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Lunedì 20 Novembre 2017 | 01:23

Progetto Welfare to work

Formazione all'ex Provincia
«Indagate sui favoritismi»

Formazione all'ex Provincia«Indagate sui favoritismi»

NINNI PERCHIAZZI

Progetto «Welfare to work»: non si placa la polemica sui centri di formazione che sarebbero stati favoriti a discapito di altri. Le carte finite sulle scrivanie della Procura raccontano di un sistema di assegnazione dei corsisti - disoccupati e lavoratori in mobilità - agli enti accreditati, da parte dei Centri per l’impiego, che avrebbe creato figli e figliastri, nonostante le indicazioni dell’avviso regionale, mirate all'equa assegnazione dei carichi.

Addirittura ci sarebbe un ente che avrebbe incassato oltre due milioni di euro nel solo 2016 grazie ai circa mille corsisti ricevuti, altri hanno avuto modo di lavorare sempre su un’utenza a tre cifre, altri ancora si sono accontentati delle briciole. Ma c’è anche, e non sono pochi, chi è rimasto fermo a quota zero corsisti.

Anomalie riscontrate, non appena la Regione lo ha reso possibile (settembre scorso), anche dai dirigenti della Città metropolitana (da cui dipendono i Centri per l’impiego) e dal consigliere delegato Valenzano, tanto da trasmettere i documenti all’autorità giudiziaria e spostare qualche dipendente.

Infatti, come detto, il progetto emanato dalla Regione (fondi europei) attribuisce ai dipendenti dei centri per l'impiego il compito di indirizzare i richiedenti ai diversi enti accreditati sulla base della loro residenza, ma senza mai perdere di vista l’equa divisione tra enti. Ogni Centro, per ogni corso può fare fino a 5 edizioni con una media di iscrizioni pari a 16. Ad esempio per un solo corso di 60 ore di frequenza, realizzare le 5 edizioni equivale ad assegnare risorse finanziarie pubbliche per 72mila euro per i soli voucher e di altri 24mila per le indennità di frequenza da assegnare ai corsisti (percepiscono 5 euro all’ora).

Si è quindi creato un paradosso: si fanno i bandi per appalti al di sotto dei 40mila euro, poi dei semplici impiegati hanno di fatto la possibilità di distribuire centinaia di migliaia di euro.

Un motivo in più per cui Michele Caradonna, rappresentante legale di Aquarius che ha denunciato lo scandalo, non ha intenzione di lasciar correre. Ha infatti fatto richiesta agli Enti di avere la lista dei Centri di formazione, del numero dei corsisti e del danaro ricevuto. «Vorrei capire se il tentativo attuato dalla Città Metropolitana di “normalizzare” la situazione promuovendo presso i centri per l’impiego una distribuzione più equa delle iscrizioni abbia portato qualche risultato, al pari delle segnalazioni in Procura», dice.

«È una situazione che va avanti da due anni, forse i responsabili del progetto avrebbero dovuto approfondire e fare correttivi già da tempo - prosegue -. Assegnazione dei corsisti significa assegnazione di risorse finanziare utili a coprire i costi di gestione che ogni centro è obbligato a sostenere per il mantenimento dei requisiti all’accreditamento presso la Regione».

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