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Giovedì 23 Novembre 2017 | 14:03

a molfetta

A 24 anni dalla morte
una messa in cattedrale
per don Tonino Bello

don Tonino Bello

di LUCREZIA D'AMBROSIO

MOLFETTA - Giovedì 20 aprile, in Cattedrale, alle 19, la messa in suffragio, officiata dal vescovo Domenico Cornacchia. Venerdì 21, sempre in Cattedrale, a ingresso libero, esecuzione dell’opera per soli, coro, fisarmonica e orchestra «Svegliare l’aurora», del maestro Silvestro Sabatelli, con i soprano Antonietta Cozzoli e Vittoria Didonna, l’Ensamble Dvorak, la Filarmonica pugliese e la fisarmonica solista di Francesco Palazzo.
La Diocesi si prepara a ricordare don Tonino Bello, nel ventiquattresimo anniversario della morte, avvenuta il 20 aprile 1993.

Da sempre, da subito, in odore di santità, don Tonino ha rappresentato e continua a rappresentare per l’intera comunità diocesana un punto di riferimento. Tuttavia la strada verso la santità è ancora lunga. L’elaborazione della «Positio», una sorta di dossier che attesti e dimostri ragionevolmente le virtù di don Tonino, è ancora in corso, richiede tempo e, una volta conclusa, sarà esaminata da una commissione di teologi che, ove non ci fossero ostacoli di natura teologica o morale, emetterà un parere favorevole cui seguirà una riunione di cardinali e vescovi della Congregazione per le Cause dei Santi, terminata la quale il Papa potrà dichiarare la «Venerabilità» di don Tonino Bello. Per la fase successiva, cioè la beatificazione, dovrà essere riconosciuto un miracolo attribuito all’intercessione del Venerabile. Anche per questo si dovrà procedere con apposita inchiesta diocesana supportata da una commissione di medici, al termine della quale, se affermativa, il Papa proclamerà il Beato, stabilendo una data nel calendario liturgico. Anche se per molti don Tonino è già santo.

«Ho capito di avere accanto una persona straordinaria - racconta monsignor Giuseppe De Candia, segretario di don Tonino dal 1983 al 1990 - all’inizio del suo episcopato, in una serata splendida, delle circa venti passate insieme, ad Adelaide a Sud dell’Australia, alla festa delle debuttanti, le sedicenni della Comunità molfettese presentate in società. La stanchezza della giornata - continua - fece sbiancare don Tonino. Mi fece cenno che aveva bisogno di uscire all’aperto. Uscimmo. Una serata stellare. Facemmo due passi. Mi prese la mano e disse “una volta tornati a Molfetta, mi dai una mano? Ho bisogno di rapportarmi con la gente come fai tu. Due parole in dialetto e già sei in rapporto”. Mi chiesi, una persona che trascina con la parola, ammalia con il suo modo di presentare Gesù, fa innamorare la gente delle cose che annunzia, chiede a me aiuto. Don Tonino era fuori dall’ordinario», ricorda De Candia.

Ma in che cosa risiede la «santità» di don Tonino? «La santità - dice monsignor De Candia - è un modo di vivere la propria esistenza. È il realizzare nella propria carne ideali di rapporti con Dio attraverso i propri fratelli e sorelle. E conosciamo i rapporti di don Tonino con la gente. La santità è una chiamata cui si risponde. E don Tonino ha risposto a suo modo. Santo non è colui che celebra riti, ma chi si fa trovare ovunque dal Signore che lo interpella, e gli risponde di sì. E don Tonino ha saputo anche essere scomodo per gli addormentati».

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