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Venerdì 17 Novembre 2017 | 18:41

Solo 1.200 casi al mese

Mater Dei, il pronto soccorso
è un flop e alla Regione costa

Bilancio negativo nei primi tre mesi: i pazienti sono tutti codici verdi o bianchi

Mater Dei, il pronto soccorsoè un flop e alla Regione costa

bariNei primi tre mesi di operatività, cioè da agosto a ottobre, il pronto soccorso della Mater Dei di Bari ha accettato una media di 1.200 pazienti al mese. Il primo pronto soccorso privato della Puglia, autorizzato poco prima dell’estate proprio a ridosso del Piano di riordino che ha ridisegnato la rete dell’emergenza, per il momento non decolla: il 95% degli accessi sono infatti codici verdi («poco critici»), o addirittura codici bianchi, ovvero casi di competenza del medico di base. Ben lontano dai livelli fissati dalla Regione.

Il piano di riordino, ri-adottato la settimana scorsa, prevede che la Puglia scenda dagli attuali 40 pronto soccorso a 32, con la chiusura delle sale emergenza di Lucera, Mesagne, S. Pietro Vernotico, Trani, Canosa, Fasano, Grottaglie, Terlizzi e Triggiano e l’apertura della prima struttura privata. La Regione ha fissato per la Mater Dei un budget di 7,5 milioni, erogando un anticipo pari all’80% del totale: sono circa 500mila euro al mese - salvo conguaglio - per garantire circa 30-35mila prestazioni l’anno, con l’obiettivo di diminuire il carico sugli altri tre pronto soccorso di Bari.
I numeri ufficiali dicono però che alla Mater Dei si sono rivolti appena 1.206 pazienti ad agosto, 1.160 a settembre e 1.213 a ottobre (ultimo dato disponibile), per un totale di 3.579 accessi in un trimestre: con questo trend, la proiezione sull’anno è pari a circa 14mila prestazioni, ovvero il 40% di quelle preventivate. Ma ben 2.649 accessi, pari al 74%, sono costituiti da codici verdi (2.302) e bianchi (347), mentre i codici rossi (i pazienti gravi) sono stati 35 e i codici gialli (urgenti ma non in pericolo di vita) sono stati 895. Insomma, la media è stata di 10 casi urgenti al giorno.

La Regione sta cominciando a porsi il problema, anche perché - in base ai criteri del Dm 70 che hanno obbligato al piano di riordino - i pronto soccorso con meno di 20mila accessi l’anno vanno chiusi in quanto non garantirebbero la qualità delle prestazioni. E dunque, ad esempio, chiuderà quello di Grottaglie - dove è prevista la riconversione dell’ospedale - che nel 2015 ha fatto 20.960 accessi, quasi il 30% in più rispetto alla struttura della Mater Dei. Ma anche lo stesso pronto soccorso di Triggiano, nell’immediato hinterland di Bari, con i suoi 13.125 accessi è destinato alla riconversione. Nella previsione iniziale la Mater Dei (che per numero di posti letto è il secondo ospedale di Bari dopo il Policlinico) sarebbe destinata proprio ad assorbire il contraccolpo prodotto dalla chiusura di Triggiano, per evitare lo spostamento sulle altre tre sale di emergenza. Ma, al momento, i primi dati disponibili sembrerebbero indicare che da agosto Policlinico, San Paolo e Di Venere non hanno globalmente registrato diminuzioni di accessi degne di nota: Policlinico (110mila accessi nel 2015 compreso il pediatrico), San Paolo (92mila), e Di Venere (45mila) coprono il 65% dell’utenza dell’intera provincia. Sembrerebbero però essere stati «spalmati» meglio i trasporti di codici verdi, che sono quelli che formano file interminabili, mentre i «rossi» - che dipendono quasi al 100% dal 118 - continuano a privilegiare i tre ospedali pubblici. E con la chiusura della neurochirurgia al Di Venere, pure prevista dal riordino, saranno innegabili altri contraccolpi soprattutto a carico del Policlinico che potrebbe diventare l’unica valvola per tutti i traumi gravi dell’intera provincia.

Dalla Asl di Bari, però, invitano a non trarre conclusioni affrettate. «Bisogna dare il tempo alla struttura di guadagnare credibilità agli occhi dell’utenza e degli addetti ai lavori». Tuttavia, al 31 dicembre verrà effettuata una prima valutazione dei dati, sia allo scopo di capire se l’operazione ha avuto successo sia per la liquidazione dele prestazioni. In particolare, oltre al numero grezzo di accessi, bisognerà capire quante prestazioni di pronto soccorso sono state seguite da ricovero (e di quale natura), e bisognerà analizzare l’appropriatezza del ricovero: serve per escludere che il canale dell’emergenza venga utilizzato per bypassare il sistema dell’elezione, ovvero per saltare la fila dei ricoveri in reparto.[m.scagl.]

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