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Pendolari su treni e bus
come nei carri bestiame

Fse: si viaggia nel corridoio. Trenitalia, svenuta una studentessa

Pendolari su treni e bus come nei carri bestiame

di Carmela Formicola

La ragazza è svenuta dopo aver viaggiato in piedi per tutto il tempo. Era salita a Bisceglie. Posti a sedere? Trovarne uno, sui convogli di Trenitalia che da Barletta scendono a Bari, sarebbe un miracolo, almeno nelle prime ore del mattino. I viaggiatori che salgono a Molfetta o a Giovinazzo cominciano a farsi il segno della croce già sul marciapiede lungo i binari. Si viaggia l’uno addosso all’altro, in piedi, strattonati, senza respiro, senza sicurezza. Senza dignità. È l’effetto del limite di 50 chilometri orari, in vigore dal primo ottobre, imposto dall’'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie sulle tratte ferroviarie a binario unico e prive del sistema automatico di controllo della marcia dei treni. Provvedimento adottato dopo la strage del 12 luglio scorso sull’Andria-Corato. Prima il lutto, poi la beffa.

Prima il bus, poi sui binariMolti pendolari hanno trovato formule di viaggio alternative in modo da riuscire a raggiungere Bari in tempo utile per andare a lavorare, seguire le lezioni all’Università, presentarsi per una visita al Policlinico, rispettare qualsiasi tipo di appuntamento. La gran parte dei pendolari del Nord Barese raggiunge a bordo di pullman le stazioni ferroviarie da Barletta in giù per poi proseguire il viaggio sui treni. Trenitalia non ha tuttavia aggiunto vagoni rispetto a quando l’utenza viaggiava in condizioni normali, cioè prima del primo ottobre, e non come su un carro merci, come accade adesso.

Lo svenimentoIeri mattina, dunque, nel girone dantesco del viaggio da Bisceglie a Bari, una studentessa ha cominciato a sentirsi male. «Non riesco a respirare», ha detto tentando di raggiungere l’area delle porte automatiche, nella speranza di prendere aria. Speranza vana. È svenuta dopo la fermata di Palese. «L’abbiamo raccolta mentre stava rovinando a terra - racconta uno dei soccorritori - Se abbiamo segnalato il caso ai vertici di Trenitalia? No, non che io sappia, non certo io: appena arrivato nella stazione centrale ero già in ritardo e sono scappato di corsa in ufficio. Ma, a meno che non decida di farlo lei, molti di noi pensano che sia del tutto inutile fare segnalazioni a Trenitalia. Per quel poco che abbiamo provato a protestare col personale che controlla i biglietti, ci siamo sentiti rispondere: siamo nelle vostre stesse condizioni».

E la «mobilità sostenibile»?Già, perché sentirsi come sulle leggendarie corriere del Sud America, non è piacevole nemmeno per gli stessi dipendenti. Roba da terzomondo. Roba da dopoguerra. Vagli a parlare di territori smart o di mobilità sostenibile, di alta velocità e alta capacità, alle migliaia di persone che ogni giorno fanno i conti col delirio dei trasporti pubblici in terra di Bari: tu gli parli del futuro, loro vivono nel passato.

Da Martina Franca, tutti in piedi «È così ogni lunedì e martedì: si viaggia in piedi. Un giorno io stesso ho chiesto all’autista: ma se ci ferma la polizia lei non passa un guaio? E quello mi ha risposto: preferisce che lasci a terra tutta questa povera gente?». Succede sull’autobus delle 6 e 20 del mattino che da Martina Franca raggiunge Bari. È la storica linea elettrificata delle Ferrovie del Sudest, le ferrovie degli scandali, dei ritardi e dei viaggiatori inferociti. Anche da queste parti il limite dei 50 chilometri orari ha prodotto lo spostamento di numerosi viaggiatori dai treni agli autobus. Il risultato è che di buon mattino decine e decine di persone viaggiano in piedi, una nell’altra, lungo il corridoio. Aggrappati ai vani portabagagli o a qualsiasi elemento utile per puntellarsi. Viaggiano in bilico, pregando il Cielo che nessuna frenata brusca, nessun tamponamento, nessun dosso particolarmente insidioso, si frappongano tra la necessità dello spostamento e la loro incolumità fisica. «Deve prima scapparci il morto - chiede un nostro lettore, dirigente di un ufficio pubblico a Bari - prima che qualcuno si accorga di questa vergogna?».

Nuovi orari, vecchio caosIeri mattina, oltre tutto, i pendolari si sono ritrovati a gestire un ulteriore caos: i vertici delle Ferrovie Sud Est hanno cambiato nuovamente gli orari. Lo hanno fatto per la seconda volta in meno di un mese. E per la seconda volta senza alcuna comunicazione preventiva. Così ieri molte persone si sono ritrovate a gestire il disordine, l’ansia e la rabbia. Un annuncio dell’ultim’ora delle Fse ha rimandato per la consultazione dei nuovi orari al sito internet delle stesse Sudest, sito che - ma va? - almeno in mattinata, non era ancora stato aggiornato. È scattata così la solidarietà tra malcapitati: qualcuno è riuscito a farsi dare da un capostazione il foglio con i nuovi orari e lo ha quindi fatto circolare sulle piattaforme social.

Terzomondo - Nel frattempo un guasto tecnico alla stazione di Mungivacca ha prodotto la soppressione di numerose corse. E c’è chi, ieri pomeriggio, ha dovuto viaggiare sulla tratta da Bari a Taranto su autobus obsoleti. Sulla pagina facebook «Ferrovie del Sud Est, la voce dei viaggiatori», dove molti pendolari diffondono informazioni di servizio (e svariate proteste contro il sistema di trasporto pubblico), un utente ha scritto: «Grazie ferrovie sud est di averci fatto viaggiare su un autobus del dopoguerra da Bari a Taranto... Mi raccomando, domani fateci viaggiare in diligenza coi cavalli».

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