Cerca

Sabato 18 Novembre 2017 | 03:54

I novant'anni di Franco Chieco

Una vita nel giornalismo e per la «Gazzetta»

I novant'anni di Franco Chieco

di AMERIGO DE PEPPO

Anni fa, in un ascensore dell’Hotel Vesuvio di Napoli, ci imbattemmo a mezzanotte in Riccardo Muti: era stanco, annoiato e sembrava poco incline a parlare con uno sconosciuto. La password per sbloccarlo era però molto semplice: Franco Chieco. Nel sentire questo nome, un sorriso non di circostanza illuminò il suo volto. «Come sta? Lo sente spesso? Mi farebbe la cortesia di salutarlo?»

È solo una piccola prova della stima di cui gode, non solo a Bari, Franco Chieco, che in questi giorni festeggerà i suoi primi 90 anni: un giornalista che ha scritto capitoli importanti della storia della Gazzetta del Mezzogiorno (è stato per anni redattore capo e assistente del direttore), ma che è stato anche un punto di riferimento nel sindacalismo di categoria, a livello locale e nazionale.

Nella cabala, si sa, 90 è il numero della paura, ma Franco Chieco non sa cosa significhi questa parola: guida severa, ma sicura, ha insegnato a tanti giovani l’arte del giornalismo, anche con l’ironia, morbo di cui è portatore sano dalla nascita.

Socialista e cattolico convinto, con una smisurata passione per la lirica, della quale è stato (ed è ancora) critico a livello nazionale, ha sempre diviso le sue giornate tra redazione e sedi sindacali, l’Assostampa di Puglia e Basilicata di cui è stato presidente per anni, e la Federazione della Stampa a Roma, all’interno della quale è stato membro di giunta. Ha ricoperto importanti incarichi all’Ordine dei giornalisti e nell’Inpgi (il nostro istituto di previdenza) e nella Casagit (la nostra cassa medica), ma il suo vero, unico grande amore è stato e resta il sindacato. La sua voce diventa vibrante quando racconta le maratone notturne per chiudere un contratto nazionale o risolvere la crisi di un giornale.

E ancora oggi, malgrado abbia preso la decisione, speriamo non definitiva, di «appendere la penna al chiodo», Franco Chieco, per tutti Don Franco, non ha smesso di seguire l’attualità politica e cosa succede nel mondo dell’informazione: lo fa con la curiosità di un bambino, ma con il bagaglio culturale e di esperienza di chi sta per tagliare un traguardo così prestigioso. E noi, nel ricordare il suo acronimo OFUF (Ogni figura un fatto), lo preghiamo di continuare così, il più a lungo possibile. Una preghiera che gli rivolgiamo con affetto e, come direbbe lui, umiliter.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione