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Sabato 18 Novembre 2017 | 07:36

Bari

I pentiti contro Tommy Parisi
«Fa parte del clan al 100%»

I pentiti contro Tommy Parisi  «Fa parte del clan al 100%»

di Giovanni Longo

BARI - Attribuiscono a Tommy Parisi un ruolo non così marginale, nel clan di famiglia, rispetto a quanto è emerso sinora. Accennano ad alcuni retroscena sul business dei giochi online, anche sul fronte riciclaggio. Offrono agli investigatori uno scenario sulle cause della frattura tra la costola dei Palermiti e quella che fa capo a Savinuccio, il boss indiscusso. E raccontano, ancora, di avere visto nelle abitazioni di alcuni affiliati, nel fortino di Japigia, fiumi di soldi e droga: per dirla con le parole di uno dei due, «come caramelle».

Due fratelli di Altamura stanno inguaiando il clan Parisi. Avendo gestito per anni attività illecite sotto l’ombrello del boss di Japigia, i due avrebbero avuto accesso a informazioni preziose, finite ora nero su bianco in lunghi verbali di colloqui con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia.

L’inchiesta - Gli interrogatori di Angelantonio e Pietro Antonio Nuzzi, altamurani, rispettivamente di 38 e 35 anni, sono recentissimi, risalgono al 20 aprile. Nei giorni scorsi sono stati depositati dal pm antimafia Patrizia Rautiis nell’ambito dell’udienza preliminare in corso nell’aula bunker di Bitonto. Il procedimento, denominato «Do ut des», è quello sul presunto sistema di estorsioni ai cantieri edili, sfociato poco di più di un anno fa in decine di arresti eseguiti al termine delle indagini condotte dagli agenti della Squadra mobile della Questura. I difensori degli imputati ne hanno cognizione.

Una premessa, però, è d’obbligo. Le dichiarazioni dei due collaboratori di giustizia non possono essere prese per oro colato. Alcune sono riferite da altri. Altre sarebbero state apprese in carcere, ad esempio da Giuseppe Gelao, 39 anni, ucciso in un agguato il 6 marzo scorso in via Peucetia. Era in compagnia di Antonino Palermiti, di 29 anni, nipote del boss Eugenio, ferito dal commando di fuoco. Ma questa è un’altra storia. Ecco perché gli investigatori sono a caccia di riscontri, nella ricerca meticolosa e puntuale ad elementi che possano suffragare il racconto dei fratelli Nuzzi. Soprattutto in riferimento alla posizione di Tommy Parisi: al figlio di Savinuccio, i pentiti attribuiscono una posizione meno defilata rispetto a quella emersa sino ad oggi.

Il ruolo di Tommy - In questo procedimento il figlio del boss, noto cantante neomelodico, rischia un processo per associazione mafiosa. Va detto che l’ordine d’arresto per lui cadde su decisione dello stesso giudice che aveva disposto il carcere, in ragione dell’assenza delle esigenze cautelari. Di qui il ritorno in libertà dopo alcuni giorni in cella a seguito di un’istanza di revoca della misura presentata dal suo legale. Il «no» al provvedimento cautelare è definitivo. Ma la Direzione distrettuale antimafia ritiene che Tommy faccia parte dell’associazione mafiosa guidata dal padre. A supporto di questa ipotesi, la pubblica accusa ha depositato i verbali dei neo pentiti. «Tommy Parisi fa parte al cento per cento del clan», sostiene Pietro Antonio Nuzzi. «Io l’ho sempre trovato a discutere con altri sodali di affari del clan - dichiara - e ad Altamura veniva frequentemente (...). Per esempio, noi se volevamo mandare qualche messaggio concernente gli stupefacenti o se c’era un problema su Altamura o per i pagamenti invece di parlare al telefono li mandavamo a dire tramite Tommy Parisi ai suoi zii Mames o Michele Parisi».

