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Bari

E il Comune rende legittimo
il secondo palazzo di giustizia

Approvata la variante che trasforma la destinazione dei suoli

E il Comune rende legittimo il secondo palazzo di giustizia

di FRANCESCO PETRUZZELLI

BARI - La decisione segna un punto importante in una vicenda che ha del paradossale: amministrare la giustizia in un immobile urbanisticamente non a norma. La giunta comunale corre ai ripari sul futuro del Palagiustizia di via Nazariantz, il complesso dell’Inail sorto nel cuore del Libertà con vista cimitero e con una destinazione d’uso non conforme. Dopo anni di attesa approda in consiglio comunale la variante che trasforma quei suoli da «aree per i servizi alla residenza» ad «aree ad uso delle attrezzature di servizio pubblico a carattere regionale o urbano» cancellando di fatto un’anomalia: aver dato casa alla giustizia su suoli con vocazione di quartiere. Come se fascicoli, dibattimenti e processi fossero solo una questione di vicinato e di residenti.

Sulla sanatoria c’è già il via libera del I Municipio che con un emendamento ha liberato il campo da ogni dubbio sancendo che quella variante «sia solo ad uso esclusivo degli uffici giudiziari». Una precisazione non di poco conto che mette al riparo l’amministrazione comunale da futuri e possibili utilizzi impropri della struttura una volta decadute le esigenze degli uffici giudiziari (destinati a trovare spazio nel polo unico delle ex casermette Milani e Capozzi a Carrassi) e con l’impegno di rimuovere questa nuova variante una volta liberata la struttura. La giustizia torna quindi sui binari temporanei della conformità, dopo una serie di procedimenti – l’ultimo un anno fa – emanati dalla ripartizione Urbanistica del Comune per inibire l’utilizzo delle aule dibattimentali perché urbanisticamente fuori legge.

Di «passo concreto verso la soluzione di uno dei più delicati grovigli istituzionali della città» parla Antonio Decaro, rilanciando l’idea del polo unico della giustizia dopo l’intesa raggiunta con il Governo. «Tutti gli attori istituzionali – spiega il sindaco - concordano sulla soluzione di indirizzare le energie verso la realizzazione di un unico polo giudiziario. Proprio in questi giorni ho chiesto formalmente al tavolo di coordinamento per l’esecuzione del Patto della Città metropolitana di avviare lo studio di fattibilità per la realizzazione del polo nelle aree demaniali delle due caserme dismesse». Lo studio sarà infatti finanziato con i 300mila euro inseriti nell’assegno staccato dal premier Renzi a maggio scorso nelle stanze della ex Provincia (il famoso «patto del panzerotto») e consentiranno all’Agenzia per la Coesione territoriale di dare mandato a Invimit (società del Ministero dell’Economia e delle Finanze) di procedere con l’elaborazione del piano finanziario e di gestione. Le ex casermette, collocate tra viale Falcone e Borsellino, via Alberotanza e via Conte Giusso, saranno infatti riqualificate per ospitare un’unica sede della giustizia, attualmente dislocata in vari punti della città come un arcipelago. Verrebbe quindi meno anche il palazzo di Giustizia di piazza De Nicola, che il Comune vuole trasformare in uffici e ripartizioni assessorili per non svuotare di funzioni il quartiere Libertà. I lavori di ripristino e adeguamento della Capozzi e della Milani potrebbero essere finanziati – si parla di circa 90-100 milioni – anche attraverso l’intervento dei privati e con lo strumento del project financing. Tempi certi non ce ne sono, meglio quindi sanare temporaneamente e subito l’attuale Procura di via Nazariantz per evitare che i procedimenti sanzionatori vadano avanti e che gli uffici giudiziari si ritrovino improvvisamente per strada. «La variante – commenta l’assessore all’Urbanistica, Carla Tedesco - punta a risolvere provvisoriamente l’annosa questione della collocazione dell’immobile di via Nazariantz in un’area con destinazione urbanistica non compatibile con le funzioni insediate, nelle more della realizzazione di un unico polo giudiziario».

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