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Venerdì 24 Novembre 2017 | 10:35

I poveri potranno saldare le tasse lavorando gratis per il Comune

di FRANCESCO PETRUZZELLI

Non saranno ammessi i «paperoni» né tantomeno i furbetti. Alla terza assenza di fila, non motivata, scatterà subito la decadenza. E addio al saldo del tributo. Che non avverrà in contanti, ma con semplici lavori di pubblica utilità. Spazzare un giardino, risistemare un immobile pubblico o dare una bella pennellata ai muri sporcati dai writers. Non per ottenere l’iscrizione nell’albo dei cittadini benemeriti, ma solo per saldare le tasse.

Arriva a Bari – seconda città italiana dopo Milano – il baratto amministrativo, il nuovo strumento di partecipazione attiva che consente a cittadini, associazioni e comitati, soprattutto se impossibilitati a pagare le tasse comunali, di saldare il dovuto dando in cambio ore del proprio tempo.

La misura, sperimentale e con una dotazione iniziale di 110mila euro, è stata varata nel corso della lunga maratona di due sere fa del consiglio comunale, a margine della manovra tributaria. Perché accanto ai cittadini che dovranno pagare in contanti o a rate Tasi, Imu o i rincari fino a quasi il 14 per cento della Tari, ce ne sono altri, quelli più bisognosi o in situazioni critiche (cassintegrati, disoccupati e morosi incolpevoli) che ora potranno semplicemente rimboccarsi le maniche per mettersi in regola con i pagamenti.

Il baratto servirà a saldare tributi delle annualità in corso e che ammontino ad almeno 300 euro; i beneficiari dovranno essere maggiorenni, residenti a Bari e soprattutto titolari della posizione tributaria (in sostanza la nonnina che non può pagare la sua tassa dei rifiuti non potrà mandare il volenteroso nipote a ramazzare un giardino).

Dopo un apposito bando di prossima pubblicazione per individuare le aree di intervento e le regole di controllo, il Comune stilerà una graduatoria dove avranno priorità i partecipanti con reddito Isee non superiore ai 20mila euro e con particolari situazioni familiari (presenza di 3 o più minori, di un disabile a carico o improvvisa contrazione economica per perdita del lavoro, decesso o malattia dell’unico percettore di reddito in famiglia).

E accanto ai casi più disperati potranno esserci anche quei cittadini che, pur essendo in una buona situazione economica, decidono di barattare le proprie tasse.

Ogni ora prestata sarà quantificata nella tariffa di 10 euro (9 per il tributo e un euro per gli oneri assicurativi).

In ogni caso non potranno partecipare cittadini che hanno un contenzioso con il Comune o con precedenti penali legati a reati di mafia e terrorismo.

«Il baratto amministrativo è una sperimentazione – spiega l’assessora al Bilancio e ai Tributi Dora Savino - che promuove la partecipazione alla valorizzazione del bene pubblico e concilia l’obbligo del pagamento delle imposte comunali con le disponibilità economiche del nucleo familiare, per assicurare allo stesso, la possibilità di preservare le proprie risorse per i bisogni primari. Questo è un ulteriore strumento per andare incontro anche alle famiglie in difficoltà economiche».

Esultano anche i consiglieri comunali Cinque Stelle. «Siamo stati i primi a lanciare l’idea – spiegano i “grillini” Sabino Mangano e Francesco Colella –. Dopo la stangata sulla Tari confezionata dal sindaco e dalla sua giunta, almeno permettiamo ai baresi di saldare diversamente le proprie tasse. E ci sembrava inutile il limite del reddito Isee sino a 20mila euro. Per questo è stato tolto consentendo la partecipazione al bando di più cittadini».

Critiche impietose piovono invece dal centrodestra.

«Una legge statale bellissima e pensata per stimolare la cittadinanza attiva – attacca Giuseppe Carrieri di Impegno Civile, arrivato in consiglio comunale con una quarantina di emendamenti – che è stata trasformata a Bari nell’ennesimo strumento per batter cassa. Meno male che alcuni emendamenti votati hanno reso meno osceno questo regolamento sul baratto amministrativo».

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