Le indicazioni del padre - Il pm obietta, però, che nel corso del procedimento, qualcuno ha affermato che Tommy è estraneo al clan per volere di suo padre. «Evidentemente - sostiene Nuzzi - Savino Parisi ha dato queste indicazioni quando era troppo tardi ossia quando si è reso conto che il nome del figlio era ormai sulla bocca di tutti come uomo del clan. Questo lo dico perché se Tommy ne fosse stato fuori alle nostre richieste, ai nostri messaggi per gli altri sodali che stanno a Bari avrebbe rifiutato la sua collaborazione. Invece è sempre stato molto cortese e disponibile nel riportare le comunicazioni che noi avevamo la necessità di far giungere al clan. Sa rivestire molto bene il suo ruolo e utilizza il suo nome in modo molto intelligente perché ha la capacità di avere rapporti con tutti gli esponenti della criminalità organizzata della provincia». Senza sporcarsi. «Tommy Parisi non ha bisogno di trafficare con gli stupefacenti perché sono gli altri che fanno questo per lui».

Giochi online e riciclaggio - Il rapporto con il figlio del boss, a detta di Nuzzi, risalirebbe nel tempo, grazie a un business dei giochi online. «Nel mio club di scommesse online di Altamura - spiega Nuzzi - avevo messo il sito di poker online gestito da Tommaso Parisi figlio di Savino e da un suo sodale (...). La piattaforma di gioco aveva una parte lecita e una parte illecita che mi permetteva di effettuare giocate sottobanco con guadagni in nero». Nessuna minaccia per installare le piattaforme. «Loro non impongono, dando una percentuale maggiore invogliano la persona a collaborare». Un’attività che, a detta di Nuzzi, viene utilizzata per riciclare denaro sporco. «Investono il denaro e lo riciclano in attività che magari sembrano pulite, ma dietro c’è un marcio che non avete idea». C’è chi commercia in latticini, ad esempio. E chi utilizzerebbe proprio giochi e scommesse online «per esempio le piattaforme di gioco online che gestisce Tommy Parisi», accusa Nuzzi.

Il meccanismo - Ma è il fratello di Pietro Antonio, Angelantonio Nuzzi a fornire indicazioni sulla gestione delle vincite da parte dei titolari di un’attività di giochi online, come quella che suo fratello aveva ad Altamura. Spiega agli inquirenti nel dettaglio un complesso meccanismo di ricevute di giocate che passano di mano, di ricariche effettuate da parte dei titolari, di tagliandi vincenti cambiati e ripuliti in un certo senso. «Se lei gioca alla Snai, gli dà la ricevuta con il timbro dello Stato, il marchio; invece quelle là non erano così, erano un foglietto bianco». Poker, bingo, scommesse calcistiche. «La piattaforma prende tutto».

La difesa del cantante - «Occorrerà valutare l’attendibilità dei collaboratori e le vere ragioni del loro pentimento», fa sapere l’avvocato Nicola Lerario che difende Tommaso Parisi. «Tra l’altro ciò che dicono - sostiene il penalista - contrasta totalmente con quanto affermano numerosi altri pentiti e cioè che il mio assistito è sempre stato ed è del tutto estraneo al clan».

«Come caramelle» - Per Nuzzi «Giuseppe e Michele Parisi gestivano i cantieri edili nel senso che decidevano chi doveva fare il guardiano nei cantieri edili scegliendoli tra i loro sodali e i loro parenti (...). So anche che loro indicavano gli imprenditori che potevano fornire i lavori di sub appalto o le forniture di materiale. Avevano una cerchia di imprenditori che venivano introdotti solo attraverso la loro raccomandazione e che in cambio ricevevano un euro a metro quadro dalla ditta che mettevano a lavorare». Il core business, però, resta la droga. «Le posso dire una cosa - dice Nuzzi rispondendo alle domande del pm Rautiis - che là i soldi non si contano. Io quando sono andato a Natale, a Capodanno che si scambiavano gli auguri lei non ha idea... secondo me è il clan più potente di Bari». E ancora: «Là i chili di droga viaggiavano come le caramelle (...). Lei ha presente un negozio di caramelle? La stessa cosa, però, parliamo di chili di cocaina».

Parola di pentito.

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