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Lunedì 20 Novembre 2017 | 01:28

L'inchiesta

L'Arca e i furbetti del canone, i più «allergici» sono i meno poveri

Oltre 78 milioni di morosità dell'agenzia della casa: non solo abitazioni, ma anche locali commerciali

L'Arca e i furbetti del canone, i più «allergici» sono i meno poveri

È roba che fa sobbalzare perfino un elefante: la morosità totale nei cofronti di Arca centrale, l’Agenzia di Bari e Bat per la casa e l’abitare, è pari a 78,5 milioni di euro. Basterebbe il recupero di meno della metà del tesoro mancante per dare un tetto alla platea di sfrattati e di senzatetto che s’ingrossa giorno dopo giorno. Vecchia questione, mai risolta, questa del giro di vite contro i furbetti del canone. Sale il sangue agli occhi a leggere la graduatoria divisa per fascia di reddito: i più morosi sono i meno poveri. Non solo. Trovi anche altri che non t’aspetti. Come i commercianti. Che hanno goduto di assegnazioni di locali commerciali a canoni superstracciati. La piaga della «bolletta» non pagata, poi, non ha quartiere. Anzi, è un cancro che ha metastasi peggiori più nei capoluoghi che nei centri di provincia. È un bubbone a Bari, San Paolo e Enziteto compresi (meno nelle ex frazioni) e dilaga in tutte e tre i capoluoghi della Bat, Andria, Barletta e Trani. Andiamo per ordine.
MALI ANTICHI NUOVI RIMEDI Non c’è bilancio, nella storia dell’Arca (si chiamava Istituto case popolari e fu costituito con drecreto reale di Vittorio Emanuele III il 7 giugno 1906) che non abbia riportato la voce morosità. Così come va dato atto che negli ultimi anni la percentuale di denaro recuperato attraverso le ingiunzioni di pagamento è via via aumentata. Ma 78,5 milioni di euro (78.447.860,88, a voler spaccare il capello) non sono noccioline. C’è chi sta peggio, come l’Arca di Napoli, per esempio. Ma la consolazione per non essere gli ultimi della fila serve a poco. Ne è convinto l’attuale vertice dell’Agenzia, vertice guidato dall’ amministratore unico Giuseppe Zichella e dal direttore generale Sabino Lupelli . Uno degli ultimi provvedimenti è aver definito la bozza del «regolamento per la definizione in fase amministrativa delle posizione debitorie». Lupelli ha anche incardinato nel settore amministrativo dell’Agenzia di via Crispi un ufficio specifico per il recupero credito e il monitoraggio dei pagamenti. Non si poteva farlo prima? E soprattutto, avrà efficacia, visto che fin qui il recupero credito è avvenuto a colpi di raccomandate e di sanzioni solo annunciate?
Certo, i 78,5 milioni sono forse il frutto di una politica degli occhi chiusi che va avanti da anni. Ma anche il risultato di residui attivi. Spieghiamo: sono tanti i proprietari che negli anni si sono succeduti nello stesso alloggio. Per cui emerge che per quell’abitazione o locale c’è una morosità pendente che deriva da proprietari magari deceduti. Come dire: c’è una morosità di bilancio, i 78,5 milioni, e una morosità reale, riferita ai canoni «bollettati» di ricente. Il «bollettato», fanno sapere dall’Arca, non sembra avere cifre così gravi. Ciò non toglie che all’appello manchino 78,5 milioni di soldi pubblici. Soldi dovuti. E di tutti. Un tesoro. Da reinvestire, una volta recuperato.
commercianti in bolletta Il 97% della morosità, 12.177 casi, riguarda gli alloggi. Ma c’è un 2,3% che interessa i locali commerciali. Ora, ciò che indigna è che la morosità media dei commercianti, pari a 9.176 euro, è maggiore di quella degli assegnatari di alloggio, pari a 6.260, sia pure quest’ultima incida per 76,2 milioni sul totale dei 78,5 (vedi grafico numero 1).
fesso chi paga? La classifica per fasce di reddito svela la verità più difficile da digerire. In termini numerici, la densità maggiore di morosi si annida tra gli assegnatari che hanno un reddito annuale compreso tra zero e 7mila e 800 euro: è una platea classificata come «fascia 2», costituita da 3.750 casi, e che deve restituire all’Arca un totale di 19,8milioni. Salendo di fascia e quindi di reddito, la morosità totale diminuisce. Logico: più si guadagna più è facile sdebitarsi e pagare il canone. Ma questo è vero fino a un certo punto e cioè si verifica dalla «fascia 3» (reddito da 7.801 a 10.400 euro) alla «fascia 5» (reddito da 13.001 a 16.250 euro). Le cose cambiano per la «fascia 6», quella che comprende 1.944 casi di assegnatari il cui reddito annuale è compreso tra i 16.251 euro e i 30.500 euro all’anno. Sicuramente meno poveri dei colleghi della «fascia 2» ma anche i più allergici al pagamento del canone. Sono loro che devono restituire di più degli altri: 23,4 milioni (vedi grafici numero 2 e 3). Ad essere più precisi, tra i 1.944 meno poveri, 207 hanno una morosità per oltre 30.000 euro; 539 una morosità compresa tra 10.000-29.999 euro; 268 tra i 5.000-9.999 euro. I più devono tanto. E questo induce anche a fare cattivi pensieri. Non è che dopo controlli rigorosi scopriamo che nella «fascia 6» oltre al più alto numero di morosi si cela anche il maggior numero di «abusivi», cioè di assegnatari che non hanno o che hanno perso il requisito all’assegnazione dell’alloggio?
ATLANTE NEROBari incide per il 44,9% sulla morosità totale. Ma è anche vero che a Bari si concentra il 47% dell’intero patrimonio Arca. E questo spiega perché la morosità media sia di poco superiore a quella riscontrata in altri Comuni e Province.
Soprende di più la fotografia della Bat. Ad Andria 982 morosità su 1.571 alloggi (7.90% di tutto il territorio Arca); a Trani, 318 su 429 alloggi (2,75%). Anche Barletta registra un indecoroso 4.81% (686 casi su 1580 alloggi) . Per non parlare di Poggiorsini dove sono registrati 47 morosi su 53 alloggi, quasi la totalità. Non che nei centri dell’hinterland le cose vadano meglio. Bitonto registra 297 morosi su 493 assegnatari (vedi grafico numero 4).
C’è un dato che la dice lunga sui territori dove il recupero della morosità s’annuncia tanto urgente quanto difficile: ed è la morosità media. A Bari città, per esempio, è inferiore (6.600 euro) rispetto a Ceglie e Torre a Mare (più di 11mila euro), ma anche rispetto a Turi (9.764) Altamura (8.100 euro) e Modugno (8.099).

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