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Venerdì 24 Novembre 2017 | 10:34

Un diritto cancellato

Bari, la guerra dei pensionati
Enel per lo sconto in bolletta

Presentati oltre 500 ricorsi, prima udienza a maggio. Circa 15mila irriducibili in Italia (1000 in Puglia)

Bari, la guerra dei pensionatiEnel per lo sconto in bolletta

NICOLA PEPE
È battaglia per gli sconti sulle bollette Enel fra gli ex dipendenti della Società ora in pensione e l’azienda. Per i primi è un diritto che nessuno può cancellare. Per l'azienda è un beneficio che deve fare i conti con i problemi della crisi del mercato, quindi che può saltare in qualsiasi momento. Il colosso dell'energia elettrica sta vivendo un braccio di ferro - nei tribunali - con un piccolo esercito di suoi pensionati inviperiti per riottenere quello che - secondo loro – sarebbe stato illegittimamente tolto: cioè lo sconto dell'80 per cento sulla bolletta elettrica, un «benefit» concesso agli inizi degli anni Sessanta (richiamando un benefit concesso nel Dopoguerra) e progressivamente abolito tra un parziale rinnovo e l'altro. Prima con i nuovi assunti (a partire dal 1996), poi con i dipendenti in servizio dal 2012 e, dal 1° gennaio 2016, anche per gli oltre 95mila pensionati.
Sulle prime, la lettera che comunicava la fine dello sconto in bolletta provocò una levata di scudi che spinse l'azienda a una «conciliazione» con la mediazione dei sindacati: il riconoscimento una tantum di un importo tra i 1.800 euro per gli ultra 80enni i 6mila euro per i 60enni con rinuncia a ogni tipo di rivalsa. Più di 80mila avrebbero scelto la strada dell'ultimo «regalo», gli altri non l'hanno mandata giù e hanno deciso di ricorrere alle carte bollate.

E dei 14mila irriducibili una buona fetta porta la firma della Puglia, in particolare a Bari dove il 23 maggio è fissata la prima udienza alla Sezione lavoro del tribunale di un primo gruppo. Vi fanno parte almeno 500 ricorrenti (tra i mille in tutta la Puglia) assistiti dagli avvocati Enzo Augusto e Leonardo Goffredo. Tra i punti contestati il potere di alcune sigle sindacali – ritenute non rappresentative del personale in pensione – che hanno cancellato un diritto in soli 25 giorni: questa è la tesi sostenuta da Lega Spi Cgil e Fnp Cisl.

Vien da chiedersi: ma se si tratta di un beneficio, che cos'hanno da rivendicare i pensionati? In quanto tali, i benefici possono essere revocati in qualsiasi momento soprattutto per motivi economici dipendenti dalla crisi del settore. Ma il problema è proprio questo: per gli ex dipendenti dell'azienda dell’energia elettrica, quello sconto in bolletta faceva parte di prestazioni previste dal contratto nazionale di lavoro il cui pagamento sarebbe stato convertito in sconto sulla bolletta. Non solo: quei soldi non pagati come rinnovi contrattuali si traducevano da un lato in un cash flow per l'azienda che poteva disporre di somme per investimenti, e i dipendenti venivano ricompensati «in natura». Per farla breve, non si tratterebbe di un omaggio ma di un diritto intoccabile quale remunerazione di una controprestazione riconosciuta durante il periodo lavorativo, dunque un elemento della retribuzione contrattuale, e ora, della pensione.

Le prime sentenze sembrerebbero aver dato prevalentemente ragione all'azienda. L'ultima è di alcuni giorni fa del tribunale di Milano che, con due pronunce identiche, ha sentenziato che «il beneficio risulta completamente svincolato dalla prestazione lavorativa» e che trovando «il proprio unico fondamento nell’accordo che lo ha previsto può essere legittimamente modificato o estinto». Quindi «non si può ritenere che l'erogazione in esame sia entrata a far parte definitivamente del patrimonio dei lavoratori, quale derivazione del pregresso rapporto di lavoro».

Per ora si tratta di decisioni di primo grado e, visti gli interessi in gioco, è improbabile che tali sentenze restino inappellate. Anche perché in una recente pronuncia la Cassazione (a gennaio 2017), sia pure decidendo in un ricorso di natura tributaria, ha riconosciuto lo «sconto» come un elemento del reddito. Per farla breve, la Suprema Corte avrebbe in qualche modo dato una interpretazione orientata alle tesi del lavoratore. Scrivono gli ermellini, discostandosi da una loro sentenza più datata e «allineandosi» a una pronuncia di due anni fa, che «lo sconto sul costo dell’energia elettrica consumata ad uso familiare viene riconosciuto – a dipendenti in servizio ed in pensione – in quanto componente della retribuzione o della pensione; così da legittimarne l’imposizione come reddito di lavoro dipendente o assimilato».

I legali di Enel smorzano ogni entusiasmo e parlano di questione fiscale, dunque di natura diversa. Ma dalla parte opposta c'è chi sventola tale decisione considerandola un verdetto (e anche altri due del 2013) che definisce lo sconto in bolletta come un elemento del reddito, quindi dovuto. La battaglia è appena iniziata.

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Commenti all'articolo

  • Filosofo

    13 Aprile 2017 - 13:01

    Fanno bene a cancellare tutti questi benefici. Andrebbero cancellati anche per i dipendenti attuali. Scusatemi: quando un cancelleriere o un avvocato fa causa ad un tizio che fa? Non paga il contributo unificato? Un postino quando invia un pacco o spedisce una raccomandata che fa? Non paga allo sportello? Via questi benefici. Siamo tutti uguali DI FRONTE AI SERVIZI CHE CI VENGONO EROGATI:

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  • ldammac

    13 Aprile 2017 - 13:01

    Mio padre dopo 43 anni di servizio nell'ENEL con una figlia invalida al 100% totalmente inabile al lavoro doveva accettare quell'obolo di € 1800 ? Ha dovuto rinunciare a tanti soldi x i vari rinnovi contrattuali in cambio di questo benedetto Bonus che con un provvedimento unilaterale con complicità di alcuni sindacati ha revocato questo bonus un'ingiustizia .

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