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Venerdì 24 Novembre 2017 | 13:41

Commercio e giustizia

Trasferimento tribunale
«Il Libertà rischia la fine»

Trasferimento tribunale«Il Libertà rischia la fine»

NINNI PERCHIAZZI

Grandi manovre in corso per la creazione del polo degli uffici giudiziari sui suoli delle ex casermette a Carrassi, ma le polemiche sono dietro l’angolo. In gioco c’è il destino del Libertà, depauperato del prezioso presidio, simbolo di legalità e sicurezza, ma anche volàno economico per tutto il quartiere.

L’amministrazione comunale sta procedendo dritta per la strada intrapresa con Demanio e Ministero. L’obiettivo è realizzare una sorta di cittadella al posto delle caserme, ormai dismesse, Capozzi e Milano (sulla superficie compresa tra viale Falcone e Borsellino e via Alberotanza, estesa poi fino a via Conte Giusso), in grado di ospitare tutti gli uffici giudiziari, al momento sparpagliati per il capoluogo: dal giudice di pace al tribunale per i minori, entrambi ospitati in altrettanti condomini (al San Paolo e al Libertà), alla sede del tribunale penale in via Nazariantz (solo recentemente messa a norma) e al tribunale civile di largo de Nicola.

Il quartiere verrebbe «risarcito», insediando proprio nella storica sede del Tribunale civile tutti gli uffici comunali, con l’aggiunta del futuro arrivo nella ex Manifattura dei tabacchi di docenti e ricercatori del Cnr (Centro nazionale delle ricerche). Il «pacchetto» prevede anche iniziative per la riqualificazione/ripopolazione di via Manzoni con una idea, seppur in fase embrionale, di trasformarla in una strada, magari in parte chiusa al traffico, caratterizzata dalla presenza di locali che vendono «food» (cibo) etnico.

Disegni e propositi che però al momento non stanno incontrando favore e accoglimento sia da parte dei residenti sia da parte dei commercianti, come recentemente emerso in un incontro pubblico sul tema organizzato dall’associazione «ConvochiamociperBari». Enzo Angarano fa parte del Comitato dei commercianti di via Manzoni (anche se preferisce parlare da semplice cittadino), non le manda certo a dire, tanto da mettere le vetrine dei negozi a disposizione di una campagna per mantenere il Palagiustizia al Libertà. «Ma il Comune ha pensato che se si taglia ultimo petalo di questo fiore, il destino è segnato per tutti?», dice. «Il tribunale lo sentiamo parte della nostra vita, ma soprattutto se c’è agli atti un progetto esecutivo pagato 5 milioni di euro (quello di corso della Carboneria), perché si deve andare alle casermette?».

È chiaro che funzione della giustizia e attività economiche sono strettamente connesse. «Chi pensa che la soluzione siano i ristoranti etnici, l’arrivo degli uffici comunali in largo De Nicola o dei 600 operatori del Cnr nella ex Manifattura, è davvero fuori strada» incalza, proponendo «un dibattito pubblico vero, in cui magari si ascoltassero le nostre proposte, ma soprattutto si dessero delle risposte».

«Finora, e parlo almeno degli ultimi dieci anni, le amministrazioni comunali hanno detto sempre le stesse cose, per fare poco o niente, ma soprattutto mai una delle nostre proposte», dice ancora Angarano. «Non è stato possibile cambiare il senso di marcia a via Pizzoli, né far arrivare il park&ride - afferma -, forse perché si ritiene inutile collegare via Manzoni col resto della città, considerandola un punto di rifornimento ristretto al quartiere. Ma non è così. Intanto prosegue la fuga dal Libertà, soprattutto delle giovani coppie, che sono linfa vitale del commercio. E noi sopravviviamo economicamente solo per le nostre capacità».

La polemica si estende anche alle soluzioni proposte da Palazzo di Città. «La premialità per investire in via Manzoni mi sembra più un coup de theatre, anche perché non c’è una progettualità né una visione complessiva - afferma -. Proprio come la storia della strada del food etnico. Che se è il kebab proprio non ha senso. E se hanno pensato che così si integrano i tanti extracomunitari del quartiere, la visione che hanno è proprio strabica». «Al pari della ventilata chiusura al traffico, che servirebbe solo a desertificare la zona. Proprio come avverrà quando perderemo gli avvocati e tutti gli studi legali», conclude, tornando sull’ipotesi di spostamento dei tribunali.

Si diceva del bando del Map (ministero delle Attività produttive). È dedicato alle periferie degradate, per l’apertura di nuovi esercizi commerciali (o per dare continuità familiare ad attività già esistenti), con una specifica premialità ai fini dell’ottenimento del finanziamento (fino a 160mila euro, di cui un quarto a fondi perduto e un altro quarto da restituire a condizioni agevolate) riservata proprio per via Manzoni.

«Il bando si chiude il 3 giugno - spiega Carla Palone, assessore comunale alle Attività economiche -, finora abbiamo ricevuto molte richieste di informazioni su via Manzoni, ma ancora nessuna richiesta». E sulle polemiche precisa. «È chiaro che se non dovessimo ricevere un numero sufficiente di domande per il food etnico o se l’idea non è gradita, non avanzerò la richiesta di chiusura al traffico».

Intanto sulla vicenda degli uffici giudiziari si schiera anche il consigliere comunale di opposizione, Filippo Melchiorre (Fd’I). «In linea di massima preferisco la soluzione di un polo unico della giustizia - dice -, ma se il prezzo è il depauperamento del Libertà, credo che il gioco non valga la candela. Tanto più se nei cassetti del Comune c’è il progetto già pronto di corso della Carboneria, pagato oltre 5 milioni. Sarebbe uno spreco imperdonabile».

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Commenti all'articolo

  • Filosofo

    16 Aprile 2017 - 19:07

    Non sono assolutamente d'accordo con quanto scritto. Il Quartiere Libertà acquisterebbe in vivibilità e pulizia di aria se il Palazzo di Giustizia sia trasferito. "Le giovani coppie" emigrano dal LIbertà perchè vi è una delinquenza spietata. Un tempo "il Tribunale" era la linfa del commercio. Ora per uscire e prendere un caffè fuori bisogna strasciare il cartellino!

    Rispondi

  • Filosofo

    16 Aprile 2017 - 19:07

    Non sono assolutamente d'accordo con quanto scritto. Il Quartiere Libertà acquisterebbe in vivibilità e pulizia di aria se il Palazzo di Giustizia sia trasferito. "Le giovani coppie" emigrano dal LIbertà perchè vi è una delinquenza spietata. Un tempo "il Tribunale" era la linfa del commercio. Ora per uscire e prendere un caffè fuori bisogna strasciare il cartellino!

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