Cerca

Sabato 25 Novembre 2017 | 12:30

La sentenza

«È lecito dire Paperone sanità
all’avvocato Asl da 1,5 milioni»

«È lecito dire Paperone sanitàall’avvocato Asl da 1,5 milioni»

foto d'archivio

BARI - È lecito definire «Paperone della sanità pugliese» un ex avvocato dirigente della Asl di Foggia che, nell’esercizio delle sue funzioni, ha percepito parcelle legali per 1.544.000 euro in aggiunta agli stipendi. Lo ha stabilito il Tribunale di Bari (Terza sezione civile, giudice Ilaria Casu) respingendo la richiesta presentata dall’avvocato Mario Carrescia che, per un articolo pubblicato il 30 ottobre 2009 sull’ammontare dei suoi compensi, aveva citato la «Gazzetta», il direttore Giuseppe De Tomaso e il giornalista Massimiliano Scagliarini chiedendo un risarcimento da 2 milioni di euro e l’inibizione di Scagliarini dall’attività professionale. Il giudice lo ha invece condannato a risarcire le spese legali sostenute dall’editore della «Gazzetta» e dai due giornalisti (tutti difesi dall’avvocato Giovanni Notaristefano di Bari) per 10.343 euro oltre le spese.

«Nella vicenda in esame - ha scritto il giudice Casu - sussiste indubbiamente l’interesse pubblico alla conoscenza dei fatti, atteso che al centro dell’inchiesta giornalistica dello Scagliarini vi è la spesa di denaro pubblico nel settore della sanità pugliese». In buona sostanza, l’articolo raccontava come Carrescia avesse firmato una transazione con la Asl di Foggia per ottenere il pagamento delle parcelle relative a oltre 300 cause, in gran parte concluse per «cessata materia del contendere» nonostante «l’art. 64 Ccnl del settore della Sanità prevedeva che ai professionisti pubblici dipendenti spettasse una quota della parcella solo nel caso della condanna alle spese della controparte soccombente».

Il Tribunale ha riconosciuto che l’articolo «è rispettoso dei profili della verità o, quantomeno, della verosimiglianza (con riferimento alla serialità di parte delle cause in cui il Carrescia ha svolto la difesa e non in tutti i trecento giudizi)». In particolare l’istruttoria ha chiarito che tutte le varie circostanze narrate dall’articolo sono rispondenti al vero, in particolare che Carrescia «fu sottoposto ad arresti domiciliari per trenta giorni e che subì un processo penale conclusosi con l’assoluzione dello stesso, con conseguente reintegra nel posto di lavoro». E, dunque, «le espressioni utilizzate - pungenti nella parte in cui si parla di “sprechi”, “costo record”, “stranezze” e “paperone della sanità pugliese” - non sconfinano nell’aggressione morale ai danni dell’attore né si collegano a vicende personali del Carrescia di scarso interesse pubblico. Tali espressioni sono, invece, strettamente correlate ad una attività giornalistica di inchiesta sui costi della Sanità in Puglia e alla modalità di spesa del denaro pubblico: il giornalista, in altri termini, ha criticato la vicenda riguardante il Carrescia e le somme di denaro allo stesso riconosciute in virtù della serialità del contenzioso, dell’applicazione di un regolamento che ha senz’altro fatto lievitare i costi sostenuti dall’amministrazione per attività legale; non da ultimo, la critica giornalistica ha posto in luce che tali incarichi sono stati conferiti ad un soggetto, il Carrescia che, benché assolto - e l’articolo ne dà atto - sia stato coinvolto in vicende interne alla Asl per cui sono stati aperti procedimenti penali».

Va detto che per lo stesso articolo anche il giudice monocratico penale del Tribunale di Bari, Anna Perrelli, aveva assolto Scagliarini (avvocati Michele Laforgia, Andrea Di Comite e Paola Avitabile - studio Polis) dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa «perché il fatto non sussiste», anche in questo caso su querela presentata da Carrescia. Si attendono le motivazioni della sentenza.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione