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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 21:31

L'omicidio a Bari Palese

«Ero io su su quella bici
ma non ho ucciso la signora»

L'albanese fermato respinge le accuse

«Ero io su su quella bicima non ho ucciso la signora»

Quell’uomo con la tuta blu e le strisce bianche che domenica 13 novembre passeggiava sul lungomare di Palese è proprio lui. Non lo sostengono solo gli inquirenti che con pazienza e professionalità hanno vivisezionato le immagini, solo alcuni tra gli indizi raccolti dagli agenti della Squadra mobile al termine dell’indagine lampo. È stato lui stesso ad ammettere la propria presenza non lontano dal luogo del delitto proprio nel lasso di tempo in cui è stato commesso. Salvo poi respingere le accuse: «L’uomo sulla bici ripreso dalle telecamere sono io, ma non ho ucciso la signora Rosa Maria Radicci».
Si possono sintetizzare così i passaggi più salienti dell’interrogatorio investigativo cui ha deciso di sottoporsi il 29enne albanese Ogert Laska accusato di avere ucciso la donna di 71 trovata senza vita nella sua villa a Palese dopo essere stata strangolata e incappucciata con una busta della spazzatura.
Una mossa a sorpresa quella del pm Lucina Silvestris, titolare del fascicolo che ha interrogato l’uomo in carcere. Una scena che si ripeterà questa mattina, sempre dietro le sbarre, davanti al gip del Tribunale di Bari Gianluca Anglana per l’udienza di convalida del fermo.
Assistito dal suo difensore, avvocato Tiziana Sangiovanni, l’ex lavapiatti della pizzeria di Bari Vecchia, formalmente intestata a suo cognato, ma di fatto gestita da Domenico (Mimmo) Minafra, figlio della vittima, ha ritenuto di sottoporsi alle domande del magistrato inquirente. Stando alla sua versione dei fatti (sta alla Procura, naturalmente e anche al giudice valutane l’attendibilità), l’uomo quella mattina passeggiava in bici per il quartiere, su e giù, proprio nei pressi della villetta in cui abitava la donna. Perché?. Dopo il suo licenziamento («allontanamento», per dirla con le parole di Minafra intervistato a caldo per avere un suo commento dopo il fermo del presunto responsabile dell’omicidio di sua madre), l’albanese stava facendo un giro in zona alla ricerca di lavoro. Un sondaggio tra i bar e ristornati della zona per sapere se c’era chi avesse bisogno di personale. A quanto è dato sapere, però, nessuno dei titolari delle attività commerciali lo avrebbe riconosciuto, ma su questo aspetto gli accertamenti non sono ancora terminati.
Su una circostanza Laska, accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, ha provato a sgomberare il campo dagli equivoci: «Non l’ho uccisa io». L’uomo, con precedenti penali era stato fermato dalla Polizia martedì sera dalla polizia perché gravemente indiziato del delitto. Stando alle indagini, avrebbe ucciso per una vendetta «trasversale» dopo essere stato licenziato: colpire il figlio, uccidendo la madre di questi. Ha un regolare permesso per vivere in Italia, è sposato e padre di due figli, ma viene descritto come un uomo dal carattere irascibile. È stato rintracciato dagli agenti nel porto di Bari, al rientro dall’Albania che aveva raggiunto il 17 novembre, quattro giorni dopo il delitto. Gli investigatori presumono che fosse tornato per stare accanto a moglie e figli per portarli, poi, di nuovo con sé in Albania.
Nel provvedimento di fermo emesso dalla magistratura barese si legge che la sorella del titolare della pizzeria (un albanese), moglie del presunto omicida, parlando al telefono con la madre in Albania riferisce che il marito le aveva confessato «di avere ucciso la madre del titolare», e questo proprio nel giorno in cui la donna era stata assassinata.
Poi il 29enne sarebbe fuggito in Albania per paura di ritorsioni da parte del figlio della donna uccisa. Laska avrebbe anche tentato il suicidio mandando alla moglie (che nel frattempo aveva preso le distanze da lui) alcune foto in cui mostrava le mani tagliate. Il giovane avrebbe riferito anche ad alcuni parenti albanesi di aver ucciso una donna anziana a Bari. Immagini, dunque, ma anche intercettazioni e testimonianze, in attesa dell’esito sugli accertamenti sul Dna recuperato tra le unghie della vittima. [g. l.]

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