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Martedì 21 Novembre 2017 | 09:18

i funeraIi della 17enne morta a S. Giorgio

Nel rombo delle motociclette
c'è l'ultimo bacio a Jasmine

Nel rombo delle motociclette  c'è l'ultimo bacio a Jasmine

di ANNADELIA TURI

BARI - «Anche se non sarai più presente fisicamente su questa terra, resterai in eterno nei nostri cuori e pensieri. Le porte del paradiso si sono aperte per accogliere un angelo speciale e splendido come te, Jasmine». Poche righe scritte in stampatello su un foglio bianco adagiato su un fascio di rose bianche. Frasi piene di dolore. Sono quelle degli amici più cari di Jasmine. Insieme a quel fascio di fiori ce ne sono tanti altri. Rose, girasoli, gigli, tutti dedicati a Jasmine. Una ragazza di 17 anni piena di vita e con tanti sogni che avrebbe voluto realizzare. Desideri che si sono spezzati domenica sera, quando il suo cuore ha smesso di battere sulla tangenziale, all’altezza dello svincolo per San Giorgio dopo un terribile incidente la cui dinamica resta ancora tutta da chiarire.

Nella chiesa di Santa Rita, a Carbonara 2, ieri, la famiglia ha deciso di dare l’ultimo saluto a Jasmine. Con la mamma, il papà (accompagnato dagli agenti della polizia penitenziaria), la nonna alla quale la ragazza era particolarmente legata e alle quattro sorelle c’erano molti conoscenti e tantissimi amici motociclisti. Occhiali da sole scuri per nascondere le lacrime, volti straziati e sguardi sconcertati.

«Non si può morire così a 17 anni, è un dolore immenso» continua a ripetere una signora mentre cerca con tanta fatica di seguire l’omelia del sacerdote. Sedute ai primi bianchi ci sono la mamma e le sorelle di Jasmine che non staccano neanche un secondo lo sguardo dalla bara bianca ricoperta di rose e gigli bianchi. Sulla bara c’è anche l’inseparabile giacca da «biker» che Jasmine indossava quando andava sulla moto e una sua fotografia. Un’immagine di Jasmine spensierata, con i lunghi capelli e il suo splendido sorriso. «So che nei vostri cuori ci sono tante domande – spiega nell’omelia il parroco don Mimmo Fornarelli – sono sicuro che il tempo sarà in grado di darci le risposte. Risposte che Jasmine ha già ricevuto perché ora è al cospetto di Dio, dinanzi al quale tutti ci presenteremo alla fine di questo pellegrinaggio terreno».

In un clima composto ma segnato dal profondo dolore la celebrazione religiosa sta per terminare. Prima dell’uscita del feretro dalla chiesa sale sull’altare una delle sorelle di Jasmine per leggere una lettera. «Scusami sorellina se qualche volta ti ho fatto piangere. Da piccola volevi uscire con me e io non volevo perché avevo il timore che andassi a raccontare tutto a mamma. Se si potesse tornare indietro oggi ti porterei ovunque… Non ti dimenticherò mai, piccola principessa. Odiavi le mie prediche ma per te ero la sorella buona che te la dava sempre vinta. Ci chiamavano le sorelle Giordano soprattutto ora che c’eravamo ritrovate e non volevamo più separaci. Non basterà voltare pagina perché per me resterà una ferita profonda. Mi piace pensare che non sei lontana, ma che se sei solo nella stanza accanto. Da lassù resta accanto alla mamma che ne ha bisogno».

Infine, il feretro esce dalla chiesa: ad aprire il corteo Giuseppe, il cugino di Jasmine, a bordo di una moto, quella che la ragazza sognava un giorno di avere. Poi la bara bianca si ferma davanti ai suoi amici bikers. Tutti accendono le moto. Parte un lungo applauso mentre in cielo volano palloncini bianchi. «Gli angeli hanno due ali in paradiso, due ruote sulla terra. Buonanotte miss biker».

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