Lunedì 25 Giugno 2018 | 16:01

I bilanci degli ospedali

Le Asl hanno perso 250 milioni
Puglia salvata dal «tesoretto»

I conti 2015: le riserve della Regione superano il «rosso», non serve altra manovra

Le Asl hanno perso 250 milioni  Puglia salvata dal «tesoretto»

di Massimiliano Scagliarini

BARI - Anche nel 2015 le aziende sanitarie pugliesi hanno bruciato oltre 250 milioni di euro. Ma la buona notizia è che, grazie a un «tesoretto» formato dai proventi del payback e dalla garanzia dello Stato sui danni per le emotrasfusioni, a livello economico la Regione non perderà nulla: anzi, i 75 milioni di coperture appostati nel bilancio autonomo non dovrebbero nemmeno essere utilizzati per intero.

I bilanci delle Asl vanno approvati entro il 30 aprile. Ma già da alcuni giorni sono stati predisposti i conti economici «ministeriali», trasmessi ai collegi sindacali e alla Regione che la prossima settimana provvederà al riparto definitivo delle risorse relative al 2015. La tesoreria sanitaria accentrata infatti mantiene una «riserva» che viene erogata a fine anno, su base capitaria (il numero di abitanti). Nel tesoretto ci sono appunto 113 milioni rinvenienti dal meccanismo di payback (i soldi restituiti dalle case farmaceutiche) per gli anni 2013-2014, cui si aggiungono circa 35 milioni recuperati dalla «scontistica» sui farmaci ad alto costo. Altri 30 milioni sono invece il risparmio sui risarcimenti agli emotrasfusi, che la legge di Stabilità da quest’anno ha posto a carico dello Stato. Il totale fa, appunto, poco meno di 200 milioni. Se le perdite grezze riportate nella tabella fossero confermate - ci potrà essere uno scostamento, ma non in termini significativi -, per ottenere il pareggio basteranno circa 50-60 milioni, meno dunque dei 75 appostati nel bilancio regionale autonomo.

Il dato delle perdite grezze è comunque in chiaroscuro. È sicuramente confortante che le coperture eccedano il disavanzo: significa che in sede di manovra di assestamento non sarà necessario rimettere le mani nelle tasche dei pugliesi. Ma, d’altro canto, la cifra negativa di 250 milioni è anche una spia del fatto che i risparmi di spesa, sempre annunciati e sempre attesi, faticano a produrre i loro effetti. Certo, da un lato ci sono le spese impreviste, come possono esserlo appunto quelle per il farmaco anti-epatite: a 70mila euro a dose (prezzo peraltro fissato in sede ministeriale), è una voce in grado di far saltare l’intero sistema sanitario nazionale. La sola Asl di Bari ha dovuto spendere circa 10 milioni, altrettanti il Policlinico, 6 la Asl di Lecce: alla fine - al netto del payback - il costo finale per il sistema sanitario potrebbe essere di 20-25 milioni di euro.

D’altro canto, però, gli stessi risparmi richiesti dal governo nazionale faticano a saltare fuori: dalla farmaceutica territoriale (la Puglia è la peggiore d’Italia), alla spesa per beni e servizi su cui - ha annunciato ieri il capo del dipartimento Salute, Giovanni Gorgoni - la Regione sta predisponendo i capitolati e dovrebbe partire a breve con le gare uniche per lavanolo, mense e ausili protesici. Ma per vedere un calo della spesa corrente potrebbero volerci altri due anni.

C’è però un’altra circostanza che avrà un impatto non secondario sulle negoziazioni della Regione a Roma. La legge di Stabilità ha previsto che da quest’anno la copertura delle perdite non possa essere applicata ai bilanci: questo vuol dire, nel caso della Puglia, che il risultato netto della sanità non sarà «zero» ma meno 50 milioni. Il motivo di questa scelta dello Stato è evidente: serve a evitare proprio che le Regioni mascherino le perdite utilizzando soldi che dovrebbero essere destinati ad altro.

Va ricordato che la Puglia è formalmente ancora sottoposta a Piano operativo, e che proviene da tre anni di bilanci sanitari formalmente in attivo (il 2014 si è chiuso con 14 milioni di avanzo). Ma, appunto, le regole di calcolo sono cambiate.

L’appuntamento al ministero per il monitoraggio degli impegni sul Piano operativo è fissato per il 7 aprile. Ma il 30 marzo c’è un’altra scadenza importante, quella dei piani di rientro triennali. La legge li impone da subito per Policlinici e Irccs, mentre per le Asl l’obbligo scatterà nel 2017: la Puglia, però, vorrebbe anticipare. Con i numeri attuali, dal piano di rientro triennale per deficit dovrebbero salvarsi l’Irccs di Castellana Grotte e i Riuniti di Foggia (anche se quel -5,8 milioni è ancora molto parziale). Il Policlinico di Bari, viceversa, sembrerebbe aver superato il limite massimo di 10 milioni di sbilancio tra entrate e uscite. Ma il direttore generale, Vitangelo Dattoli, sta procedendo al consolidamento dei conti, e attraverso partite straordinarie potrebbe chiudere il 2015 con circa 8 milioni di perdite che consentirebbero di evitare un’ennesima stagione di tagli.

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