a voce, promesse per la ristrutturazione dell’immobile ma i lavoratori sono sfiduciati: «Ci hanno detto che si tratta di una soluzione transitoria ma sappiamo già che è una soluzione definitiva».

«Perché tanta fretta in questo trasferimento?», si chiede Michele Favia, coordinatore aziendale Fp Cgil Bari. «Avrebbero dovuto garantire prima la praticabilità degli uffici e poi il trasferimento del personale». «Così come già evidenziato in merito ai servizi del Welfare nella stessa sede di viale Archimede, le soluzioni logistiche proposte dall’amministrazione comunale non sono rispettose né dei lavoratori né dell’utenza, che avrebbe bisogno di spazi più accessibili, privacy e ambienti più consoni», chiude Patrizia Tomaselli, segretario Fp Cgil Bari.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione