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Domenica 19 Novembre 2017 | 13:35

presentazione il 10 marzo a bari

«E invece io», romanzo di Grittani
per riflettere con ironia
di politica e giornalismo di oggi

Davide Grittani

Davide Grittani

«E invece io» del collega giornalista Davide Grittani sarà presentato venerdì 10 marzo 2017 alla libreria Campus di Bari (via Gioacchino Toma 76/78) con appuntamento alle ore 18,00. Sarà presente l'autore con la collega Maria Grazia Rongo

Si tratta di un libro divertente e drammatico sulla politica italiana (ai livelli più bassi di sempre) e il giornalismo (professione quasi in disarmo). Un testo quasi profetico visto che che ha ironicamente anticipato la scissione del PD, ma soprattutto è il racconto della storia interiore di Alberto Arioli, della sua felice emigrazione al contrario dalla Lombardia alla Puglia: il romanzo (alla seconda edizione, premio della giuria Alda Merini 2017) diventerà un mediometraggio: le riprese in tutta la Puglia a primavera inoltrata. 

Il testo sono le riflessione quasi morettiane di un personaggio fortemente autoironico, per un romanzo divertente e drammatico un pretesto della narrativa contemporanea italiana per tornare a parlare dalla cosiddetta "vita consapevole". Delle scelte compiute per se stessi, quindi necessariamente controcorrenti.
Questo perché alla base di «E invece io», di Davide Grittani (Robin Edizioni - Biblioteca del Vascello, pagg. 220, prezzo 12,00), c'è una emigrazione al contrario dalla Lombardia alla Puglia, da Pavia a Foggia. L'emigrazione di un giornalista, Alberto Arioli, che analizzando con ironia e cinismo la situazione politica (ai livelli più bassi di sempre) e le condizioni della sua professione (ormai in disarmo, affidata quasi esclusivamente all'improvvisazione) in realtà finisce per analizzare se stesso: il mondo in cui aveva creduto fino a quel momento, scoprendosi all'improvviso ingranaggio corrotto ma indispensabile del meccanismo che sta ripudiando.
E proprio perché all'interno del romanzo la sigla del movimento PD sta in realtà per Partito dei Demiurghi, una formazione che dovrebbe curare se stessa dai malanni della società, sembra quasi che il libro - uscito lo scorso ottobre - abbia finito per anticipare le insanabili divergenze nel PD vero.

«Io ho solo scherzato, ho provato a prendere in giro la politica e chi la pratica per professione - sostiene Davide Grittani, giornalista e scrittore di origini pugliesi - trovo però particolarmente grottesco che quanto sia avvenuto, nella realtà, abbia superato di gran lunga qualsiasi fantasia. Il mio era un modo per dire che, la società che ci circonda, come gli anticorpi, cerca dentro se stessa un modo per curarsi dalle sue angosce, ignorando il fatto che questo stato comatoso permanente... non solo è quello che meritiamo ma è quello che fa più comodo alla mediocrità di cui ci siamo circondati».

Sintomatico a tal proposito un brano del romanzo, in cui il protagonista riflette sugli amici che appaiono quando non te l'aspetti e scompaiono quando servirebbero: «La specialità del PD: aspettando di capire chi sei, meglio non farsi vedere insieme. Come quando fuggendo dal lupo del bosco chiedi rifugio alla bottega del taglialegna, che prima di aprire la porta s’informa sul tuo conto anche se t’ha venduto tronchi di larice per una vita».

Ma la trama del romanzo si occupa soprattutto della calunnia, di quanto i media e i social media contribuiscano a dipingere una società effimera a tutti i costi, senza interrogarsi sugli effetti di questa presunta leggerezza che invece nasconde solo inadeguatezza. Lo stesso Alberto Arioli resta vittima di una campagna di diffamazione, provando sulla propria pelle ciò che i giornalisti ogni giorno producono senza nemmeno rendersene conto. «La calunnia non uccide ma sfregia come l’acido, e come l’acido lascia addosso un odore chimico che non va più via. Che marchia a vita, come i nazisti facevano con gli ebrei». Il romanzo si sviluppa in tre pianure del mondo, la Padania, il Tavoliere e la Pampa in Argentina dove il protagonista si sposta alla ricerca soprattutto di se stesso. Ed è qui - nell'Italia fondata dai nostri antenati e che gli italiani hanno dimenticato per comodità, annullando il piccolo dettaglio che la più grande migrazione dell'epoca moderna con 29 milioni di persone sia proprio italiana - che il romanzo sviluppa la sua parte più lirica e commovente, come l'ha definita Dacia Maraini: «Un libro scritto con una grazia soffice e crudele». Ed è qui che il romanzo trova, forse, la sua parte più poetica e fatalista, attribuendo alle vicissitudini del protagonista significati altissimi su cui ci sarebbe davvero da riflettere: «... i viaggi servono soprattutto a questo: a spostare il baricentro della vita, da quello che crediamo non si possa lasciare a quello che non sospettiamo si possa incontrare».

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