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Sabato 25 Novembre 2017 | 03:11

Il cemento scadente nei cantieri

Bari, operaio ucciso per sbaglio
familiari parte civile contro clan

Il processo nei confronti di 80 persone: l'organizzazione imponeva il pizzo nei cantieri costringendo ad acquistare materiale non di qualità

Bari, operaio ucciso per sbagliofamiliari parte civile contro clan

BARI - I famigliari di Giuseppe Mizzi, un operaio ucciso per errore a Bari Carbonara il 16 marzo 2011, si sono costituiti parte civile nell’udienza preliminare nei confronti di Antonio Battista, ritenuto il mandante del delitto, e di altri 79 presunti affiliati al clan Di Cosola. Per genitori, fratelli, moglie e figli della vittima, difesi dall’avvocato Egidio Sarno, è il secondo processo perché per l'omicidio sono già stati condannati con rito abbreviato in secondo grado a 20 anni di reclusione i presunti esecutori materiali, Emanuele Fiorentino e Edoardo Bove, e il processo pende attualmente in Cassazione. La posizione di Battista era stata inizialmente archiviata dalla Procura di Bari ma le dichiarazioni della moglie, Lucia Masella, e dello zio, il boss Antonio Di Cosola, entrambi pentiti, hanno consentito di riaprire il caso.

Nell’udienza preliminare iniziata oggi nell’aula bunker di Bitonto , oltre a Battista, sono imputate altre 79 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, traffico di droga e detenzione di armi. Tra queste, anche l’ex capoclan Antonio Di Cosola e sua moglie, accusata insieme con altre donne di essere la cassiera del clan e di riportare agli affiliati gli ordini impartiti dal marito detenuto in carcere. Secondo le indagini dei carabinieri, coordinate dal pm Federico Perrone Capano, gli imputati imponevano ad imprenditori edili l'acquisto di cemento scadente da un’azienda a loro vicina e per questo l’operazione fu chiamata 'Pilastrò, oltre a pretendere 100 euro per ogni slot machine che obbligavano ad installare ai titolari di bar e sale giochi.
Il gup del tribunale di Bari Sergio Di Paola, dinanzi al quale si sta celebrando l’udienza preliminare (si tornerà in aula il 18 marzo), ha inoltre ammesso quali parti civili due società, De.Bar e Di Venere, e l’Ance Bari e Bat, l’associazione dei costruttori edili, rappresentate dagli avvocati Michele Laforgia e Andrea Di Comite.

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