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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 15:58

Bari

Agente immobiliare ucciso
L'indagato: non sono stato io
Perito: è un narcisista

Per la prima volta da quando è detenuto, Roberto Perilli parla dell’omicidio del suo ex collega, l’agente immobiliare Giuseppe Sciannimanico, ucciso al rione Japigia di Bari il 26 ottobre 2015

Roberto Perilli

Roberto Perilli

BARI - «Di certo non sono stato io...poi non so se qualcuno ha preso decisioni sentendomi magari parlare...o magari la vittima è stata spocchiosa, l’ambiente è quello...non sono tutti come me che sapevo come trattarli». Per la prima volta da quando è detenuto, Roberto Perilli parla dell’omicidio del suo ex collega, l’agente immobiliare Giuseppe Sciannimanico, ucciso al rione Japigia di Bari il 26 ottobre 2015.

Del delitto Perilli risponde in qualità di mandante, mentre l’esecutore materiale - stando all’ipotesi accusatoria - è il pregiudicato Luigi Di Gioia (anche lui in carcere). Queste dichiarazioni sono contenute nella perizia psichiatrica a firma di Roberto Catanesi, disposta nell’ambito di un incidente probatorio, che definisce l’indagato capace di intendere e volere, sottolineandone la «personalità narcisistica».

È lo stesso Perilli a definirsi «invincibile, un vincente», ma «solitario e scortese», un «ragazzo invidiato, dal nulla mi sono costruito una posizione, ho girato il mondo, ho avuto un sacco di ragazze, e anche tanti soldi», ma pochi amici, «solo compagnie», intese «come strumento per raggiungere un obiettivo, dunque mezzo di utilità sociale».
Stando alla ricostruzione fatta dagli investigatori della squadra mobile, coordinati dal pm Francesco Bretone, movente del delitto sarebbe stato la nuova attività imprenditoriale che la vittima stava avviando sul quartiere Japigia, una agenzia immobiliare Tecnocasa a pochi isolati da quella di Perilli, che avrebbe potuto compromettere i suoi affari. Perilli ammette infatti che «più della metà dei suoi affari sarebbero transitati nella nuova agenzia», e di questo si era lamentato con «persone appartenenti al mondo delinquenziale» conosciute nel punto-scommesse accanto alla sua agenzia e che Perilli frequentava. Descrive Japigia come un quartiere «popolare e delinquenziale che mi esasperava», rivelando di aver avuto anche difficoltà economiche «a pagare il pizzo che, come tutti, ero costretto a versare». Ammette anche «di aver dato a volte le chiavi di qualche suo appartamento ad alcune di queste persone, in cambio di aver ricevuto servizi di protezione».

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