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Martedì 12 Dicembre 2017 | 15:16

sicurezza

Anziano aggredito dai bulli
«Piazza Moro è uno zoo»

Un noto professionista ultima vittima della recrudescenza di microcriminalità

Anziano aggredito dai bulli «Piazza Moro è uno zoo»

di Donatella Lopez

Storie di ordinario bullismo. Stavolta, in centro, hanno preso di mira un professionista di 89 anni che di andare in pensione non ha proprio voglia. Lo hanno circondato in dieci, gli hanno fatto volare il berretto e per poco non si è fatto male cadendo.

Un’aggressione gratuita dopo la quale Matteo, nome di fantasia, avrebbe voluto sporgere denuncia, ma poi ha deciso di raccontare alla «Gazzetta» la sua disavventura, a mo’ di lettera aperta alla cittadinanza, con la speranza si crei un dibattito finalizzato a restituire lustro alla città e a una delle porte principali d’ingresso, quella della stazione ferroviaria.

«Ho lo studio in piazza Moro – racconta –. Domenica sera sono sceso in strada verso le 20.15. E qui sono stato circondato da ragazzini di 14/15 anni che erano all’interno di uno spaccio aperto 24 ore su 24. Uno di loro, mi ha tolto il berretto buttandolo nel giardino. Qualcuno ha tentato di farmi cadere, ma io mi sono voltato e poi loro sono scappati in direzione di via Niccolò dell’Arca. Per fortuna non mi sono fatto nulla a eccezione del pugno involontario in testa per togliermi il cappello».

Matteo è un professionista molto conosciuto in città. Uno di quelli vecchio stampo: alto, dal portamento e dai modi eleganti. Oggi si definirebbe un signore di altri tempi. La sua non è una denuncia finalizzata a creare scandalo, ma è una vera e propria richiesta d’aiuto: non per salvare chi, come lui, ha un’età in cui si diventa obiettivo di male intenzionati, ma per restituire lustro alla città.

«Piazza Moro – dice – è ormai diventata terra di nessuno specie di domenica sera. Ci vuole una guardiania. Bisogna restituire decoro all’ingresso principale della città. In questo momento, dalla finestra del mio studio, vedo che in piazza stanno addirittura urinando. Ma è mai possibile?».

Come dargli torto? Di qualche mese fa l’aggressione di una donna, a spasso con il suo cagnolino, nei pressi della ex manifattura tabacchi. Un’aggressione gratuita che le costò la frattura di un braccio. Ma poi ci sono quelle agli autisti dell’Amtab, perché chiedono ai passeggeri di spegnere la sigaretta ricordando loro che è vietato fumare sui bus, o al personale del 118. E che dire delle aggressioni che avvengono all’interno e nelle immediate vicinanze di istituti scolastici? Episodi di bullismo, da un lato, e d’insofferenza dall’altro. Poi ci sono state le aggressioni ai danni dei commercianti del quartiere Libertà preso di mira da baby gang. Aggressioni esasperanti al punto che il 15 febbraio gli esercenti esposero manifesti a lutto sentendosi dimenticati dalle istituzioni.

Infine, basta andare sui social e leggere le mille denunce dei cittadini per fotografare la realtà: da olezzi costanti a Japigia ad altri commercianti che, uno a uno, stanno abbandonando la zona del nuovo San Paolo. E non basta che dalla Questura vengano diffusi, con orgoglio, dati che vedono reati in calo. Perché a Bari, tra le donne, circola un messaggio su WhatsApp che recita: «State attente alle borse. A me ci hanno provato giovedì sera… Maledetti. Per tornare a scippare borse e collane si vede che non riescono più a spacciare come vorrebbero…».

E sempre dai social si apprende che si è di nuovo diffuso il fenomeno dei finti tamponamenti affinché, scendendo dall’auto per constatare il danno, si possano portare le via le borse delle signore abbandonate sul sedile lato passeggero o sul pianale.

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Commenti all'articolo

  • rossini

    22 Marzo 2017 - 08:08

    Diffidate delle statistiche sui reati in calo, che propalano le Forze dell'Ordine. Se fosse vero quello che dicono e cioè che il calo si verifica anno dopo anno, ogni anno, i reati dovrebbero essere ormai prossimi allo zero. E invece. E invece la realtà è sotto gli occhi di tutti. La verità è che i reati non calano ma calano soltanto le denunce. Perché la gente ha perso la fiducia e si è rassegnat

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