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Venerdì 24 Novembre 2017 | 04:42

Oltre ai 3,8 di ieri

Inchiesta Ferrovie Sud Est
le richieste di sequestro
ammontano a 31 milioni

Pendono da quasi 13 mesi. Le sta valutando il giudice Annachiara Mastrorilli

Sud Est, Delrionomina i commissari

BARI - Pendono da quasi 13 mesi una richiesta di sequestro per equivalente pari a 14,8 mln di euro e un’altra di sequestro preventivo per 16,2 mln avanzate dalla Procura di Bari (totale 31 mln) nei confronti dell’ex amministratore unico di Ferrovie Sud Est Luigi Fiorillo, nell’ambito del procedimento penale sulla presunta truffa dei vagoni. Il giudice che da oltre un anno le sta valutando, Annachiara Mastrorilli, è lo stesso che dovrà convalidare entro dieci giorni il provvedimento d’urgenza con il quale ieri sono state sequestrate a Fiorillo due polizze vita per 3,8 mln totali dopo una denuncia di Bankitalia che ha scoperto lo smobilizzo.

La questione di una richiesta di sequestro a firma del pm Isabella Ginefra, risalente al maggio 2015, è spiegata nel provvedimento di sequestro d’urgenza delle due polizze. Il pm, nel ripercorrere le tappe dell’inchiesta - attualmente in udienza preliminare per i rinvii a giudizio - rileva infatti che Fiorillo avrebbe avuto «interesse a monetizzare le polizze onde poter entrare in possesso e, quindi, occultare somme, proventi di reato, dal sequestro ancora pendente».

Della vicenda - che per il presunto danno erariale alla Regione Puglia è costata a Fiorillo un altro sequestro conservativo di beni per 6 milioni di euro - si tornerà a discuterà lunedì prossimo, durante l’udienza preliminare. Secondo la Procura 27 treni acquistati da Fse, pagati 93 milioni di euro e interamente finanziati dalla Regione Puglia, sarebbero costati 12 milioni in più, con relativa truffa all’ente. Altre 25 carrozze ristrutturate sarebbero poi state pagate 22 milioni 500mila euro, il doppio - ritiene l’accusa - del valore di mercato dei vagoni.

Ancora in fase di indagini è il procedimento affidato ad un pool di cinque magistrati baresi su sprechi e consulenze d’oro che avrebbe portato la società al quasi dissesto per debiti accumulati oltre i 300 milioni di euro, ora nelle mani di una gestione commissariale che ha avviato un piano di risanamento.

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