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Sabato 18 Novembre 2017 | 00:12

sequestro beni a Bari

Dipendente del Policlinico
vendeva droga a domicilio
durante le ore di lavoro

Dipendente del Policlinico vendeva droga a domicilio durante le ore di  lavoro

BARI - I militari del comando provinciale della Guardia di finanza hanno eseguito a Bari un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia finalizzato al sequestro di beni mobili e immobili nei confronti di Domenico Sifanno, di 38 anni, dipendente del policlinico di Bari, tratto in arresto nel 2015 nell’ambito dell’operazione «Take away» per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti che vendeva, consegnando a domicilio i vari quantitativi di droga, anche durante i turni di lavoro. L’uomo è stato condannato per direttissima dal Tribunale di Bari.

Nei suoi confronti, l’attività conclusa oggi ha previsto il sequestro delle sue disponibilità bancarie, di beni mobili e immobili, per circa 500.000 euro; per gli inquirenti frutto di guadagni illeciti accumulati nel tempo. Un sequestro che scaturisce da indagini svolte nel 2014 e 2015, dagli uomini del Nucleo polizia tributaria di Bari, in relazione al monitoraggio e alla ricostruzione (con telecamere nascoste e intercettazioni audio-video) di numerose cessioni di cocaina a clienti; assuntori abituali e non. Le indagini hanno accertato che la cessione di droga era continuativa e compiuta anche a domicilio: Sifanno, dipendente del Policlinico, spacciava durante le ore di lavoro. L’uomo era addetto alla postazione di sorveglianza del reparto di Otorinolaringoiatria universitaria che abbandonava in modo sistematico.

Il rilevatore elettronico marcatempo, con riferimento al calcolo degli orari di entrata e uscita, è stato eluso in modo costante da Sifanno che ora dovrà anche rispondere di interruzione di pubblico servizio, falso e truffa aggravata, ai danni dell’ente ospedaliero. Dall’incrocio dei dati acquisiti nel corso delle indagini, i finanzieri hanno annotato che, su circa 100 giornate lavorative, per 90 volte, il pusher si è allontanato dal proprio posto di lavoro, determinando un danno all’ente pubblico, per il disservizio ed economico, pari a circa 4.000 euro per emolumenti corrisposti e per ore di straordinario non dovute; quantificate in circa 221 ore di assenza.

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